londra Il più giovane docente di colore di Cambridge al centro di un caso di plagio si è dimesso ieri. È una storia complicata che sta suscitando molto interesse nel Regno Unito quella del professor Jason Arday, accusato di plagio dal ricercatore americano Nathan Cofnas. L’uomo, che si autodefinisce «realista razziale», era stato licenziato da Cambridge dopo aver affermato che «sotto una vera meritocrazia la gente di colore sarebbe scomparsa da tutte le posizioni lavorative di alto profilo, fatta eccezione per gli sport e l’intrattenimento».
Cofnas aveva raccontato di aver sottoposto il lavoro di Arday a un programma che rivela il plagio trovando molti passaggi copiati, alcuni che comprendevano persino gli stessi errori presenti nella fonte originale. Inizialmente Cambridge aveva definito le accuse contro Arday «una vile campagna per compromettere la sua credibilità». L’Università John Moores di Liverpool, che nel 2015 aveva premiato il suo dottorato di ricerca, aveva aperto un’inchiesta lo scorso anno, ma alla fine aveva respinto le accuse al mittente. Sabato scorso Arday ha rilasciato una lunga intervista al Times in cui ammette di aver commesso degli errori, ma sostiene di non essere un bugiardo. «Da quando sono arrivato qui - aveva dichiarato - è partita una campagna orchestrata per farmi dimettere. Una campagna razzista che si è trasformata nel parafulmine di tutte le critiche alla diversità, all’equità e all’inclusione». Arday ha spiegato che alcuni errori nei suoi primi lavori accademici sono dovuti al suo autismo e che si possono ritrovare anche nei lavori di altri colleghi. «Stiamo parlando di errori accademici però - aveva chiarito - non ho ucciso nessuno. Ritengo che il livello di crudeltà di cui sono stato vittima sia totalmente inaccettabile. Non posso obbligare la gente a credermi, nessuno vive la propria vita tenendo le ricevute per ogni singola cosa che ha fatto».
Ieri dunque, le sue dimissioni con effetto immediato, dopo l’annuncio dato dall’università di Cambridge dell’apertura di un’indagine «in seguito alle nuove informazioni ricevute sulle sue qualifiche accademiche e sui suoi riconoscimenti». «Rimangono da valutare separatamente - ha spiegato l’ateneo britannico in una nota - alcune lamentele relative a malacondotta accademica che verranno giudicate secondo la prassi. Mentre siamo consapevoli della dimensione pubblica e dei dubbi su questo caso rimane di vitale importanza che ogni processo di valutazione si attenga al regolamento universitario e alla legge sull’impiego». Arday ha dichiarato che le sue dimissioni erano l’unico modo per chiudere un capitolo e ricominciare. «Essere nominato professore è stato il più grande privilegio professionale della mia vita e la mia rinuncia non dev’essere interpretata né come un’ammissione di colpa né come una sfiducia nei valori che mi hanno portato a Cambridge. Il mio lavoro non è finito, ma ho bisogno di tempo per riprendermi».
Simon&Schuster, la casa editrice che pubblicherà le memorie di Arday alla fine del mese,per le quali Arday avrebbe preso un compenso di 1,4 milioni di sterline, lo ha difeso dicendosi orgogliosa di averlo tra i suoi scrittori. Ma secondo Kathleen Stock, ex docente all’ateneo del Sussex, l’assunzione di Arday era motivata da una disperata ricerca di pubblicità da parte di Cambridge, vista troppo spesso come luogo di studio e insegnamento destinata a un’élite bianca.
