“Nel 2010, insieme ad altre mamme, portammo avanti una battaglia contro la forte concentrazione di alunni stranieri in alcune classi”. Inizia così la lettera inviata ai media da Florinda “Flora” Arcangeli, ex portavoce delle mamme della Carlo Pisacane di Roma, che 15 anni fa si batté per l’introduzione del tetto del 30% di stranieri nelle classi.
“Non era una battaglia contro i bambini stranieri, ma per una composizione equilibrata delle classi, convinte che l’integrazione dovesse passare anche per la presenza di tutti, senza creare situazioni di squilibrio”, scrive Arcangeli. La donna ricorda come “quella mobilitazione contribuì al dibattito che portò all’introduzione del cosiddetto tetto del 30% per gli alunni con cittadinanza non italiana, attraverso un’altra circolare ministeriale del 2010”. Ma non solo. “Anche il Comune di Roma, all’epoca guidato dal sindaco Alemanno, adottò proprie disposizioni sul tema”, sottolinea l’ex portavoce delle mamme della Carlo Pisacane, nel quartiere Torpignattara di Roma (uno dei più multietnici della Capitale) che oggi hanno tutti figli adulti. “I miei sono ragazzi universitari e uno è già laureato”, scrive Arcangeli. Che, poi, spiega: “Alla Carlo Pisacane la situazione negli anni è cambiata e si è raggiunto un maggiore equilibrio. Ma in altre scuole del nostro Municipio il problema sembra ancora esistere”. E ancora: “Recentemente, ad esempio, una famiglia si è trovata a iscrivere il proprio figlio, destinato alla prima elementare, fuori dal Municipio perché nella classe prevista risultavano soltanto tre bambini italiani”. Secondo Arcangeli, “questo dimostra che, a distanza di sedici anni, il principio del 30% non è stato applicato in maniera uniforme. E va ricordato - sottolinea la donna - che si trattava di una circolare, non di una vera e propria legge dello Stato”. Arcangeli si augura che, con le nuove norme, “le regole vengano finalmente applicate in maniera uniforme, in tutte le scuole e in tutti i territori” perché “garantire classi equilibrate non significa contrapporre italiani e stranieri, ma creare le condizioni per una vera integrazione e pari opportunità per tutti i bambini”.
