Le purghe che da mesi scuotono i vertici dell’Esercito popolare di liberazione cinese hanno colpito anche uno degli uomini considerati più vicini a Xi Jinping. Si tratta di Zhong Shaojun, generale e per anni segretario e uomo di fiducia del presidente, incaricato di seguire da vicino ciò che accadeva nel cuore dell’apparato militare. La sua rimozione assume un peso particolare perché arriva contemporaneamente alla caduta di due dei più potenti generali cinesi, Zhang Youxia e Liu Zhenli, e ridisegna ancora una volta gli equilibri all’interno della Commissione militare centrale.
La caduta dell’“uomo di Xi”
La richiamata Commissione militare centrale, il vertice assoluto del potere militare in Cina presieduto da Xi, è ormai rimasto con appena due membri: il presidente cinese e Zhang Shengmin, responsabile della campagna anticorruzione.
Secondo quanto riportato da Nikkei, la caduta di Zhong è un passaggio particolarmente significativo della campagna del leader cinese contro la corruzione nell’esercito. Zhong, 57 anni, aveva seguito Xi fin dai tempi dello Zhejiang, prima come funzionario civile e poi, dopo l’ascesa del leader cinese, dentro la struttura della Commissione militare centrale.
Il suo compito era delicato: gestire il lavoro quotidiano dell’ufficio della Commissione, oltre che garantire a Xi un canale diretto di informazioni sull’apparato militare. Proprio per questo la sua presenza era insolita: non proveniva dai ranghi tradizionali dell’esercito, ma era entrato nella macchina militare dopo essere stato scelto dal presidente.
La sua parabola si era poi complicata: già da circa due anni le sue tracce erano diventate difficili da seguire e, nell’estate del 2025, era comparso brevemente come commissario politico della National Defense University prima di lasciare anche quell’incarico. Ora è stato definitivamente travolto dalla stessa campagna che avrebbe dovuto contribuire a controllare.
L’esercito cinese stravolto dalle purghe
La caduta di Zhong arriva mentre Xi sta smantellando pezzo dopo pezzo il vecchio vertice militare. Nelle ultime settimane, non a caso, sono stati rimossi Zhang Youxia, fino ad allora il più alto ufficiale in uniforme e vicepresidente della Commissione militare centrale, e Liu Zhenli, capo del Joint Staff Department, entrambi già finiti sotto indagine a gennaio per quelle che Pechino definisce “gravi violazioni della disciplina e della legge”, formula utilizzata abitualmente nei casi di corruzione.
La dimensione politica della purga è però evidente: cinque dei sette membri originari della Commissione sono ormai caduti, compresi l’ex ministro della Difesa Li Shangfu, l’ex vicepresidente He Weidong e Miao Hua, già responsabile del dipartimento politico.
La lotta alla corruzione diventa così anche un gigantesco test di fedeltà personale. Xi chiede da anni lealtà assoluta all’esercito e il sistema della responsabilità del presidente della Commissione gli assegna l’ultima parola sulle decisioni militari. Non è affatto da escludere che la campagna in corso possa essere parte della più ampia lotta di Xi per consolidare il controllo sulle forze armate in vista del congresso del Partito comunista cinese del 2027, quando il presidente punta a ottenere un quarto mandato alla guida del Partito.
