Poteva avere conseguenze ben peggiori l’incidente di questa mattina avvenuto all’aeroporto Linate di Milano tra un jet privato e un’auto di servizio dello scalo milanese che non ha frenato nell’area di rullaggio andando a impattare contro il velivolo.
Cosa è successo
I fatti sono avvenuti questa mattina intorno alle 11.25: fortuna ha voluto che non ci siano state conseguenze per le persone coinvolte ma lo spavento è stato enorme. Come fa sapere l’Associazione Aeroporti Lombardi sui propri canali social, il traffico è rimasto bloccato per circa 40 minuti. Secondo quanto raccolto, l’incidente è avvenuto nel piazzale ovest dell’aeroporto Linate, ovvero l’area dedicata alle manovre e rullaggi degli aerei prima di recarsi nella pista per il decollo.
Dirottati due voli
Una Fiat Panda bianca ha urtato la parte anteriore del velivolo: come da prassi, pur se le conseguenze non sono state gravi per le persone all’interno di jet e auto, si sono subito attivati i soccorsi con l’intervento dei Vigili del Fuoco e gli operatori sanitari accorsi per accertarsi delle condizioni degli occupanti i mezzi. Per non congestionare ulteriormente il traffico a terra, due voli sono stati dirottati a Bergamo “Orio al Serio” e a Malpensa.
“Gestione sempre più rischiosa”
Sulla vicenda è intervenuta il sindacato Fast Confsal che, al Corriere della Sera, spiega che non si è trattato di un caso isolato ma che a Napoli, nei giorni scorsi, si è verificato un caso simile. “Le dinamiche dei due incidenti sono in fase di accertamento, ma quanto accaduto conferma una situazione che da tempo segnaliamo. La gestione dei piazzali è diventata sempre più complessa e rischiosa, soprattutto in presenza di traffico elevato come nel periodo estivo”, afferma il sindacato.
Il problema nasce già da tempo addietro: Fast Confsal spiega che negli ultimi mesi si è verificato “un aumento significativo dei movimenti di mezzi a terra che svolgono la loro mansione quasi esclusivamente sui piazzali degli aeroporti, con ritmi operativi sempre più serrati”, e, di conseguenza, “una crescente pressione sui vari reparti, spesso con organici non adeguati. Tutto questo a fronte di “una mancata revisione e adattamento delle procedure e dei presidi operativi, non più proporzionati ai volumi di traffico e passeggeri attualmente gestiti”, viene sottolineato al quotidiano.
Il fattore climatico
Sempre secondo il sindacato, le ondate di calore che proseguono senza sosta da settimane con temperature massime molto vicine ai 40°C non aiutano i lavoratori di terra. “Una parte significativa degli operatori svolge la propria mansione su mezzi non in piena efficienza (aria condizionata non funzionante, infiltrazioni di fumi nell’abitacolo) è la denuncia di Fast Confasal - Questo incide sulla lucidità, sulla resistenza fisica e sulla sicurezza complessiva. In giornate con l’asfalto rovente, ciò comporta un peggioramento delle condizioni di lavoro e un aumento del rischio operativo”.
