Asilo dell'obbligo dai 3 anni ma mancano le scuole

La possibilità che la scuola dell'infanzia diventi obbligatoria, come suggerito in questi giorni da alcuni progetti del governo, sarebbe, da un lato, una conquista; anche se, dall'altro, apparirebbe come una forzatura. Il fatto che i bambini italiani siano obbligati ad andare a scuola fin dai tre anni, e non più dai sei significherebbe, infatti, una novità clamorosa, in termini pratici: ovvero, che tutti i piccoli abbiano un posto garantito all'asilo. Cosa che, al momento, è una specie di utopia. Soltanto a Milano, la città dei servizi e dell'organizzazione, ogni anno centinaia di bambini restano esclusi dalle liste delle scuole materne comunali: non parliamo di qualche decina, non siamo nel regno dell'imprevedibile, eppure accade regolarmente. Che si fa? Si fa che, o ci si può arrangiare a tenere il figlio a casa, o lo si iscrive a un asilo privato, pagando non solo la mensa, ma anche la retta. Quindi, da questo punto di vista, estendere l'obbligo fino ai tre anni sarebbe un passo avanti in termini di civiltà (educativa): più che un obbligo sarebbe davvero «un diritto», come ha detto l'altro giorno il viceministro Anna Ascani al Messaggero. E lo sarebbe non soltanto per chi è costretto a pagare la scuola privata ma anche per chi non può permettersela: in questo senso, l'obbligo scolastico a partire dai tre anni potrebbe essere uno strumento importante per favorire l'integrazione. Se l'istruzione è la prima arma a disposizione, prima si utilizza, meglio è. Se un bambino resta a casa sua, dove nessuno parla italiano, e comincia a impararlo a sei anni, il percorso scolastico per lui sarà già in salita, mentre, con l'asilo obbligatorio, avrebbe l'opportunità di essere alla pari con i compagni. Gratis. Idem per chi può permettersi di pagare ma, visto che già dà il suo contributo in tasse, stenta a capire perché debba anche sborsare i soldi della scuola privata, non per sua scelta. Detto questo, l'asilo a tre anni incute anche un certo timore, quella sensazione di Stato controllore che vuole allungare i suoi tentacoli ovunque, il prima possibile: e, quindi, comincia dai più piccoli. E cerca, anche, di eliminare qualsiasi sacca di resistenza a una omologazione che sicuramente, parlando di grandi numeri, ha garantito una alfabetizzazione e una istruzione generalizzate ma, allo stesso tempo, parlando di indipendenza del pensiero, non ha garantito molto. Non è detto che chi decide di tenere i figli a casa fino ai sei anni dell'obbligo non abbia la creatività (e la passione) per prendersene cura, magari in modo diverso dalla maggioranza ma, comunque, con amore e dedizione. In ogni caso, visto il numero elevato di iscritti agli asili privati, e la carenza di asili nido (come notato ieri dallo stesso ministro dell'Istruzione Lucia Azzolina), se un governo riuscisse davvero a realizzare questo progetto sarebbe una prova di straordinaria e inedita efficienza...

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Commenti

cgf

Mar, 18/02/2020 - 18:15

la gestione degli asili [comunali] genera lavoro per le coop di ristorazione, pulizia, manutenzione, etc... ma forse costa più costruire gli asili…

venco

Mar, 18/02/2020 - 18:17

Ma se la mamma sta a casa perche deve essere obbligatorio? robe da pazzi.

Ritratto di bandog

bandog

Mer, 19/02/2020 - 09:51

ma quantoo siete pignoli!!!lasciate lavorare lo sgoverno grullo pidiota e ne vedrete e subirete pardon gusterete delle belle....uaaaahhuaahhhuahhhh