Il giorno X per Ceuta si sta avvicinando: il 15 agosto è previsto il nuovo assalto ai confini dell’exclave della Spagna in Marocco. Una minaccia che per giorni è corsa sui social e nelle chat su Whatsapp ma che di recente si è sgonfiata a fronte dell’ampio dispiegamento di uomini e mezzi messo in campo da Marocco e Spagna per contrastare l’ondata. Ieri il ministro dell’Interno Fernando Grande-Marlaska ha annunciato l’invio di 45 nuovi agenti provenienti da un’unità speciale di intervento della polizia che si uniranno agli 880 già presenti sul territorio e ai 770 agenti della Guardia Civil, 200 in più rispetto all’inizio della crisi.
Il Marocco, oltre ad aver implementato i mezzi in strada, ha installato anche il filo spinato sulla recinzione del suo versante, per creare un’ulteriore barriera contro gli attraversamenti via terra. Tutto questo è la dimostrazione che la minaccia non solo è reale ma è anche concreta. Mercoledì il portavoce del ministero dell’Interno di Rabat ha assicurato che “sono state adottate tutte le misure necessarie per prevenire qualsiasi tentativo di attraversamento illegale e per intercettare chiunque tenti di parteciparvi”. Il Marocco ha parlato di un “sistema di sorveglianza continua” ai valichi di frontiera di Ceuta e Melilla. Rabat ha rafforzato anche il dispositivo di sicurezza nella zona di Fnideq, la località marocchina situata a ridosso della frontiera con Ceuta, dispiegando centinaia di uomini. Ora non resta che attendere questa notte e domani mattina, per capire se la minaccia verrà portata avanti. “Ragazzi sono rimasto bloccato a Casablanca”, scrive Khalid nelle chat in cui il Giornale è infiltrato, chiedendo poi: “Chi conosce una strada dove non ci siano posti di blocco / controlli?”. Ma nessuno per ora gli ha risposto.
Intanto i controlli vengono effettuati sui giornalisti italiani che cercano di entrare a Ceuta per lavorare. A denunciare di essere stato bloccato dagli spagnoli è Lorenzo Lo Basso, giornalista del Tg2. “Ieri notte, era l’una circa, siamo sbarcati, abbiamo esibito il nostro passaporto italiano e a quel punto hanno approfondito i controlli. Hanno notato le telecamere in auto e ci hanno detto che non saremmo potuti entrare con l’attrezzatura. Ci hanno spiegato che serviva un’autodichiarazione, gratuita, che non avevo fatto perché nessuno mi ha mai informato che ci fosse qualsiasi tipo di restrizione. Io sono già stato qui otto giorni durante la prima ondata migratoria e nessuno ha mai controllato me o la mia troupe. Evidentemente i controlli sono stati potenziati”, ha spiegato ad Agorà.
“Ho spiegato loro che stamani avrei avuto il collegamento con la tv italiana e che sarei stato disposto anche a consegnare il mio passaporto per tornare oggi e formalizzare tutto, ma sono stati irremovibili. Siamo stati gli unici a essere fermati, perquisiti e controllati in questo modo. Tutti gli altri passeggeri sono andati via. Da quella nave sono sbarcate un centinaio di auto e solo la nostra è stata sottoposta a questo trattamento”, ha aggiunto, spiegando che non sapeva se tutto questo era collegato all’azione ritorsiva spagnola della Spagna contro l’Italia per la chiusura di Schengen. Stamani Lo Basso è tornato a sdoganare auto e attrezzatura: “Abbiamo perso altre due ore…”.
