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Cronaca internazionale

Melilla rischia come Ceuta. Arrivano già a centinaia

La risposta d’emergenza è stata immediata: la sigillatura blindata di tutti i valichi terrestri

Migrants rest outside the CETI short-stay migrant center in the Spanish North African enclave of Ceuta, on August 1, 2026. At least 67 people have died in a recent surge of migrant crossings from Morocco to Spain's North African enclave of Ceuta, Spain's Interior Minister said today. Most of the 60,000 migrants who entered Ceuta over the space of a few days from neighbouring Morocco have already returned to Morocco. (Photo by Henry NICHOLLS / AFP)

Polvere, grida e carne viva contro le maglie d’acciaio. L’urto sulla valla, il triplo reticolato a lama di rasoio che separa la Spagna dal continente africano, ha di nuovo il sapore acre dell’assalto frontale. Un colpo al cuore della sovranità europea. Qui a Melilla, avamposto di frontiera, l’incubo è tornato nell’ora più calda: un’ondata umana senza precedenti. Centinaia di ragazzini, poco più che bambini in gran parte, arrivati dalle rotte del Sub-Sahara e dal Maghreb, si sono scagliati in massa contro i cancelli. Un’azione coordinata, rabbiosa, per sfondare la porta d’accesso all’Europa.

La risposta d’emergenza è stata immediata: la sigillatura blindata di tutti i valichi terrestri. A fare le spese del blocco è soprattutto Beni Enzar, lo snodo cruciale dove batte il cuore logistico dell’Operazione Passo dello Stretto. Cancelli sbarrati, sirene spiegate e duemila viaggiatori rimasti bloccati in auto, ingoiati da un’attesa estenuante sotto un sole che picchia a quaranta gradi. In pochi minuti, il piazzale della dogana si è trasformato in una polveriera a cielo aperto.

A Madrid, il governo di Pedro Sánchez ha dovuto incassare il colpo e ordinare il pugno di ferro. Il Ministero dell’Interno ha inviato i rinforzi d’élite per terra, mare e aria per evitare lo sfondamento. Sulla linea di prima difesa sono sbarcati gli uomini del Grupo de Reserva y Seguridad (GRS) della Guardia Civil e i caschi blu della Unidad de Intervención Policial (UIP). Al largo, a presidiare lo specchio d’acqua contro gli infiltrati a nuoto che cercano di aggirare le scogliere, pattuglia l’unità della Marina Río Segura, con i sommozzatori del GEAS pronti a tuffarsi.

Tra i vicoli dell’exclave l’aria è pesante, si respira l’atmosfera da fortezza assediata. Il punto critico resta il centro d’accoglienza di La Purísima: in poche ore il numero dei minori non accompagnati è triplicato, facendo saltare ogni argine logistico. La consigliera alla Sicurezza, José Ronda, presidia i varchi con la Policía Local, mentre i cittadini guardano il confine con il fiato sospeso. Sulle chat di Telegram e sui social batte continuo il tam-tam dei trafficanti d’uomini: chiamano alla mobilitazione, spingono per un nuovo assalto di massa contro i reticolati. La linea del fronte sud dell’Europa brucia ancora.

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