Il Campo Largo, o Campo Lavrov, non esiste ancora e già si alzano i toni tra i leader che si contendono la leadership. Che Elly Schlein e Giuseppe Conte non abbiano rapporti particolarmente fraterni è cosa nota, non si scopre ora che la segretaria del Partito democratico e il presidente del Movimento 5 stelle non hanno granché in comune, né sui temi e né sui modi. Ma si rendono conto di essere l’uno funzionale all’altra e sanno che l’unica flebile possibilità che hanno per provare a sconfiggere il centrodestra e prendersi il governo dell’Italia è stare insieme. E così ci provano, da anni, con risultati tragicomici. L’ultimo episodio è stato registrato dai microfoni di Rai3, ai quali Schlein ha mostrato tutto il suo disappunto per le parole di Conte.
Pochi giorni fa, l’ex premier del M5s ha dichiarato che il nodo della politica estera e dell’Ucraina all’interno del Campo Largo “lo scioglieremo con le primarie, faremo decidere agli italiani”, aggiungendo che “prima di arrivare alle primarie fisseremo dei punti imprescindibili, non negoziabili”. Ma queste parole sono state accolte con molta freddezza dalla segretaria del Pd, la quale ha voluto ricordare a Conte che “non funziona così. Prima il programma condiviso da tutta l’alleanza e poi le primarie, perché chi le vince deve guidare tutta la coalizione, non soltanto il proprio partito”. Un richiamo di metodo particolarmente interessante dal punto di vista politico nei confronti del presidente del M5s, indicativo del clima da campagna elettorale che esiste anche all’interno stesso del gruppo di opposizione.
“Ma adesso non perdiamoci in discussioni tra di noi, concentriamoci sui fallimenti di questo governo e sulle nostre proposte concrete, come quella che abbiamo firmato tutti sul congedo paritario, per sostenere milioni di famiglie italiane con cinque mesi pagati al 100% per entrambi i genitori”, ha aggiunto Schlein subito dopo, indicando la linea alla futura coalizione: sempre e comunque contro il Centrodestra. D’altronde il piano della sinistra è da anni lo stesso, ossia compattarsi contro il governo di Meloni senza propositi o con propositi ideologici e scarsamente applicabili, senza soluzioni alternative con l’obiettivo di arrivare a Palazzo Chigi. Poi si vedrà. Il fatto che ci sia Matteo Renzi a provare a fare da federatore la dice lunga sul Campo Largo che si sta formando, che ha in comune solamente la voglia di arrivare al governo: “Andiamo alle primarie e che vinca il migliore. Con un patto di ferro da sottoscrivere prima: il giorno dopo tutti insieme. Altrimenti non sono primarie ma e’ una presa in giro. E a chi mi scrive ‘io non condivido le idee di Conte’, rispondo, nemmeno io. Sull’Ucraina non mi pare che siano molto diverse da quelle di Salvini. Ma in democrazia ci si confronta e ci si misura. Le nostre idee si difendono ai gazebo, non coi proclami”.
