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Trattato da killer: almeno quattro anni prima dei permessi

Nessun beneficio fino al 2031. La semilibertà? Forse nel 2034

Trattato da killer: almeno quattro anni prima dei permessi
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Se lo avessero condannato, anche pesantemente, per duplice omicidio colposo Mario Roggero avrebbe potuto lasciare il carcere in fretta. Perché l’ordinamento penitenziario prevede che «la pena può essere espiata nella propria abitazione quando trattasi di persona che, al momento dell'inizio dell'esecuzione della pena, o dopo l'inizio della stessa, abbia compiuto i settanta anni di età purché non sia stato dichiarato delinquente abituale, professionale o per tendenza». Roggero i settant’anni li ha compiuti da un pezzo, non è un delinquente abituale: per cui i lunghi anni di detenzione che lo attendono avrebbe potuto passarli chiuso nella bella casa di Grinzane Cavour, sulle colline langarole.

Invece è stato condannato per omicidio volontario. E la legge esclude che ai colpevoli di omicidio, qualunque sia il movente del loro delitto, spetti il diritto ai «domiciliari» se hanno più di settant’anni...Di fatto, Roggero da questo punto di vista si ritrova equiparato a un killer di mafia o a uno stupratore di bambini: altre categorie di condannati per cui vale lo stesso divieto.

La conseguenza è che da venerdì pomeriggio, quando è entrato nel carcere di Bollate, l’orefice piemontese è entrato ufficialmente nel percorso - fatto di valutazioni periodiche, di comportamento ma soprattutto di tempo che scorre - che solo dopo quattro gli permetterà di respirare (progressivamente) di nuovo l’aria della libertà. Un percorso durante il quale potrà forse contare sull’assistenza anche di Giulia Bongiorno, responsabile giustizia della Lega, che nei prossimi giorni dovrebbe esaminare l’incartamento, ma segnato da regole precise e inderogabili (tranne che per ragioni di salute, ma allo stato le condizioni di Roggero sono buone).

In sostanza, da oggi Roggero viene preso in carico dall’equipe trattamentale di Bollate guidata da Roberto Bezzi, già da tempo allenata a rapportarsi con detenuti ad alta visibilità medicatica. Sarà Bezzi a seguire l'evoluzione di Roggero. Non sarà facile, perché dal detenuto Roggero ci si aspetta anche una «rivisitazione» del suo vissuto, che lo porti a comprendere il senso della condanna che gli è stata inflitta. E questo, spiegava Bezzi al Giornale poco fa, «è complicato soprattutto per detenuti che si proclamano innocenti». Il piccolo precedente giudiziario di Roggero, l’ammenda patteggiata per avere minacciato il fidanzato violento di sua figlia, nella sua valutazione non entrerà.

Conterà il quotidiano: la partecipazione alle attività, la disponibilità al dialogo. Con un percorso senza intoppi Roggero maturerà il diritto a importanti sconti di pena, 45 giorni ogni sei mesi. E una volta scontato un terzo della condanna potrà cominciare a ottenere i benefici carcerari: i primi permessi premio, l’autorizzazione a lavorare di giorno all’esterno del carcere.

Da lì in poi, un percorso in discesa: arrivato a metà della pena potrà chiedere la semilibertà.

Quando gli mancheranno meno di quattro anni

alla fine della condanna, potrà uscire definitivamente dal carcere e venire affidato ai servizi sociali, come accaduto di recente a un altro ospite eccellente di Bollate, Alberto Stasi.

Ma se ne parla, se tutto va bene, nel 2034.

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