Dopo il principio d’incendio che giovedì ha bloccato per un’ora lo scalo di Malpensa, la parola passa a chi i controlli li fa ogni giorno. Dogana, polizia di frontiera e sicurezza aeroportuale raccontano una vicenda con più angolature.
Alla Dogana di Malpensa ieri, in una sola giornata, sono state fermate quasi 10mila batterie al litio in arrivo dalla Cina, destinate al polo cargo. Che, se risulteranno irregolari, verranno rispedite al mittente, perché le prove distruttive di laboratorio hanno costi che gli operatori preferiscono evitare.
Passeggeri e cargo, ci spiegano, sono due filiere operative e normative differenti: sui viaggiatori vigono le regole di sicurezza del volo, sulle merci i controlli doganali, documentali e di conformità al mercato unico (marcatura CE, dichiarazione di conformità, tracciabilità di fabbricante e importatore). Le responsabilità restano distinte: sicurezza aeroportuale e compagnie sul lato volo, Enac (Ente nazionale per l’aviazione civile) sulla vigilanza aeronautica, Dogana sulla frontiera doganale.
Non esistono statistiche che confrontino i due fenomeni, ma l’analisi delle importazioni 2026 restituisce un quadro imponente: circa 44mila
dichiarazioni esaminate su batterie, accumulatori, inverter e caricabatterie, con Cina (35%), Hong Kong (15%) e Taiwan (4%) che insieme superano la metà dei flussi. Le irregolarità più frequenti riguardano marcatura CE e documentazione tecnica assenti, e portano a sospensione dello svincolo, divieto di immissione in libera pratica, riesportazione o distruzione sotto controllo doganale, ma non risultano casi documentati di principi di incendio o fumo riferibili a spedizioni commerciali nei magazzini doganali.
Una fonte della polizia di frontiera ricostruisce con noi invece il precedente del 16 agosto: il carrello in fiamme al Terminal 1. «È stato un problema di surriscaldamento del trattorino». Mentre, aggiunge, il caso di giovedì è diverso. «Era proprio una power bank, di marca nota e a norma; l’ipotesi è che il passeggero l’avesse tenuta collegata al telefono fino a poco prima dell’imbarco, per poi riporla ancora calda in borsa».
Nel quadro dei controlli generali non ci sono comunque le batterie al litio. «Anche se quelle importate dall’Est, hanno standard un po’ sotto la norma». Il grosso del problema, ci spiegano a Linate, riguarda macchine fotografiche con doppia batteria, computer e telefonini: «Non ci
sono studi che dicono che staccate non si incendino». Sull’aumento degli episodi gli operatori aeroportuali non usano mezzi termini: «Prima queste cose non succedevano mai, adesso c’è in giro tanta roba qualitativamente non alta, o batterie sovrautilizzate tanto che, con i vigili del fuoco, sono in corso approfondimenti.
Le regole restano quelle fissate dagli standard ICAO (Organizzazione internazionale per l’aviazione civile) aggiornati lo scorso 27 marzo e recepite dall’Enac: tetto a 100 Wh (wattora) senza autorizzazione, tra 100 e 160 con il via libera del vettore, vietate oltre soglia. Resta un ultimo tassello: l’8 luglio un rogo aveva colpito alla Bovisa l’hub di smistamento pacchi del corriere Brt di Milano, con batterie al litio in un pacco indicate come probabile causa un altro segnale, insieme alle 44mila dichiarazioni passate al setaccio a Malpensa, di quanto il traffico di batterie difettose resti un fronte caldo, in tutti i sensi, per chi lavora tra le piste degli scali milanesi.
