La situazione di Ceuta che secondo la sinistra italiana si era risolta in 48 ore dopo l’invasione del 30 luglio ha visto Madrid decretare per la prima volta lo stato di emergenza per la sicurezza nazionale solo pochi giorni fa. E vede ancora almeno 5.000 irregolari all’interno dell’exclave spagnola in Marocco, almeno stando ai numeri ufficiali diramati dal ministro dell’Interno spagnolo Fernando Grande-Marlaska, mentre gli abitanti di Ceuta e il suo sindaco forniscono numeri più alti. Il grande lavoro del governo socialista di Pedro Sanchez esaltato dalla sinistra italiana per espellere i migranti entrati a Ceuta in 48 ore vede ora la città sull’orlo di una gravissima emergenza sanitaria e sociale. Ogni sera i residenti di Ceuta, a un mese dall’invasione e con la percezione che il governo di Madrid non abbia fatto abbastanza, scendono in strada e puntano le spiagge e gli insediamenti degli irregolari, distruggendo le capanne e provando a metterli in fuga.
Il clima nella Città autonoma è incandescente e più che lanciare appelli alla non-violenza il governo non sta facendo per tranquillizzare i suoi cittadini, esasperati per una situazione da cui non vedono via d’uscita. Ceuta ha perso la sua sicurezza, gli immigrati hanno perfino assaltato un gruppo di militari, che sono finiti in ospedale, e poche ore dopo un altro gruppo ha aggredito due militari al molo Alfau durante un’identificazione. A seguito della fuga, quando uno dei due è stato raggiunto, ha sferrato un violentissimo pugno al petto del militare. Entrambi sono stati arrestati ma questa è la fotografia accurata di come la situazione a Ceuta sia, ormai, insostenibile.
E vista l’inazione del governo, a Ceuta i “caballas” si stanno organizzando per difendere la loro terra e le forze dell’ordine, arrivando a una conclusione: l’unico modo per vincere questa battaglia è creare ogni giorno “disturbo” agli insediamenti degli irregolari per spingerli ad andarsene autonomamente. “Se ciò include circondare i loro insediamenti, bruciare le loro baracche e boicottare la distribuzione giornaliera di cibo, sembrano più che disposti a farlo”, spiegano da El Mundo, che sta seguendo da vicino le rivolte. Una strategia rudimentale che, però, difficilmente potrà funzionare. Ieri, però, qualche decina di cittadini sono riusciti a raggiungere la spiaggia di El Trampolin, dove si trova l’insediamento più grande di stranieri irregolari, eludendo le forze dell’ordine e hanno appiccato il fuoco ad alcune baracche che da settimane hanno trasformato l’arenile in accampamento. Tanti gli applausi nei loro confronti.
“Loro possono fare i falò, allora possiamo farlo anche noi”, ha detto uno dei “caballas”. “Guarda come ridono di noi i mori, siamo dei fessi”, ha aggiunto un altro. In tutto questo si è assistito anche a momenti di tensione tra i manifestanti e la polizia, in uno strano equilibrio. Gli stessi manifestanti, infatti, durante le manifestazioni intonano cori di sostegno per le divise ma poi, nel momento in cui queste sbarrano loro la strada, si arriva allo scontro. Anche se, come ha spiegato El Mundo, “gli antisommossa fingevano la carica, ma era chiaramente l’ultima cosa che desideravano. I residenti lanciavano zaini e asciugamani nei falò improvvisati, ma guardavano continuamente indietro, come a chiedere il benestare degli agenti di polizia”. E questo carosello, ormai, è una costante ogni sera a Ceuta, quando colonne di residenti si incamminano verso le spiagge dove bivaccano gli irregolari, che ogni giorno ricevono i pasti dalla Croce Rossa, anche questa nel mirino dei manifestanti e definita “mafia”. Il rischio è che, ogni sera, ci sia una nuova escalation.
