Una scarcerazione, con trasferimento ai domiciliari, e quattro conferme della misura cautelare del carcere. Così ha deciso ieri il gip di Milano, Elio Sparacino, sulle posizioni dei cinque agenti della polizia locale arrestati nei giorni scorsi. A ottenere i domiciliari è l’unica donna e più alta in grado, il commissario Ilenja Sabato, restano invece a San Vittore i colleghi Mattia Rignanese, Denni Dileo, Vincenzo Compagnone e Rosario Piscopo. Il motivo: la 43enne si è dissociata dai suoi sottoposti con «dichiarazioni pienamente confessorie», mentre gli altri hanno continuato a «proteggere il gruppo, non dimostrando alcuna chiara intenzione di dissociarsi da quanto commesso».
I cinque sono accusati di peculato, arresto illegale e falso ideologico in relazione al fermo dello
scorso 16 luglio di un pusher, cui avrebbero sottratto 1.450 euro. Il provvedimento del gip, scritto in quattro pagine, arriva dopo gli interrogatori di garanzia. Tutte le difese avevano chiesto la scarcerazione, il pm Giovanni Tarzia si era opposto. Soddisfatti per la decisione sulla propria assistita sono gli avvocati Giovanni Briola e Susanna Rita Marangoni. Il giudice riconosce alla donna, che era a capo del gruppo, di avere «offerto un’ampia dichiarazione confessoria precisando che tutti gli indagati erano perfettamente a conoscenza delle modalità con cui sarebbe avvenuto l’intervento», cioè l’arresto nel comune di Corsico dove tra l’altro la polizia locale di Milano non può operare. Per il giudice, «per quanto rimangano senza dubbio alcuni elementi da verificare - primi fra tutti l’effettiva estraneità in merito al malfunzionamento della telecamera del circuito
comunale e il comportamento dei superiori con cui si sarebbe interfacciata - tale comportamento dissociativo denota un affievolimento del rischio di inquinamento probatorio». Diversa la posizione degli altri quattro agenti, per i quali il pericolo di inquinamento delle prove resta «elevato». I vigili «hanno offerto dichiarazioni soltanto parzialmente confessorie, in alcuni punti tacendo con tutta evidenza elementi a loro conoscenza nel chiaro tentativo di proteggere gli altri componenti della squadra». Inoltre «con riguardo a diversi elementi oggetto della vicenda hanno riferito di non ricordare interi passaggi nonostante dai fatti sia trascorso meno di un mese».
