Lo ha agganciato su una chat che funziona come una roulette russa degli incontri, dove si mette «mi piace» a una foto profilo e si inizia a messaggiare anche se non ci si conosce personalmente. La conversazione, inizialmente solo virtuale, si è, in breve, trasformata in un incontro. E a farne le spese sarebbe stato un 15enne, uno studente delle superiori della provincia di Milano, caduto nella rete di un uomo adulto, di vent’anni più grande. Che però, grazie anche al sostegno della sua famiglia, in particolare della mamma, ha deciso di denunciare dando via a un’inchiesta che è ancora in corso. La storia risale al 29 marzo scorso. Saranno le indagini della pm Silvia Peru ad accertare le responsabilità dell’uomo, un 35enne residente in Emilia Romagna, accusato di violenza sessuale aggravata dalla minore età della vittima. La versione dell’indagato è che il giovane fosse pienamente consapevole delle sue intenzioni, e completamente consenziente durante i rapporti.
Gli accertamenti sono ancora in corso, dopo l’ultima audizione protetta del ragazzo che si è svolta a metà giugno davanti alla gip di Milano Angelica Cardi in sede di incidente probatorio. Il ragazzo ha raccontato alla giudice, che ha condotto l’esame alla presenza di tutti gli avvocati e del pubblico ministero, i contorni di un rapporto andato avanti sui social per mesi, con una persona mai vista prima. Ha specificato che l’uomo sapeva perfettamente che lui era minorenne, visto che avevano scherzato sulla differenza di età. Ha sottolineato che c’erano stati anche dei messaggi di natura erotica, e che l’uomo in qualche occasione gli era parso «irascibile».
Sempre a verbale, rispetto a quel giorno, ha riferito circostanze precise. Ha detto di esserselo trovato sotto casa, nell’hinterland di Milano dove il ragazzo cui vive insieme ai genitori, senza preavviso. Preso dal «panico», sarebbe sceso comunque per incontrarlo, anche senza uscire dal cancello principale, proprio per non fargli vedere dove abitava di preciso. Inoltre l’indagato gli avrebbe detto di volere solo scambiare quattro chiacchiere. «Ho pensato, sta venendo qua, vive lontano. Metti che s’incavola se non scendo...». Lo avrebbe convinto a seguirlo in un posto isolato e a quel punto avrebbe abusato di lui. La violenza sarebbe, secondo la denuncia, proseguita nell’auto dell’uomo. «Avevo paura ha detto - anche per la mia età. Poi io sono abbastanza esile, mi spezzava in due». Il 35enne non avrebbe desistito neanche quando gli avrebbe detto di provare dolore.
Dopo la violenza, il giovane ha spiegato di avere chiesto consigli a ChatGPT. L’app per l’intelligenza artificiale lo avrebbe esortato a chiamare i genitori e andare in pronto soccorso. Consigli che il giovane ha seguito. Saranno gli accertamenti, ancora all’inizio, a stabilire o meno eventuali responsabilità. Per l’avvocato Giuseppe De Lalla, «l’audizione del ragazzo ha messo in luce diversi aspetti assolutamente distonici con un rapporto non voluto. Si delinea già da ora un quadro assai lontano dal ragionevole dubbio».
