I nanoanticorpi saranno la svolta: ecco la nuova cura anti-Covid

In esclusiva, abbiamo intervistato i ricercatori di quella che potrebbe essere la cura migliore contro il Covid-19: nanoanticorpi in grado di impedire al virus di entrare nelle cellule umane

I nanoanticorpi saranno la svolta: ecco la nuova cura anti-Covid

Ottime e nuove speranze nella lotta alla pandemia mondiale da Covid-19: i ricercatori dell'Istituto Karolinska di Solna, in Svezia, in collaborazione con ricercatori in Germania e negli Stati Uniti, hanno sviluppato nuovi piccoli anticorpi noti anche come 'nanobodies' che impediscono al virus Sars-CoV-2 di entrare nelle cellule umane. Lo studio di ricerca, condotto su alpaca e lama e pubblicato sulla prestigiosa rivista Science, mostra che i nanoanticorpi hanno avuto un effetto particolarmente buono anche con le mutazioni del virus. Secondo i ricercatori, potranno essere sviluppati già nei prossimi mesi in alcuni trattamenti contro il Covid-19.

Come funziona la cura

Dal punto di vista di potenziali interventi terapeutici, piccoli frammenti di anticorpi, denominati anticorpi a dominio singolo (sdAb) o nanoanticorpi, possono essere un'alternativa migliore rispetto a quelli classici (per intenderci, gli anticorpi monoclonali di cui tanto si parla). Questo perché i nanoanticorpi, essendo significativamente più piccoli, sono in grado di legarsi al virus in più punti rispetto ai normali anticorpi. Inoltre, hanno anche una maggiore stabilità e sono più facili da produrre in modo conveniente su larga scala. "La nostra scoperta ha il potenziale per essere sviluppata clinicamente in un farmaco profilattico o terapeutico. Nei nostri esperimenti in laboratorio, le nuove molecole si sono dimostrate molto potenti nell'inattivare SARS-CoV-2 e anche nel sopprimere i mutanti di fuga": in esclusiva italiana soltanto per ilgiornale.it, siamo riusciti a sentire direttamente alcuni dei ricercatori, il Prof. Paul-Albert König ed il collega Florian I. Schmidt, entrambi della Facoltà di Medicina dell'Università di Bonn, in Germania.

In cosa consiste la vostra scoperta? "Quando colleghiamo fisicamente due dei nanoanticorpi appena scoperti che si legano a diversi siti sul virus, agiscono in modo ancora più potente. Inoltre, vengono soppresse le mutazioni di fuga del virus. Negli esperimenti in cui acceleriamo l'evoluzione della proteina spike SARS-CoV-2, troviamo che i mutanti spike resistenti ad un singolo nanoanticorpo possono emergere rapidamente. Tuttavia, non troviamo alcun mutante di fuga in grado di replicarsi in presenza dei nanoanticorpi collegati", ci spiegano.

Servirà ancora tempo. I due studiosi sono convinti che le molecole appena testate abbiano un grande potenziale per essere utili in clinica. Prima che le nuove molecole possano essere utilizzate per il trattamento degli esseri umani, però, dovranno essere intraprese diverse fasi di sviluppo clinico per valutarne la sicurezza e l'efficacia. "Lo sviluppo clinico è attualmente attivamente perseguito dal Centro di Eccellenza scientifica Dioscuri, uno spin-off dell'Università di Bonn. Si prevede di eseguire i primi studi clinici nei prossimi mesi", ci dicono i due scienziati. L'idea è eseguire i test clinici in primavera e se le prove cliniche avranno successo, ci sarà il via alla somministrazione nei pazienti.

Perché sono meglio degli anticorpi monoclonali?

I ricercatori König e Schmidt spiegano al nostro giornale che le molecole identificate nel loro studio sono parti di anticorpi speciali che esistono soltanto negli animali camelidi, come alpaca o lama, e spesso indicati come nanobodies (in inglese). Gli abbiamo chiesto quali sono, se esistono, le differenze con i famosi anticorpi monoclonali (qui il link di un nostro pezzo di approfondimento sui monoclonali). "La principale differenza rispetto agli anticorpi monoclonali è la loro dimensione e le caratteristiche biochimiche. I nanoanticorpi sono dieci volte più piccoli degli anticorpi convenzionali, questo può rendere la produzione più semplice ed economica. A causa delle loro dimensioni più piccole - affermano - possono anche penetrare più in profondità nel tessuto".

