Sei in vacanza. Sessantamila persone attraversano i confini del tuo Paese senza che tu te ne accorga. I media dicono che sono uomini, donne, bambini; però i social, con video girati in diretta, ti dicono che sono solo maschi adulti; tutti dicono che sono arrivati nuotando per ore; chi è sul posto ti fa vedere che perlopiù hanno aggirato un muro. Non dichiari l’emergenza nazionale. Però, visto che è un vero assalto e gli abitanti hanno paura, alla fine devi mandare l’esercito; ma con l’ordine di non agire. Ti chiudono Schengen. Tu ti arrabbi. Vai sul posto della catastrofe e dichiari che c’è un complotto tra Marocco, Usa e Israele per punirti, sottintendendo che “migrante” è uguale a “calamità”. Ti contestano, ti fischiano, gridano “Pagliaccio”. Tu prometti boe frangiflutti per fermare i migranti. Poi, in un giorno, 50mila persone tornano indietro da sole perché tu non sei in grado di fornire né cibo né assistenza, mentre la guardia costiera continua a recuperare cadaveri in mare. Tu dichiari che si è concluso il “rimpatrio”, che è solo un sinonimo dolce di “remigrazione”, facendo capire che ricacciare indietro chi chiede ospitalità è giusto. A questo punto, mentre laggiù metà città si chiude in casa e metà bivacca in strada, te ne vai in vacanza e lanci la tua playlist dell’estate. L’Europa ti isola, tu diventi lo zimbello della comunità internazionale, a Madrid chiedono le tue dimissioni ma la stampa di regime loda la tua magnifica gestione. E te ne vai di nuovo in vacanza.
Ps. Anche “Giù la maschera” va in vacanza. Torna il 21 agosto.
