Una nuova mail agli atti dell’inchiesta mette nei guai il comune di Crans Montana nel procedimento per la strage di Capodanno al Constellation. È firmata dall’ultima indagata dalla Procura di Sion, Rose-Marie Clavien, un’ex consigliera comunale che tra il 2017 e il 2024 aveva anche la delega all’edilizia.
Sarebbe proprio lei diversi anni fa, secondo quanto rivela il quotidiano svizzero Tages-Anzeiger, ad avvertire con una mail interna del pericolo della schiuma applicata dal gestore, Jacques Moretti, sul soffitto del locale. Proprio quella che la notte di Capodanno scorso ha preso fuoco a contatto con le candele scintillanti applicate sulle bottiglie, portate a raso soffitto dalle cameriere a cavalcioni sulle spalle dei colleghi. La donna era stata convocata in Procura lo scorso 28 agosto come testimone, ma ne è uscita da indagata perché durante l’audizione, quando le è stata mostrata quella mail dagli inquirenti, si è avvalsa della facoltà di non rispondere. Il documento chiamerebbe direttamente in causa altri funzionari del Comune, perché potrebbe dimostrare la consapevolezza del pericolo da parte dell’amministrazione. Non solo dunque i mancati controlli sul locale, che non venivano fatti dal 2019, quando per legge avrebbero dovuto svolgersi annualmente. Ma anche una possibile conoscenza del rischio. Sono in tutto 17 finora gli indagati nell’inchiesta svizzera: oltre ai coniugi Moretti, il sindaco Nicholas Feraud e una sfilza di funzionari comunali che a vario titolo si sono occupati negli anni di sicurezza. «Questa è l’ennesima notizia che mi lascia abbastanza perplesso e che corrobora l’ipotesi della Procura: fin dall’inizio sembrava evidente che ci fosse stata negligenza - commenta Valentino Giola, il papà di Giuseppe, uno dei sopravvissuti - ed è anche la conferma di quanto aveva detto il sindaco nei giorni successivi sul fatto che erano cinque anni che non facevano controlli. Adesso sembra che ci sia anche un documento che attesti che c’erano rischi fondati». Si dice «senza parole» Andrea Costanzo, il padre di Chiara, morta nel rogo: «Se davvero il Comune era stato informato del rischio che quella schiuma fonoassorbente potesse incendiarsi, credo che sia doveroso fare piena luce su ciò che è accaduto e capire perché quel pericolo non sia stato affrontato e scongiurato. Ogni eventuale informazione che avrebbe potuto contribuire a evitare la tragedia assume un peso enorme». Per il legale della famiglia Costanzo, Vinicio Nardo, «lascia l’amaro in bocca che soltanto dopo otto mesi emergano prove così importanti. Si conferma deficitaria la tempestività dei sequestri». Umberto Marcucci, padre di Manfredi, rimasto ferito, sottolinea un «comportamento non solo negligente ma omertoso».