I ricercatori hanno cucito insieme nanoanticorpi (in verde) che si legano a due punti diversi sulla proteina spike di SARS-CoV-2

Come si prendono. Un'altra grande novità è rappresentata dal modo in cui potranno essere somministrati. "Sono piuttosto robusti e quindi è possibile prevedere percorsi di consegna alternativi, come l'inalazione. La combinazione di diversi blocchi di nanoanticorpi in una singola molecola terapeutica, che è la base per la protezione contro i mutanti di fuga virale, è ottenuta molto più facilmente per questi rispetto agli anticorpi monoclonali", ci dicono. Ma quali saranno i prezzi non è dato ancora saperlo. "Riguardo al prezzo o all'accessibilità economica di un potenziale farmaco, come scienziati e nell'attuale fase di sviluppo, non possiamo fare alcuna dichiarazione valida".

Alternativa al vaccino (negli immunosoppressi)

Il vaccino rimane l'unica, esclusiva e fondamentale arma per prevenire l'infezione da Covid-19, non ci stancheremo mai di ripeterlo. È una cosa chiara come il sole. Detto questo, alcune categorie di persone come gli immunosoppressi, a causa della loro malattia, non potranno essere vaccinati perché il vaccino non avrebbe alcun potere di fermare il virus. Ecco perché questa rivoluzionaria scoperta potrebbe essere importantissima anche per questa categoria di persone.

"Riteniamo che sia un approccio promettente per le persone che non possono essere vaccinate efficacemente a causa, ad esempio, dell'immunosoppressione. Una forza dei nanoanticorpi è che possono essere potenzialmente somministrati direttamente nelle vie aeree utilizzando inalatori o i nebulizzatori. Esiste già un nanoanticorpo negli studi clinici contro l'RSV (virus comune che infetta le vie respiratorie, ndr) ed in quel caso i nebulizzatori hanno funzionato abbastanza efficacemente", ci hanno detto in esclusiva altri due ricercatori che abbiamo raggiunto, il Prof. Martin Hällberg, del Centro per la Biologia dei Sistemi Strutturali (Cssb) di Amburgo ed il Prof. Nicholas Ching Hai Wu dal Dipartimento di Biochimica dell'Università dell'Illinois a Urbana-Champaign, negli Stati Uniti. "Mentre i nanoanticorpi possono essere efficaci come cura per le persone che contraggono il virus, i vaccini sono le uniche misure preventive. Quindi la vaccinazione è importante", sottolinea Nicholas Wu.

"Ci lavoriamo da sei mesi"

Mesi di lavoro ininterrotto e non poche difficoltà ma senza mai mollare. "Abbiamo iniziato 6 mesi fa ma a volte ci abbiamo lavorato in modo intermittente in attesa che altre parti del lavoro di collaborazione fornissero informazioni prima di continuare - ci ha detto il Prof. Hällberg - è difficile ottenere dati veramente buoni per la spike del SARS-CoV-2, specialmente con cose che destabilizzano la struttura come i nanobodies terapeutici. Dati non fantastici significano più lavoro (principalmente manuale) ai computer per ottenere buone strutture molecolari".

Nuove cure all'orizzonte

La ricerca non si ferma, il virus verrà fermato il prima possibile: è questo l'obiettivo degli scienziati che, nonostante questa grande scoperta, continuano a cercare nuove metodologie per fermare il Covid. "Per questa famiglia di nanoanticorpi lavoreremo con i nostri collaboratori per renderli ancora più efficaci in modo che le mutazioni che il virus sta iniziando a produrre non lo facciano sfuggire alla neutralizzazione. Inoltre, in laboratorio abbiamo anche altri due progetti di nanocorpi SARS-CoV-2 che stiamo studiando ed entrambi molto diversi da quelli che abbiamo reso pubblici finora", conclude Hällberg. Il 2021 sarà un grande anno, per tutti. Servirà, però, ancora un po' di pazienza.

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