A Cortona nelle sedi comunali e agli eventi pubblici si entra soltanto a volto scoperto. Lo ha stabilito un’ordinanza firmata dal sindaco Luciano Meoni, civico di centrodestra, che vieta l’accesso a chi indossa casco, passamontagna o qualsiasi altro indumento che impedisca il riconoscimento della persona. Compreso, inevitabilmente, il velo integrale.
Come racconta il Corriere della Sera, il provvedimento è formalmente neutro. Anche il post con cui Meoni lo ha annunciato mostra tre distinti cartelli di divieto: uno con una persona col casco, uno col passamontagna e uno con una donna velata. Ma sui social la lettura è stata immediata: per molti si tratta dell’ordinanza “anti-burqa”.
La misura prende le mosse dalla legge 152 del 1975, che vieta di circolare in luogo pubblico con il volto coperto senza giustificato motivo. Il Comune, tuttavia, ha scelto di intervenire su un terreno più circoscritto. “Esiste una giurisprudenza che impedisce ai Comuni di emanare ordinanze che ribadiscano il divieto nel loro territorio”, ha spiegato Meoni. Da qui la decisione di disciplinare direttamente l’accesso agli uffici comunali e la partecipazione alle manifestazioni pubbliche.
Il divieto varrà dunque sia nello storico palazzo comunale di piazza della Repubblica sia nelle sedi distaccate, compresa quella di Camucia, dove è concentrata buona parte della comunità islamica locale. E sarà applicato anche in occasione di concerti, comizi e altri eventi organizzati in piazza. È però sul velo integrale che si è concentrato il dibattito. Lo stesso sindaco ha ammesso che a Cortona, almeno per ora, i casi non sono numerosi. Ma ha rivendicato: “Meglio prevenire”. A Camucia, ha aggiunto, sarebbero già arrivate lamentele di alcuni residenti per la presenza di donne con il volto coperto.
Meoni ha respinto qualsiasi accusa di discriminazione: “Non c’è alcun intento di discriminazione religiosa, solo l’applicazione di una normativa di civile convivenza: chi entra nelle sedi pubbliche o partecipa a eventi all’aperto deve essere riconoscibile”. La decisione ha raccolto un largo consenso sui social e anche l’apprezzamento degli esponenti locali vicini a Roberto Vannacci e a Futuro Nazionale. Tanto che qualcuno ha letto l’ordinanza come un tentativo di rincorrere politicamente il generale. Ipotesi respinta dal sindaco: “Prendiamo provvedimenti nell’interesse generale della comunità, non per interessi politici di parte”.
Resta il dato politico di una misura che, al di là delle formule giuridiche, ha già trovato una definizione molto più semplice fuori dal municipio: a Cortona, negli uffici pubblici e nelle piazze, il volto deve restare visibile.