Polvere, grida e carne viva contro le maglie d’acciaio. L’urto sulla valla, il triplo reticolato a lama di rasoio che separa la Spagna dal continente africano, ha di nuovo il sapore acre dell’assalto frontale. Un colpo al cuore della sovranità europea. Qui a Melilla, avamposto di frontiera, l’incubo è tornato nell’ora più calda: un’ondata umana senza precedenti. Centinaia di ragazzini, poco più che bambini in gran parte, arrivati dalle rotte del Sub-Sahara e dal Maghreb, si sono scagliati in massa contro i cancelli. Un’azione coordinata, rabbiosa, per sfondare la porta d’accesso all’Europa.
La risposta d’emergenza è stata immediata: la sigillatura blindata di tutti i valichi terrestri. A fare le spese del blocco è soprattutto Beni Enzar, lo snodo cruciale dove batte il cuore logistico dell’Operazione Passo dello Stretto. Cancelli sbarrati, sirene spiegate e duemila viaggiatori rimasti bloccati in auto, ingoiati da un’attesa estenuante sotto un sole che picchia a quaranta gradi. In pochi minuti, il piazzale della dogana si è trasformato in una polveriera a cielo aperto.
A Madrid, il governo di Pedro Sánchez ha dovuto incassare il colpo e ordinare il pugno di ferro. Il Ministero dell’Interno ha inviato i rinforzi d’élite per terra, mare e aria per evitare lo sfondamento. Sulla linea di prima difesa sono sbarcati gli uomini del Grupo de Reserva y Seguridad (GRS) della Guardia Civil e i caschi blu della Unidad de Intervención Policial (UIP). Al largo, a presidiare lo specchio d’acqua contro gli infiltrati a nuoto che cercano di aggirare le scogliere, pattuglia l’unità della Marina Río Segura, con i sommozzatori del GEAS pronti a tuffarsi.
Tra i vicoli dell’exclave l’aria è pesante, si respira l’atmosfera da fortezza assediata. Il punto critico resta il centro d’accoglienza di La Purísima: in poche ore il numero dei minori non accompagnati è triplicato, facendo saltare ogni argine logistico. La consigliera alla Sicurezza, José Ronda, presidia i varchi con la Policía Local, mentre i cittadini guardano il confine con il fiato sospeso. Sulle chat di Telegram e sui social batte continuo il tam-tam dei trafficanti d’uomini: chiamano alla mobilitazione, spingono per un nuovo assalto di massa contro i reticolati. La linea del fronte sud dell’Europa brucia ancora.
