Caro direttore Feltri, «Sempre cara mi fu quest’erma Colle» potrebbero essere le parole rivolte dal geniale critico Vittorio Sgarbi alla sua eterna compagna di vita, la signora Sabrina Colle, parafrasando i versi della celebre poesia leopardiana. La Colle, fedele e inseparabile compagna di Sgarbi, rappresenta lo stesso colle leopardiano che ha impedito a Vittorio di perdersi nel mondo oltre il colle, salvaguardandolo da invidiose polemiche e sgambetti salottieri, il rifugio segreto in cui ha potuto approdare e preservare la sua stessa vita privata, proprio come quel colle insormontabile che ha sempre custodito l’isolamento e il raccoglimento del grande poeta. La Colle, dalle pagine de il Giornale, ha descritto il suo percorso lungo i corridoi del Policlinico Gemelli di Roma per raggiungere la stanza del suo compagno con parole commoventi. Un delicato saluto alla Colle e auguri a Vittorio, con lo stesso calore e fervore con cui ci ha abituato ai suoi intensi e chirurgici furori critici, affinché riesca a rimanere incollato alla vita, come noi lo siamo alle sue pagine!
Aldo Benedetti
Caro lettore, la sua trovata leopardiana merita una medaglia, o almeno un buon bicchiere di vino. Perché trasformare Sabrina Colle nell’«ermo colle» di Vittorio Sgarbi non è soltanto una battuta. È una metafora azzeccata, e non è poco. Sgarbi, piaccia o non piaccia, è sempre stato un uomo difficile da recintare. Ha attraversato televisione, politica, musei, giornali e salotti come un bulldozer attraversa un giardino all’inglese. Con una differenza: il bulldozer non discute di Caravaggio mentre demolisce la siepe. Lui sì. E quando una personalità così ingombrante trova qualcuno capace di stargli accanto senza finire schiacciato dal personaggio, bisogna prenderne atto. Sabrina Colle sembra proprio quel colle che Leopardi piazzò davanti all’Infinito. Non perché impedisca di vedere il mondo, ma perché permette di sopportarlo. E di avere un luogo nel quale smettere, per qualche ora, di essere Sgarbi. Impresa non semplicissima, considerando che Vittorio è riuscito a essere Sgarbi persino quando probabilmente cercava le chiavi di casa. La lettera coglie un punto essenziale: dietro il personaggio pubblico esiste una vita privata. E la vita privata, per fortuna, non ha bisogno di applausi, telecamere o risse televisive. Ha bisogno di qualcuno che resti. Qualcuno che percorra corridoi d’ospedale senza trasformare ogni passo in una conferenza stampa. Le parole della Colle hanno proprio questa qualità: la discrezione. Il colle non è un ostacolo: qualche volta è un riparo. A Sgarbi auguro di restare aggrappato alla vita. E alla Colle di continuare a essere quel punto fermo che non ha bisogno di proclamarsi tale. E se proprio dobbiamo scomodare Leopardi, almeno stavolta possiamo farlo senza rovinargli la poesia.
