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Cronaca internazionale

Nella regione 90 italiani. Il testimone: “Isolati 10 ore”

A margine del meeting di Rimini, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha riferito sulla situazione

Volunteers use bulldozers to clear mud and debris along a road after flash floods at Trishuli in Nepal's Nuwakot district on August 27, 2026. Rescue teams rushed on August 27 to find more than 1,300 people missing on the Nepal-Tibet border in flash floods and landslides that killed at least 165 and swept away entire villages. (Photo by Arun SANKAR / AFP)

C’è massima allerta da parte dell’Unità di Crisi della Farnesina che sta monitorando la situazione con particolare attenzione alla possibile presenza di italiani nel luogo del disastro. Secondo i dati registrati sul portale «Dove siamo nel mondo», sono circa 90 i connazionali attualmente presenti in tutta la regione del Tibet tra Nepal e Cina, quindi non solo nelle zone colpite dall’alluvione. A margine del meeting di Rimini, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha riferito sulla situazione: «Per quanto ci risulta soltanto due italiani erano rimasti coinvolti: sono in buona salute, sono seguiti dalla nostra Ambasciata a Nuova Delhi e dai nostri consolati in India. Faremo tutto ciò che è necessario per farli rientrare il prima possibile». Il ministro ha poi specificato che «tra gli altri scomparsi non ci risulta ci sia qualche cittadino italiano».

Giovanni Fassini, bresciano, si trovava in viaggio in bus verso la capitale Katmandu per rientrare in Italia e a causa dell’alluvione è rimasto bloccato per quasi 10 ore mentre i soccorritori cercavano di liberare la strada. «Ho visto anche un ponte, che avremmo dovuto percorrere qualche chilometro dopo, travolto dall’acqua per cui ci siamo trovati isolati - ha spiegato - Non si poteva andare da nessuna parte perché nel frattempo il fiume aveva esondato e aveva riempito di fango tutta la strada». Fassini e il suo gruppo hanno poi deciso di tornare indietro verso la città di Pokhara e tentare appena possibile di raggiungere Katmandu con voli interni invece che via terra.

«Avevamo due gruppi composti da circa una decina di persone che hanno attraversato l’area interessata nella giornata di lunedì senza conseguenze. Uno sta facendo ritorno in Italia mentre il secondo si trova ancora in Nepal. Li abbiamo sentiti oggi e non ci sono problemi» ha dichiarato a LaPresse Paolo Nugari, co-fondatore del tour operator Avventure nel Mondo.

Un giornalista dell’Ansa nella zona del disastro ha affermato che «da giorni la situazione tra Cina e Nepal era complicata: frane e piogge monsoniche tipiche della stagione, e particolarmente intense quest’anno, avevano già causato notevoli disagi. Chiuso da un paio di settimane il valico più a est di Kodari, l’unica via rimasta era proprio quella di Kyirong (e Rasuwa per il versante nepalese)».

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