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Gwyneth Paltrow insultata per i grattacieli di lusso a Tel Aviv: quando uno spot diventa un atto politico

L'attrice americana testimonial di un lussuoso complesso immobiliare a nord di Tel Aviv finisce nel mirino degli attivisti filo-palestinesi e della propaganda iraniana. Lo stesso copione, in Italia, contro lo scrittore Eshkol Nevo

Gwyneth Paltrow insultata per i grattacieli di lusso a Tel Aviv: quando uno spot diventa un atto politico
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Ha fatto discutere la scelta di Gwyneth Paltrow come testimonial di un esclusivo progetto immobiliare nel cuore di Israele. La campagna, prodotta dal gruppo Aviv Melisron, promuove il complesso residenziale 51 Park a Herzliya, a nord di Tel Aviv: due torri da 51 piani, 646 appartamenti di lusso distribuiti tra due aree verdi comunali. Lo spot, realizzato dall'agenzia WhyWorry e girato a New York, mostra l'attrice mentre si prepara per una giornata qualunque in un elegante appartamento, tra una corsa mattutina e momenti di riflessione. Quando l'autista le chiede se stia andando a New York, lei risponde con un sorriso: “Herzliya. Israele!”.

La scelta non è casuale. Paltrow ha legami personali con quella regione, essendo nata da padre ebreo, ed è sposata con il produttore televisivo Brad Falchuk. Negli ultimi anni ha espresso pubblicamente il proprio sostegno a Israele, firmando dopo il 7 ottobre 2023 una lettera aperta all'allora presidente Biden per chiedere la liberazione dei 251 ostaggi detenuti a Gaza.

La bufera social

I post originali della società immobiliare non avevano generato particolare attenzione, ma le ricondivisioni successive sono diventate virali, attirando dure critiche nei confronti della partecipazione di Paltrow. Un post di condanna dell'account Instagram Saint Hoax ha toccato i 250mila like. Tra le voci più dure si è distinta Alana Hadid, attivista filo-palestinese e sorella delle modelle Bella e Gigi, che ha scritto: “Il livello di capitalismo fuori controllo è assurdo, brutale. Ragazza, hai aperto un giornale o guardato il tg?”. Hanno commentato negativamente anche l'attrice Geraldine Viswanathan e la cantautrice Cat Power.

Agli attivisti si è aggiunta, secondo quanto riportato da diversi media, la macchina propagandistica digitale iraniana. Sul fronte opposto, lo scrittore e influencer israeliano Hen Mazzig ha invece elogiato la scelta dell'attrice.

Non è solo il lusso a fare scandalo. Herzliya è una città israeliana fondata nel 1924 su terreni un tempo appartenuti al villaggio palestinese di Al-Haram, come scrivino Haaretz e Rolling Stone. E il gruppo immobiliare dietro l'operazione possiede anche proprietà nella colonia di Maale Adumim, in Cisgiordania, come riporta Guardian, circostanza che ha alimentato ulteriormente il dibattito. Sebbene Paltrow non abbia condiviso il video sui propri canali, la pubblicità ha rapidamente raggiunto il pubblico internazionale attraverso piattaforme e siti di informazione. L'attrice non ha rilasciato dichiarazioni.

Un precedente illustre: Johansson e SodaStream

La vicenda richiama alla memoria un caso analogo del 2014, quando Scarlett Johansson venne travolta dalle polemiche per essere diventata il volto di SodaStream, azienda israeliana produttrice di gasatori domestici con impianto a Mishor Adumim, zona industriale in Cisgiordania. Allora l'attrice si disse favorevole alla cooperazione economica tra Israele e Palestina, sottolineando che la fabbrica impiegava soprattutto lavoratori palestinesi. Le critiche non si placarono.

Il caso Nevo in Italia

La tensione tra cultura e conflitto non risparmia i palcoscenici letterari italiani. Eshkol Nevo, scrittore nato a Gerusalemme e considerato una delle voci più importanti della narrativa israeliana contemporanea, è atteso al festival pugliese “Il Libro Possibile” con il romanzo d'esordio Nostalgia, ambientato a Tel Aviv e riproposto in una nuova edizione con una postfazione riletta alla luce del 7 ottobre. Il festival si svolgerà a Polignano a Mare dall'8 all'11 luglio e a Vieste dal 21 al 25 luglio, con oltre 300 ospiti tra scrittori, giornalisti, scienziati e protagonisti della vita pubblica.

Contro la partecipazione di Nevo si è mobilitato un fronte eterogeneo che unisce amministratori locali, esponenti politici, figure del mondo culturale e voci della Chiesa. Tra i firmatari della petizione figurano don Michele Stragapede, parroco di Terlizzi, e padre Franco Moscone, arcivescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo. Gli organizzatori del festival non hanno finora dato segnali di voler rivedere il programma.

Il confine sempre più sottile tra arte e politica

Quello che emerge, tra il grattacielo di Herzliya e il palco di Polignano, è un panorama in cui la cultura - nei suoi molteplici linguaggi, dalla pubblicità alla letteratura - è diventata campo di battaglia. Chi partecipa a qualcosa che ha un legame, anche indiretto, con Israele rischia di finire nel mirino di campagne coordinate.

Chi rifiuta può essere accusato di boicottaggio culturale. In mezzo, artisti e scrittori che si trovano a fare i conti con dinamiche che vanno molto oltre i confini di un contratto pubblicitario o di un invito a un festival estivo.

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