Sarà processato per diffamazione aggravata nei confronti di Geronimo La Russa, figlio del presidente del Senato, Ignazio La Russa, il cantautore e scrittore Roberto Vecchioni. Nessun proscioglimento per lui: avendo ravvisato i presupposti della ragionevole previsione di condanna - spiega il legale di La Russa - il giudice monocratico del Tribunale di Firenze ha disposto il rinvio a giudizio per chiarire la vicenda di alcune dichiarazioni pronunciate da Vecchioni durante il Festival «La Gaberiana» a Firenze, nel luglio 2023.
In quell’occasione lo scrittore raccontò un fatto inedito della sua vita, di quando nel corso di una festa organizzata nel 1997 dalla figlia per i suoi 14 anni nella casa di famiglia a Milano subì piccoli furti e presentò denuncia alla polizia, facendo il nome di Geronimo, presente anche lui alla festa con altri ragazzi. Le riprese della serata furono anche pubblicate sul web. Nel suo intervento al Festival, Vecchioni aveva sostenuto che «uno di quei ragazzi si chiamava Geronimo», senza pronunciare il cognome ma lasciando intendere che si trattasse di Geronimo La Russa. Le forze dell’ordine avevano identificato i partecipanti al party, ma la posizione di Geronimo La Russa venne archiviata per la totale infondatezza della denuncia nei suoi confronti, mentre il processo proseguì nei confronti di altri giovani, accertandone, di alcuni, la colpevolezza. Geronimo La Russa non lasciò passare la cosa e denunciò il cantautore milanese, facendo partire l’inchiesta della Procura fiorentina, che un anno fa citò in giudizio Vecchioni ritenendo che quelle parole pronunciate pubblicamente avessero leso la reputazione di La Russa jr. Il prossimo febbraio comincerà il processo, con rito ordinario, in cui lo scrittore sarà imputato. Pare che nella decisione di non prosciogliere Vecchioni abbia pesato il mancato ritrovamento di alcuni atti di indagine che i difensori avevano consegnato in Procura, oltre un anno e mezzo fa, in occasione dell’interrogatorio dello stesso scrittore. A luglio il giudice aveva rinviato il processo per rintracciare la documentazione, che però risulta ancora smarrita. Si tratta di atti, che all’udienza predibattimentale, per legge, non possono essere depositati dalla difesa, né acquisiti d’ufficio dal giudice. Toccherà dunque ai legati consegnare i file, ancora una volta, all’inizio del dibattimento.
