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La stanza di Feltri

Se l’indifferenza è guerra anche l’odio lo è

Il 7 ottobre è successo qualcosa di terribile: uomini armati hanno massacrato civili e preso ostaggi

Foto pogrom Kibbutz 7 ottobre

Caro Vittorio, vedremo mai un docu-film realizzato da un regista palestinese sulla strage del 7 ottobre 2023? Se con Naza dei registi ebrei hanno puntato il dito sulla brutale volontà di vendicare quella ottusa strage nulla sembra cambiare nella condotta di chi pensa di farsi carico di ciò che resta del popolo palestinese. Davvero nessuno ha compreso quanto siano stati controproducenti gli attentati e le uccisioni? Sarebbe stato improponibile seguire l’esempio del Mahatma Ghandi che con la sua lotta non violenta è riuscito a dare una nazione a un popolo liberandolo dal giogo coloniale? Durante le manifestazioni propaliste viene esposto lo striscione «l’indifferenza è guerra», non ci sarebbe piuttosto da chiedersi il perché dell’insofferenza? Ma l’autocritica non è da tutti e solo in una democrazia, come Naza conferma, è permessa!

Mario Taliani

Caro Mario, lei chiede se vedremo mai un docufilm palestinese sul 7 ottobre. Io mi domando se vedremo mai un documentario sull’autocritica. Perché quello sì che sarebbe materiale da Oscar. Il 7 ottobre è successo qualcosa di terribile: uomini armati hanno massacrato civili e preso ostaggi. Ammazzare innocenti non è precisamente una strategia di pace. Eppure c’è sempre qualcuno pronto a spiegarci che bisogna contestualizzare. Certo. Contestualizziamo pure. Possiamo cominciare dal fatto che un bambino morto non migliora la propria posizione politica diventando una vittima palestinese anziché israeliana. E viceversa. La morte non legge i comunicati stampa. Lei cita Gandhi. Ottima scelta. Gandhi aveva capito che se vuoi conquistare il mondo con una causa, devi prima conquistare la ragione. La violenza, invece, regala all’avversario il migliore degli argomenti. Poi ci si stupisce se l’opinione pubblica cambia idea. La questione palestinese merita rispetto, attenzione e una soluzione politica. Ma proprio per questo meriterebbe di essere liberata anche dai suoi cattivi maestri. Perché un popolo non diventa più libero se qualcuno decide che i suoi morti sono utili alla propaganda. E nemmeno Israele diventa innocente per il solo fatto di essere stato colpito. Le responsabilità non si cancellano a vicenda. Si sommano. Ed è questo che molti non vogliono capire. Quanto agli slogan, «l’indifferenza è guerra» può essere una frase nobile. Ma sarebbe ancora più nobile aggiungere: «Anche l’odio lo è». Io quel docufilm lo guarderei volentieri. A una condizione: che non sia propaganda travestita da cinema. Perché raccontare la verità quando conferma le nostre idee è facilissimo. Raccontarla quando le smentisce è tutta un’altra faccenda. E forse è proprio da lì che dovrebbe cominciare la pace. Dal giorno in cui qualcuno avrà il coraggio di dire: «Abbiamo sbagliato anche noi». Quella sarebbe una pellicola da non perdere.

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