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Retrogusto

Tavolo Unico, l’antidoto alla ristorazione della condivisione

Il ristorante a Busto Arsizio di Massimliano Babila Cagelli ha diverse sale tutte con un solo tavolo, per un’esperienza intima e sartoriale. “Ho creato il ristorante che avrei sempre voluto trovare”, dice lui. Ogni spazio è ricca di opere d’arte di ogni stile, da Renoir a Banksy e la cucina propone un’idea minimalista della tradizione. A al piano terra c’è anche un bistrot

Tavolo Unico

Il nome è a dir poco didascalico: Tavolo Unico è un ristorante dove in ogni sala c’è davvero un solo tavolo. Perfetta per i misantropi, per chi ama l’intimità, per chi non sopporta la tendenza alla socialità e alla condivisione della gastronomia contemporanea. Chi come me ama guardare le altre persone mentre è a cena, anche perché spesso mangia da solo, fa meglio ad astenersi. Ma chi ama invece una proposta sartoriale, troverà pane per i suoi denti nel locale a Busto Arsizio di Massimiliano Babila Cagelli, che lo ha pensato così: «Ho creato il ristorante che avrei sempre voluto trovare».

Nato nel 2021 nella prima sede di via Bellini, Tavolo Unico si è trasferito da poco in viale Ippolito Nievo 7, allargando parecchio il perimetro. Perché definirlo semplicemente ristorante sarebbe ormai riduttivo: nei tre piani convivono cucina, arte, musica, mostre e attività culturali. Con una collezione di 563 opere, oltretutto, non si tratta esattamente di qualche quadro scelto per movimentare le pareti.

Tavolo Unico
Tavolo Unico

Al piano terra c’è il Bistrò, che rappresenta l’anima più informale. Salendo al primo piano si arriva invece al cuore dell’idea originaria: sette sale private, ognuna con un solo tavolo, per un minimo di due e un massimo di dieci persone. La riservatezza è dunque garantita quasi per costruzione. Intorno, opere di Picasso, Renoir, Fontana, Klimt, Dalí, Modigliani, Warhol, Lichtenstein e Banksy trasformano la cena in una specie di visita museale con servizio al tavolo.

Il museo vero e proprio, però, è al piano inferiore: circa 400 metri quadrati destinati a mostre temporanee, concerti, incontri, presentazioni ed eventi. Qui si trova anche il Tavolo Dante, circondato dai lavori di 53 artisti che hanno interpretato la Divina Commedia.

Il rapporto con la cultura prosegue fuori dal normale servizio del ristorante attraverso iniziative dedicate alla città e percorsi per le scuole. Ci sono anche due pianoforti a coda che gli studenti dei Conservatori possono utilizzare. Insomma, l’apparato è consistente.

In mezzo a tutto questo Cagelli continua naturalmente a fare lo chef. La sua cucina parte dalla tradizione italiana e cerca una mediazione tra semplicità e tecnica, con attenzione alla stagionalità e alla riconoscibilità della materia prima. L’idea dichiarata è togliere il superfluo anziché aggiungerlo, proposito che in cucina non è mai scontato. Si può scegliere alla carta oppure affidarsi ai percorsi degustazione, previsti anche nelle versioni interamente vegana e senza glutine.

La nuova Tavolo Unico amplia dunque il progetto senza cambiarne il principio: costruire la serata intorno a pochi ospiti, anzi a un solo gruppo per sala, mettendo insieme cucina e una quantità non trascurabile di arte. L’ambiente vuole conservare un carattere domestico nonostante quadri importanti, museo e sale private; sono ammessi anche gli animali, dettaglio che contribuisce a togliere un po’ di soggezione all’insieme.

Tavolo Unico
Tavolo Unico

Cagelli dice di aver costruito il ristorante che avrebbe voluto trovare. Evidentemente aveva una lista dei desideri piuttosto articolata: sette sale, 563 opere d’arte, un museo, due pianoforti a coda e Dante al piano di sotto. Almeno sul tavolo, però, è rimasto essenziale: ce n’è uno solo.

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