Cinque mesi di reclusione. È la condanna inflitta dal Tribunale di Roma a Norma Autiero, al termine del procedimento per il maltrattamento di animali legato alla vicenda dell’appartamento di via Lavinio, nel quartiere San Giovanni. La sentenza, pronunciata il 22 settembre, riguarda in particolare tre gatti trovati nel giugno 2019 durante un sopralluogo e successivamente sequestrati perché versavano in condizioni di grave denutrizione e maltrattamento. Il giudice ha ritenuto provata l’accusa relativa ai tre animali, chiudendo così sul piano giudiziario un caso che da anni aveva suscitato segnalazioni da parte dei residenti e l’intervento di associazioni animaliste.
Le segnalazioni dal quartiere
La vicenda era conosciuta da tempo nel quartiere. L’appartamento di via Lavinio era stato segnalato per le condizioni igienico-sanitarie e per la presenza di numerosi gatti, oltre che per l’accumulo di grandi quantità di rifiuti. La storia aveva portato negli anni a diversi interventi e a precedenti sviluppi giudiziari. Secondo le ricostruzioni raccolte negli anni dalle associazioni, la donna sarebbe stata vista anche in altre zone di Roma e ai Castelli romani con trasportini e borse, mentre cercava gatti da portare nell’abitazione. Alcuni attivisti hanno inoltre raccontato di animali trovati in condizioni di salute molto precarie. Tra gli episodi riferiti dai residenti e dalle associazioni c’è anche quello di alcuni gatti che, secondo le testimonianze raccolte, si sarebbero lanciati dalle finestre dell’appartamento nel tentativo di sottrarsi alla situazione in cui si trovavano. Si tratta di circostanze riferite nell’ambito della più ampia vicenda e da distinguere dai fatti specificamente esaminati nel procedimento concluso con la condanna.
Il sopralluogo che fece scattare l’inchiesta
Il procedimento arrivato ora alla sentenza nasce dal sopralluogo effettuato nel giugno 2019. All’interno dell’abitazione furono trovati tre gatti in condizioni di grave denutrizione e maltrattamento. Gli animali vennero posti sotto sequestro e la loro situazione diede origine al procedimento penale. Dopo anni di procedimento, il giudice ha riconosciuto come provata l’accusa e il maltrattamento dei tre animali, stabilendo una pena di cinque mesi di reclusione. La decisione riguarda dunque quello specifico episodio e non costituisce, di per sé, un accertamento giudiziario su ogni altro fatto raccontato negli anni intorno alla vicenda.
I provvedimenti dopo le denunce
Il caso aveva già richiesto l’intervento delle istituzioni. Nel 2021 l’allora sindaca di Roma Virginia Raggi aveva emesso un’ordinanza con cui vietava ad Autiero di detenere gatti o altri animali nell’appartamento. Il provvedimento prevedeva anche controlli periodici della polizia locale e dei servizi sociali del VII Municipio per verificare il rispetto del divieto e stabiliva che non venissero accumulati ulteriori rifiuti. In seguito era intervenuto anche il sindaco Roberto Gualtieri con un’ordinanza relativa allo sgombero e alla pulizia dell’abitazione e alla tutela degli eventuali animali presenti. La vicenda aveva così continuato a essere seguita dalle autorità e dalle associazioni animaliste.
LNDC: “La pena è poco incisiva”
La vicenda è stata seguita anche da LNDC Animal Protection. Michele Pezone, responsabile dell’ufficio legale dell’associazione, ha raccontato gli interventi effettuati negli anni nell’abitazione: “Sono anni che la nostra associazione segue la vicenda. A seguito delle numerose segnalazioni da parte di vicini e residenti del quartiere in passato sono stati effettuati diversi sopralluoghi nella “casa degli orrori” dove addirittura sono stati trovati gatti mummificati, mentre quelli rimasti viventi, cuccioli e adulti, versavano in precarie condizioni di salute”. Pezone ha poi riferito anche quanto raccolto attraverso le testimonianze dei residenti: “Secondo le molteplici testimonianze dei residenti, i poveri animali, appena intravedevano una possibile via di fuga rappresentata da una finestra lasciata semiaperta, si lanciavano nel vuoto per sottrarsi ai maltrattamenti. Ne abbiamo recuperati e soccorsi diversi, fortunatamente si sono salvati grazie al pronto intervento dei nostri volontari”. Piera Rosati, presidente di LNDC Animal Protection, ha commentato la sentenza sottolineando da una parte il riconoscimento giudiziario del maltrattamento e dall’altra le proprie perplessità sull’entità della pena: “Finalmente si arriva a una condanna per una vicenda che abbiamo seguito per diverso tempo. Il giudice ha ritenuto provata l’accusa ed è arrivato a una sentenza di condanna, un risultato molto importante, tuttavia resta il rammarico per una pena poco incisiva rispetto alla gravità dei fatti accertati”.
