«C’è un momento, di solito a metà agosto, in cui smette di sembrare tutto lontano. La stanza da organizzare, la città (magari nuova) da capire, le persone che ancora non conosci. E quella domanda che gira in sottofondo: Sarò all’altezza?. Se stai per iniziare in Bocconi, la risposta più onesta è: probabilmente non subito. E non è un problema». Inizia così il vademecum preparato dall’ateneo per le sue matricole. Un vademecum fatto di libri da leggere, film da guardare, podcast da ascoltare. Ma prima ancora di «come» vivere l’avvio di una nuova fase della vita. Consigli dello stesso rettore Francesco Billari che valgono per tutti. Anche per chi non frequenterà la Bocconi. Perché - scrivono - l’università non è un test continuo da superare, è un processo. «Non ci aspettiamo studenti perfetti, ma persone curiose, disposte a mettersi in gioco», spiega Billari. Tradotto: l’ansia è prevista, l’errore anche. «Negli ultimi anni - scrivono - si è raccontata l’università come una specie di upgrade automatico: entri e diventi subito più brillante, più sicuro, più adulto. Non funziona così. Funziona che arrivi con quello che sei abitudini, paure, aspettative e inizi a rimetterlo in discussione». «L’università - prosegue Billari - è un luogo dove si impara a scegliere, non solo a studiare». E scegliere, all’inizio, è la parte più destabilizzante. La Bocconi quindi spiega che proprio per questo vale la pena prepararsi in modo meno ovvio. «Non solo leggendo guide dello studente o cercando casa, ma entrando nel clima mentale giusto: accettare che ci sarà entusiasmo e spaesamento insieme, che non capirai tutto subito, che gli altri sembreranno più sicuri (non lo sono). È esattamente il terreno su cui si costruisce l’esperienza universitaria». Quindi la lista, «non un compito per le vacanze, piuttosto una cassetta degli attrezzi emotiva: romanzi, film, serie e podcast che raccontano cosa succede davvero quando esci dalla tua comfort zone. Da «Il giovane Holden, che ti mette davanti allo spaesamento senza filtri, ma anche The Social Network, dove l’università diventa un acceleratore brutale di ambizione. Ci sono serie come Normal People, che mostrano quanto siano complicate le relazioni anche quando tutto sembra andare bene, e podcast come How to Fail, che normalizzano l’idea di sbagliare strada. Alcuni ti faranno venire voglia di spaccare il mondo, altri ti riporteranno con i piedi per terra. Meglio così: servono entrambi». «Entrare in università significa anche imparare a stare nell’incertezza», dice ancora Billari. È una frase che suona teorica finché non ti ci trovi dentro. «Poi - conclude la Bocconi - diventa molto concreta: nuovi ritmi, nuove relazioni, nuovi fallimenti (sì, anche quelli). E nuove possibilità, che spesso non avevi nemmeno previsto». Il consiglio è di sfruttare i Welcome Days. «Non solo orientamento, ma un modo per togliere un po’ di rumore di fondo e capire da dove partire davvero. Il resto viene dopo. O meglio: viene facendo. Nel frattempo, puoi iniziare da qui. Non per prepararti bene, ma per prepararti davvero».

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