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Cronaca locale

La bomba partigiana. “No targa” per i morti

Nessun ricordo dunque per Primo, il ragazzino di 12 anni saltato in aria con gli altri 9 sventurati, colpevoli solo di essere in fila per ricevere un po’ di pane

Viale Abruzzi morti dimenticati

Nessuna lapide per ricordare i dieci morti civili delle due bombe partigiane dell’8 agosto 1944 in viale Abruzzi. La seconda fatta esplodere per colpire chi correva in soccorso. Il coro da sinistra è unanime: non c’è spazio nemmeno per l’umana pietà. Le argomentazioni sono tanto cervellotiche quanto evidentemente pretestuose e fanno capire che finché a Milano ci saranno un sindaco e una giunta di centrosinistra, la questione è chiusa. Nessun ricordo dunque per Primo, il ragazzino di 12 anni saltato in aria con gli altri 9 sventurati, colpevoli solo di essere in fila per ricevere un po’ di pane da un camion della Wehrmacht che lo distribuiva. A nulla è valso l’appello alla memoria sotto il segno della pacificazione, del presidente del Senato Ignazio la Russa che, per inciso, è la seconda carica dello Stato. E quindi qualche attenzione forse la meriterebbe. Ha tagliato corto, parlando di «una polemica vuota e pretestuosa», la vicesindaca Anna Scavuzzo. Forse non il modo più corretto di trattare il ricordo di dieci vittime civili. Facendolo, peraltro, mentre si rendevano come ogni anno i giusti onori alle 15 vittime partigiane della rappresaglia che seguì quell’attentato. La dimostrazione plastica della distanza incolmabile tracciata dalla sinistra tra i morti di una guerra civile, la più terribile disgrazia che possa toccare a un popolo. «Le morti civili sono conseguenza di una guerra scatenata dal fascismo», chiude ancor più cinicamente Primo Minelli, il presidente dell’Anpi Milano. E così bisognerà aspettare ancora per offrire il giusto ricordo a quelle vittime innocenti. Perché in questo caso non si tratta nemmeno di rendere il giusto onore, come fanno tutti i Paesi civili, al sangue dei vinti. Quei morti non erano nemmeno fascisti, ma cittadini affamati e inconsapevoli dell’orribile destino a cui andavano incontro. In viale Abruzzi, l’8 agosto del 1944

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