Trasformare le tensioni con Taiwan in una serie televisiva di spionaggio di grande successo. È questo ciò che sta succedendo in Cina con Jiaofeng, una fiction composta da 40 episodi e coprodotta dal potente Ministero della Sicurezza di Stato che intreccia realtà e fantasia. Il drama offre una rivisitazione romanzata di un tema che difficilmente viene trattato in maniera così esplicita sui teleschermi d’oltre Muraglia: il dossier taiwanese. La prima mandata è stata trasmessa lo scorso 6 settembre riscuotendo subito un enorme successo.
Jiaofeng, la serie televisiva cinese su Taiwan
Il titolo ufficiale è Jiaofeng traducibile come “scontro” o “spade incrociate”. La trama, senza spoiler, è abbastanza indicativa: a partire dalla metà degli anni ’90 racconta 20 anni di spionaggio, doppi giochi, agenti sotto copertura e operazioni di intelligence tra la Cina e Taiwan.
La serie mescola personaggi e luoghi di fantasia con altri reali, come Taipei, la capitale taiwanese. Per gli analisti rimane tuttavia difficile verificare quanto il drama si attenga fedelmente agli eventi reali e quanto sia, appunto, semplice intrattenimento. I servizi segreti di Taiwan, per esempio, vengono ritratti come un avversario capace di ottenere informazioni sensibili sui missili cinesi. Gli agenti della sicurezza statale di Pechino sono invece tratteggiati come gli eroi che difendono il Paese dall’infiltrazione nemica.
Uno degli aspetti che ha favorito l’exploit di Jiaofeng è il fatto di esser stata presentata come una serie basata su casi di sicurezza nazionale declassificati. L’intero drama ruoterebbe attorno a molteplici interviste effettuate a funzionari della sicurezza statale in pensione e allo studio approfondito di 27 fascicoli processuali durante la fase di sviluppo della sceneggiatura. A circa una settimana dalla sua première ha raggiunto per ben cinque volte il primo posto negli ascolti giornalieri dei programmi drammatici in prima serata sulla China Central Television. Online ha invece superato le 50 milioni di visualizzazioni su tutte le piattaforme in una settimana.
Soft power e intrattenimento
Jiaofeng non è la prima serie televisiva di spionaggio cinese prodotta con il sostegno dello Stato che ha tratto ispirazione dalle relazioni tra le due sponde dello Stretto di Taiwan. L’anno scorso un’altra serie televisiva intitolata Silent Honor, anch’essa realizzata con la supervisione del Ministero della Sicurezza di Stato di Pechino, ha raccontato una spy story ambientata nel contesto della fine della guerra civile cinese.
In un commento su Jiaofeng, pubblicato pochi giorni fa, il quotidiano statale Global Times ha descritto lo spionaggio tra Cina e Taiwan come un “fronte nascosto” e ha affermato che “la lotta su questo fronte finirà veramente solo quando sarà raggiunta la completa riunificazione della madrepatria”.
Che si tratti di un messaggio indiretto rivolto al governo taiwanese, di un tentativo di influenzare l’opinione pubblica di Taipei, dove la serie è teoricamente visibile, o semplicemente di una trovata d’intrattenimento, Jiaofeng sta riscuotendo un enorme successo.
Un fenomeno simile si era verificato nel 2025, a parti invertite, quando la serie taiwanese Zero Day Attack, incentrata sul rischio di una guerra nello Stretto, aveva conquistato un vasto pubblico. La trama immaginava un blocco e una successiva invasione da parte della Cina, intrecciando alla vicenda agenti dormienti e infiltrazioni nei media. Temi sensibili ma anche, a quanto pare, interessantissimi.
