L’aumento del numero di persone morse, nel giro di appena 10 anni, ha fatto scattare l’allarme tra la popolazione: esplode la paura della “falsa vedova nera”, la specie più pericolosa diffusa nel Regno Unito.
Le conseguenze che il temuto ragno può causare hanno avuto per la prima volte una grande eco mediatica nel 2020, con la vicenda che vide per la prima volta come protagonista Danni Virgo, una 45enne residente nel Kent. Dopo aver ritirato i vestiti dallo stendino e indossato il pigiama appena lavato, nel giro di pochi secondi la donna di 45 anni sentì una forte fitta alla coscia destra e subito dopo vide un piccolo ragno sbucare dal fondo dei pantaloni. Da un piccolo nodulo rosso, la ferita peggiorò rapidamente, diventando nera e delle dimensioni di una moneta nel giro di poche ore. I medici del pronto soccorso confermarono che si trattava del morso di una “falsa vedova nera”, ma la signora del Kent se la cavò senza la necessità di ricorrere a un intervento chirurgico per trattare la lesione.
Qualche mese dopo, però, la donna fu morsa altre due volte dalla stessa specie di aracnide, scoprendo così che il suo giardino era letteralmente infestato. Inutile per lei ogni tentativo di combatterli per allontanarli dal cortile: qualsiasi tipo di prodotto usato si era rivelato inutile. Alla fine la 45enne ha deciso di abbandonare il suo giardino, dove non esce più neppure per stendere il bucato.
I dati del servizio sanitario britannico mostrano che nel 2025 ci sono stati 100 ricoveri in ospedale legati a morsi della “falsa vedova nera”, rispetto ai 47 del 2015, indizio evidente della proliferazione della specie nel territorio. Spaventa soprattutto la rapida evoluzione della ferita lasciata dal morso dell’aracnide, in grado di diventare un vero e proprio “cratere” nel giro di poche ore, con conseguenze che possono peggiorare ulteriormente se non viene trattata in modo adeguato: a volte, non come nel caso della signora Virgo, gli antibiotici non si rivelano sufficienti.
“Il medico ha capito subito che si trattava di una falsa vedova. La ferita si è rimarginata da sola, ma ha lasciato una cicatrice. Un paio di settimane dopo, ero seduta sul divano e ho sentito un solletico dietro il collo”, ricorda la 45enne, “poi ho provato un dolore acuto e sono stata morsa due volte sulla schiena. Ho scoperto che questi ragni escono di notte, così sono andata in giardino con una torcia elettrica e ho visto che la mia recinzione ne è piena. Abbiamo un’infestazione”. “Le persone devono fare attenzione a questi ragni. Non sono così grandi, quindi si possono facilmente non notare. Non mi sorprende che i morsi siano aumentati. Ora vivo nel terrore”, conclude la donna.
Questo aracnide appartiene al genere Steatoda, e il nome con cui è noto deriva dal fatto che assomiglia molto alla vera vedova nera, pur non avendo un veleno così letale: in Europa e in Italia le specie più comuni sono la Steatoda nobilis e la Steatoda grossa. Lungo pochi centimetri, tondeggiante e di un colore che va dal marrone scuro al nero violaceo, il ragno presenta spesso delle macchie chiare o una linea a forma di mezzaluna sull’addome che lo rendono riconoscibile: non c’è traccia, invece, della “clessidra rossa” tipica della vera vedova nera. Ama i luoghi bui e nascosti e si trova facilmente in case, cantine, soffitte e giardini: non è una specie aggressiva, dal momento che privilegia la fuga e attacca solo in caso di necessità per difendersi o se viene schiacciato involontariamente.
Il morso provoca una condizione clinica chiamata steatodismo: il veleno contiene neurotossine, molecole che colpiscono il sistema nervoso simili a quelle della vedova nera, per quanto non così pericolose. Il dolore assomiglia a quello di una puntura di vespa, e la ferita tende subito a gonfiarsi ed arrossarsi, provocando talvolta anche nausea, mal di testa, spossatezza o febbre. Gli effetti peggiori si hanno in caso di infezione batterica, ad esempio nel caso in cui la lesione non venga trattata nel modo corretto o ci si gratti con le unghie sporche: si rischia così di contrarre una cellulite batterica, infezione degli strati più profondi della pelle, o, in casi estremi, la necrosi dei tessuti intorno alla ferita.
