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Londra svende il suo simbolo: i double-decker ora arrivano dalla Cina

La corsa ai bus elettrici consegna a Pechino uno degli emblemi della capitale britannica

Londra svende il suo simbolo: i double-decker ora arrivano dalla Cina
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Londra cambia motore, ma rischia di perdere un pezzo della propria identità. Ventidue nuovi bus rossi a due piani completamente elettrici hanno lasciato nei giorni scorsi il porto cinese di Yantai, diretti verso la capitale britannica. Sono gli ultimi mezzi ordinati dalla Transport for London alla Byd, colosso asiatico ormai protagonista della transizione ecologica del trasporto pubblico londinese.

L’obiettivo della municipalizzata è sostituire progressivamente i vecchi autobus diesel con veicoli a zero emissioni, migliorando la qualità dell’aria e riducendo i costi di gestione. Una trasformazione comprensibile sul piano ambientale, che però sta consegnando alla Cina uno dei simboli più riconoscibili del Regno Unito. Per quasi dieci anni Byd aveva lavorato insieme ad Alexander Dennis, principale costruttore britannico di autobus. Le batterie e i sistemi di trazione arrivavano dalla Cina, mentre carrozzerie e interni venivano assemblati negli stabilimenti del Regno Unito. Un compromesso che aveva permesso di introdurre la tecnologia asiatica senza recidere del tutto il legame industriale con la tradizione britannica.

Ora anche quell’equilibrio sembra essere stato superato. I nuovi BD11 vengono progettati, sviluppati e assemblati direttamente in Cina, per poi arrivare a Londra già pronti a entrare in servizio. Del vecchio double-decker resta soprattutto il colore rosso e la forma familiare. Il cuore tecnologico, la produzione e una parte sempre più rilevante del valore industriale si sono invece spostati a migliaia di chilometri da Westminster.

A determinare la scelta sono soprattutto i costi. Un autobus a due piani prodotto interamente da Byd viene venduto per circa 400 mila sterline, quasi 100 mila in meno rispetto a un mezzo realizzato nel Regno Unito o in Europa. Una differenza significativa per le aziende private che gestiscono le linee in appalto per TfL, tra cui Go-Ahead London, Metroline, Stagecoach e Arriva. La tecnologia cinese muove già oltre la metà della flotta elettrica londinese e la percentuale è destinata a crescere con la progressiva dismissione dei mezzi diesel. Il rischio è che la corsa alla decarbonizzazione finisca così per trasformarsi anche in una resa industriale, con Londra sempre più dipendente da Pechino proprio nel settore che custodisce una delle immagini più celebri della città.

Tom Cunnington, responsabile dello sviluppo del business degli autobus per Transport for London, difende una scelta fondata sulla sostenibilità economica: “L'evoluzione di questi veicoli dimostra che tutto il lavoro di sviluppo industriale intrapreso serve a renderli non solo più sicuri, ma soprattutto più economici da gestire, un fattore che diventa cruciale per far quadrare i bilanci - le sue parole all’Adnkronos -. Come TfL cerchiamo, inoltre, di mantenere una posizione neutrale rispetto alle tecnologie e ai marchi”. La neutralità, tuttavia, ha un prezzo. E non si misura soltanto in sterline. Rendere più pulita l’aria di Londra è certamente una priorità, ma affidare quasi completamente a un produttore cinese il futuro dei double-decker significa rinunciare progressivamente a competenze, stabilimenti e posti di lavoro britannici.

id="docs-internal-guid-0ddc451a-7fff-a83c-a7d2-dcaed345f414">I nuovi autobus saranno silenziosi, moderni e meno inquinanti. Continueranno a essere rossi e a percorrere le strade della capitale. Ma sotto quella carrozzeria così familiare resterà sempre meno di Londra.

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