C’erano auto e scooter incolonnati, ma non per il traffico. A bloccare la Milano-Meda su viale Rubicone ci hanno pensato tre rapper - Omar Ramo, 351 Bratan e Darié Baby - impegnati con le riprese di un videoclip. I primi a protestare sono i leghisti che lì vicino hanno la storica sede di via Bellerio. «Bloccare un quartiere per un video, roba da matti» attacca il Carroccio. «Una strada pubblica non può essere trasformata in un set privato per raccogliere visualizzazioni sui social. Servono sanzioni immediate e la valutazione di tutte le responsabilità, anche penali» commentano la vicesegretaria della Lega Silvia Sardone e il capogruppo in Regione Alessandro Corbetta. L’assessore lombardo ai Trasporti Franco Lucente (FdI), parla di immagini «sconvolgenti», auspicando sanzioni penali: «Un vero schiaffo alla sicurezza dei cittadini e a qualsiasi senso di civiltà. Mi auguro che gli inquirenti acquisiscano il video e sappiano trarre le giuste conclusioni». Il suo collega di giunta, l’assessore alla Sicurezza Romano La Russa, fa sapere di aver scritto al Prefetto «per valutare l’applicazione del Decreto sicurezza che prevede il reato di blocco stradale con pena dai 6 mesi ai 2 anni di reclusione se effettuato da più persone, come in questo caso».
La replica dei rapper arriva sempre via social, in particolare sulla Lega che aveva condiviso il loro videoclip focalizzandosi su Omar Ramo, cantante italo-marocchino. «Strumentalizzare le notizie per creare odio razziale, questo stanno facendo. Io non sono marocchino e lo sanno» afferma 351 Bratan, di origini russe. Resta il tema del blocco stradale, su cui ironizza Omar Ramo: «Ora sono tutti vigili, persone esemplari e dispensatori di come ci si comporta».
«I milanesi meritano rispetto, non di essere in balia dei capricci di chi non accetta il viver civile - conclude Carmelo Burgio, candidato sindaco a Milano per Futuro nazionale - Servono più controlli sulle strade e nei luoghi di passaggio. Si rischia di trasformare la città in un luna park per pochi e le strade in set ad uso privato per qualche like sui social».
