I medici pensionati che vaccinano rischiano di rimetterci

Per colpa di un emendamento il loro assegno mensile sarà sospeso. Almeno un migliaio di professionisti potrebbe rinunciare ad aiutare

I medici pensionati che vaccinano rischiano di rimetterci

Per un pasticcio nella normativa, la campagna vaccinale rischia di perdere un gran numero di medici di base in pensione che avevano deciso di offrire il loro contributo. Questi rischiano adesso di ritrovarsi con l’assegno mensile sospeso. E non si parla di pochi professionisti, ma di almeno un migliaio.

Se i medici aiutano perdono la pensione

Carlo Palermo, presidente di Anaao Assomed, associazione dei medici dirigenti, ha spiegato a Il Messaggero, che “va rimosso qualsiasi ostacolo lungo la strada verso l’obiettivo di rafforzare un’organizzazione delle vaccinazione di massa che porti a 500mila iniezioni al giorno. Per superare questa norma, che penalizza il medico in pensione che collabora alla vaccinazione, presenteremo un emendamento ai gruppi parlamentari. Ci deve essere una modifica. Obiettivamente un pensionato, prima di andare incontro a una procedura di sospensione dell’assegno, con tutte le problematiche burocratiche, lascia perdere. La cosa più semplice è che ognuno mantenga i propri emolumenti previdenziali e abbia in aggiunta ciò che gli spetta per l’attività di vaccinatore. Penso sia la soluzione più semplice”. Tutto sarebbe iniziato con il decreto dello scorso gennaio che era stato poi convertito in legge. Durante l’esame in Senato era stata aggiunta una modifica con la quale si dava la possibilità alle aziende sanitarie di utilizzare il personale in pensione attribuendo incarichi retribuiti fino al 31 dicembre del 2022. Il problema è che nella norma, legge 29 del 12 marzo 2021, viene riportato che la pensione debba venire sospesa: “Non è erogato il trattamento previdenziale per le mensilità per cui l’incarico è retribuito”. Ovviamente per molti non è conveniente. Si tratta di incarichi legati all’epidemia in generale, e non solo alle vaccinazioni. Queste ultime sarebbero però quelle che rischiano di venire maggiormente danneggiate dalla normativa.

I professionisti costretti a rinunciare

Per esempio, il quotidiano La Nuova Ferrara ha raccontato ieri che in città uno dei professionisti in pensione che aveva accettato di rendersi utile per le inoculazioni, ha deciso di ripensarci: “Sono costretto a fermarmi”. Il motivo della sua retro marcia è facile da spiegare: si è visto sospendere l’assegno pensionistico. Nobilissimo aiutare, ma senza però doverci rimettere. Francesco Ripa di Meana, presidente di Fiaso, la Federazione delle Aziende Sanitarie ed Ospedaliere, ha inviato una nota al premier Mario Draghi, ai ministri Speranza, Brunetta e Gelmini, chiedendo la modifica della legge: “La norma che prevede l’impossibilità di cumulare reddito da lavoro autonomo e trattamento pensionistico porterà i sanitari che si sono resi disponibili a prestare la loro collaborazione nel contrasto all’epidemia da Covid-19 a rinunciare agli incarichi. Si rischia di provocare pesanti contraccolpi sul sistema sanitario, proprio nel momento in cui è impegnato ad affrontare l’emergenza epidemiologica e sta procedendo con il massimo impegno ad incrementare il numero delle vaccinazioni”. Palermo ha inoltre tenuto a sottolineare quanto sia importante poter utilizzare l’esperienza dei medici in pensione durante le vaccinazioni. Questi professionisti possono infatti intervenire in tempi brevi ed efficacemente in caso di reazioni avverse, come per esempio, seppur in rari casi, uno shock anafilattico.

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