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Politica estera

Ceuta, l’Europa alla prova: domani il vertice che può cambiare la strategia sui confini

Dal rafforzamento delle frontiere al rapporto con il Marocco, passando per il ruolo di Frontex: il summit straordinario di Bruxelles punta a trasformare l’emergenza di Ceuta in una risposta comune europea

Associated Press / LaPresse Only italy and spain

L’Unione europea arriva al vertice straordinario dei ministri dell’Interno convocato per domani con un obiettivo immediato: impedire che la crisi di Ceuta si trasformi nell’ennesima frattura politica tra gli Stati membri. L’ingresso in pochi giorni di circa 60.000 persone nell’enclave spagnola in Nord Africa ha riacceso il dibattito sulla tenuta delle frontiere esterne, sulla cooperazione con il Marocco e sulla capacità dell’Ue di reagire in modo coordinato a una pressione migratoria improvvisa.

La riunione è stata richiesta da una larga maggioranza di governi europei dopo l’appello di Madrid e arriva mentre la quasi totalità dei migranti è già stata riportata in Marocco o ha lasciato Ceuta, ma con una crisi politica ancora apertissima. Secondo le autorità, quasi tutti coloro che hanno raggiunto Ceuta il 30 luglio sono rientrati, mentre il bilancio delle vittime dovute all’ondata di attraversamenti è salito ad almeno 67.

Frontiere esterne: il primo banco di prova sarà la risposta comune

Il primo tema sul tavolo sarà il rafforzamento delle frontiere esterne dell’Unione. Ventidue Stati membri hanno pubblicato una lettera congiunta in cui chiedono un’azione coordinata e il rafforzamento delle frontiere esterne dell’UE, oltre a un approccio più incisivo per evitare che episodi analoghi possano ripetersi, sostenendo che il caso Ceuta rappresenti una questione europea e non esclusivamente spagnola.

La discussione dovrebbe concentrarsi sul rafforzamento operativo di Frontex, sul sostegno logistico alla Spagna e su una maggiore cooperazione tra gli Stati membri nella gestione delle emergenze migratorie. Resta però il nodo delle profonde differenze tra i governi europei: alcuni chiedono misure più rigide di controllo, mentre altri insistono sulla necessità di mantenere il rispetto delle procedure di asilo e degli obblighi umanitari.

Il rapporto con il Marocco sarà il dossier più delicato

Tra i firmatari della lettera, indirizzata al presidente della Commissione europea Antonio Costa, alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e al primo ministro irlandese Michael Martin, figurano i leader di Paesi Bassi, Finlandia e Belgio, dato che l’Irlanda detiene attualmente la presidenza del Consiglio dell’Unione europea.

Oltre alla gestione dell’emergenza, il vertice dovrà affrontare la dimensione diplomatica della crisi. Il controllo delle partenze dal territorio marocchino rappresenta infatti un elemento essenziale della politica migratoria europea nel Mediterraneo occidentale.

Bruxelles cercherà di evitare uno scontro diretto con Rabat, privilegiando invece il rafforzamento della cooperazione economica e di sicurezza. Parallelamente, la Commissione europea è chiamata a ribadire il sostegno alla Spagna nella difesa di Ceuta come frontiera esterna dell’Unione, evitando però che il confronto degeneri in una crisi politica con il partner nordafricano.

Misurare la tenuta politica dell’Ue, lo scontro con la Spagna

In una lettera piccata pubblicata sabato, il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez si è scagliato contro le “notizie false” e la “disinformazione”, sottolineando che “praticamente tutti” i migranti erano stati rimpatriati in Marocco dopo l’intervento dell’esercito di venerdì, che aveva “impedito qualsiasi ulteriore spostamento non autorizzato verso l’Europa continentale”. In Spagna è alta la frustrazione per il fatto che precedenti episodi di questa portata, come l’arrivo in massa di migranti al confine tra Bielorussia e Polonia o tra Russia e Finlandia, siano stati etichettati come "attacchi ibridi" e abbiano suscitato solidarietà.

È improbabile che dalla riunione emergano decisioni rivoluzionarie già nelle prossime ore. L’obiettivo più realistico appare quello di costruire una linea politica condivisa che consenta alla Commissione e ai governi nazionali di affrontare le prossime settimane con una posizione comune. Più che produrre misure immediatamente operative, il vertice rappresenterà quindi un test della capacità dell’Ue di parlare con una sola voce davanti a una delle sue frontiere più sensibili.

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