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Cronaca giudiziaria

Pietralata, i genitori hanno sparato insieme

È stata trovata polvere da sparo sulle mani. Ipotesi figlia addormentata

Un colpo alla testa di ognuno, quattro proiettili in totale. A spiegare tempi e modalità dell’eccidio di Pietralata l’esame autoptico sui corpi di Luca Abbasciano, 42 anni, di Valentina Pambianco, 41 anni, della piccola Bianca, 5 anni, e persino del cane. Uccisi uno dopo l’altro dal capofamiglia dopo aver lasciato scritto le ragioni del loro gesto. Una lettera in prima persona plurale e che descrive bene movente e autori della tragedia. Tanto che fin dalle prime battute l’inchiesta della Procura si indirizza su una decisione comune, di entrambi i genitori.

La conferma arriva dai risultati scientifico balistici: particelle di polvere da sparo non solo sulla mano dell’uomo ma anche sulla donna fanno pensare che a impugnare l’arma e a sparare a Bianca siano stati tutti e due. Resta da capire, e bisognerà attendere gli esami sulle tracce biologiche repertate dai carabinieri oltre

a quelle prelevate sui corpi, se la bambina avesse assunto farmaci, ovvero se papà e mamma l’avevano addormentata prima di toglierle la vita. E se Valentina era cosciente. L’ultimo proiettile calibro 9 Abbasciano se l’è esploso alla tempia, referta il medico legale, professor Vittorio Fineschi de La Sapienza. Finisce così la storia drammatica di una famiglia perbene cominciata quando arriva Bianca.

È il 13 novembre 2020, la piccola nasce di sette mesi e con gravi deficit: paralisi cerebrale, grave ritardo motorio e cognitivo, epilessia. La disperazione per tentare una cura porta gli Abbasciano fino in Messico, a Monterrey, dal dottor José Roberto Trujillo, dirigente di una clinica privata, la Neurocytonix. Viene proposta una terapia sperimentale, due cicli di 28 giorni ciascuno con cellule staminali e uno con Cytotron, una tecnologia basata su radiofrequenza e campi magnetici che avrebbe potuto stimolare

processi di riparazione del tessuto nervoso e rigenerare neuroni. Il terzo viaggio lo effettuano fra il novembre 2025 e il gennaio scorso. Costi elevatissimi, oltre 80mila euro fra trasferimento e terapie (300mila euro spesi in totale) che la famiglia non è più in grado di sostenere. Anche se, racconta un’amica di famiglia, Valentina avrebbe notato dei miglioramenti in Bianca. Prove scientifiche certificate sull’efficacia del Cytotron, va sottolineato, ancora non ce ne sono. Lo sconforto, la mancanza di fondi, la rassegnazione fanno il resto. «Da soli non ce la facciamo» scrivono moglie e marito nella lettera. Una tragedia che ha colpito profondamente Trujillo, all’oscuro delle loro difficoltà finanziarie. «Se avessi saputo, se me ne avessero parlato, avremmo trovato una soluzione», dice.

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