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Il fentanyl e la rete cinese del cartello di Sinaloa: chi è “Brother Wang”, il regista del traffico che colpisce gli Usa

Zhang Zhidong, alias “Brother Wang”, il presunto regista della filiera cinese-messicana del fentanyl, è ora detenuto negli Stati Uniti con accuse di narcotraffico e riciclaggio su vasta scala.

Il fentanyl e la rete cinese del cartello di Sinaloa: chi è “Brother Wang”, il regista del traffico che colpisce gli Usa

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Sommario: Zhang Zhidong, alias “Brother Wang”, il presunto regista della filiera cinese-messicana del fentanyl, è ora detenuto negli Stati Uniti con accuse di narcotraffico e riciclaggio su vasta scala.

Ha un nome e un volto il principale coordinatore della rodatissima catena di approvvigionamento del fentanyl che collegava Cina, Messico e Stati Uniti. Il capo di questa architettura quasi perfetta era Zhang Zhidong, un cittadino cinese di 39 anni laureato in Lingua e Letterature Spagnola presso la Peking University, la più prestigiosa università di Pechino. Era. Già, perché adesso Brother Wang, e cioè Fratello Wang come lo chiamavano negli ambienti criminali, è in un carcere di New York in attesa di processo. Le accuse sul suo groppone sono pesantissime: si va dal traffico di tonnellate di droga al riciclaggio di quasi 100 milioni di dollari attraverso centinaia di società di comodo e conti bancari in territorio statunitense. Sarà un caso ma dopo il suo ultimo arresto, avvenuto un anno fa, l'emergenza fentanyl negli Usa è drasticamente calata.

Il re (cinese) del fentanyl

La storia di Zhang sembra uscita da un film. Nel 2011, un anno dopo essersi laureato, il futuro re del fentanyl si trasferisce in Messico per lavorare in un'azienda di proprietà cinese attiva nell'estrazione del ferro. "Era capace di negoziare con le persone, molto intraprendente e in grado di adattarsi a qualsiasi ambiente", ha rivelato un suo ex collega alla Bbc.

Zhang si abitua presto anche alla complessa realtà messicana e capisce che a volte, per fare affari, bisogna per forza passare attraverso la criminalità organizzata. È così che il giovane stabilisce rapporti con chiunque: buoni e cattivi, narcos e politici. Nel 2013 la società mineraria dove presta servizio fallisce. Poco male perché Zhang rimane comunque in Messico. Inizia a far fruttare i rapporti personali costruiti grazie alla sua parlantina e, soprattutto, organizza una losca rete internazionale. La stessa che lo porterà a essere Fratello Wang.

La rete di Fratello Wang: dalla Cina al Messico (e poi negli Usa)

Zhang costruisce un ponte perfetto tra la Cina e il Messico. In pochi mesi diventa l'intermediario numero uno tra i produttori di sostanze chimiche necessarie per produrre il fentanyl, i cosiddetti precursori, e i cartelli del narcotraffico. Il suo compito? Mettere in contatto le organizzazioni criminali messicane con i fornitori cinesi.

"Fratello Wang era molto importante. Era il numero uno", ha spiegato un coordinatore del cartello di Sinaloa, i cui membri attribuiscono proprio a Zhang il merito di aver creato una supply chain senza precedenti.

Il modus operandi è semplice: gli ingredienti per il fentanyl vengono spediti per migliaia di chilometri - via aerea o via mare - dalle fabbriche cinesi ai laboratori in Messico. Gli ordini vengono inoltrati direttamente a Fratello Wang che, come un rappresentante, passa da un gruppo criminale all'altro per presentare i suoi prodotti. Prodotti che poi, una volta arrivati a destinazione, vengono lavorati in appositi laboratori clandestini e spediti negli Stati Uniti.

L'arresto e il processo

Nel 2024 Zhang viene arrestato per la prima volta a Città del Messico nell'ambito di una richiesta di cattura avanzata dagli Stati Uniti e della successiva procedura di estradizione. Un giudice messicano dispone tuttavia per lui gli arresti domiciliari in attesa dell'esito dell'iter giudiziario.

Zhang riesce a eludere la sorveglianza e a fuggire in circostanze ancora da chiarire (forse attraverso un buco nel muro). Fratello Wang lascia il Messico a bordo di un jet privato, dirigendosi prima verso Cuba e successivamente verso la Russia. Le autorità di frontiera russe individuano l'uso di documenti falsi e ne dispongono il rientro a Cuba. Da qui Zhang viene successivamente trasferito in Messico e infine estradato negli Stati Uniti. Dove è ora detenuto in attesa del processo.

Le autorità messicane sostengono che Zhang sia responsabile dell'esportazione e della distribuzione di oltre 1.000 chilogrammi di cocaina, 1.800 di fentanyl e 600 di metanfetamina. Lo hanno anche accusato di aver gestito oltre 150 milioni di dollari all'anno provenienti dal traffico di droga.

Un rapporto simbiotico

L'arresto di Zhang, che davanti ai giudici continua a respingere ogni accusa, ha riportato l'attenzione sui rapporti sempre più stretti tra gruppi criminali cinesi e cartelli messicani. Una collaborazione ancora da chiarire ma che è cresciuta moltissimo nell'ultimo decennio.

Come ha spiegato il Guardian, le organizzazioni criminali cinesi sono diventate tra i principali attori nel riciclaggio del denaro proveniente dal traffico di droga verso gli Stati Uniti. Il loro sistema sfrutterebbe anche la forte domanda di trasferimento di capitali all'estero da parte di cittadini cinesi, limitati dai controlli sui movimenti di denaro dalla Cina, che consentono trasferimenti individuali fino a circa 50.000 dollari l'anno.

Il meccanismo prevede che il denaro contante dei cartelli, proveniente dallo spaccio, venga consegnato a intermediari cinesi negli Stati Uniti; successivamente, broker collegati alla rete criminale organizzano pagamenti in pesos ai cartelli attraverso complici in Messico, mentre i dollari vengono rivenduti a clienti cinesi interessati a spostare capitali all'estero.

Le somme non devono necessariamente attraversare i confini fisicamente: il sistema funziona attraverso una rete di compensazioni finanziarie che rende le operazioni rapide e difficili da individuare.

Grazie alle commissioni applicate ai clienti cinesi, chi ricicla può offrire ai cartelli servizi a costi molto bassi, spesso nell'ordine dell'1-2% delle somme trasferite. Anche così, di fatto, la piaga del fentanyl si è trasformata in un'emergenza nazionale negli Usa.

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