Verbali Covid, Fontana: "Avevamo ragione noi"

È una domenica agrodolce quella di Attilio Fontana. Il governatore guarda avanti, eppure le rivelazioni sui mesi scorsi bruciano

Verbali Covid, Fontana: "Avevamo ragione noi"

È una domenica agrodolce quella di Attilio Fontana. Il governatore guarda avanti, eppure le rivelazioni sui mesi scorsi bruciano, sono un rovello nella testa di chiunque abbia vissuto l'emergenza Covid nel fortino di Palazzo Lombardia. «Sto ancora leggendo i verbali - confida -. Ci sono tante cose che mi lasciano interdetto». La prima regione italiana si è lasciata alle spalle i mesi dell'incubo, ha dati in linea con le altre e lavora per farsi trovare pronta nell'eventualità di una «seconda ondata», ma resta - forte - la sensazione di essere stata lasciata sola.

Il governatore si trova a Monza: nell'autodromo brianzolo si corre il Gran premio d'Italia, evento che i leghisti hanno difeso con le unghie e con i denti dalle stramberie perniciose dei 5 Stelle. Per Fontana la Formula 1 è un altro passo verso la normalità. «Non ci arrendiamo di fronte alle avversità», dice. Intanto cominciano a venire fuori, dalle carte, i dettagli di ciò che realmente è avvenuto a Roma durante le prime avvisaglie dell'epidemia. Ieri, con una lettera al Corriere della Sera, ne ha parlato anche il leader della Lega Matteo Salvini, secondo il quale i documenti del Cts resi pubblici nei giorni scorsi «svelano una serie di errori». «Più passa il tempo - ha scritto - e più emergono dettagli inquietanti sull'azione del governo». Anche a Palazzo Lombardia la lettura delle carte provoca più di un sussulto, perché la Regione è stata letteralmente attaccata - invece che sostenuta - nel momento più difficile della sua storia, e lo è stata da chi aveva ben pochi titoli per salire sul «pulpito». È stato un linciaggio senza pudore: fra i narratori del presunto «disastro lombardo» si sono arruolati infatti ministri e politici che non avevano capito affatto cosa stesse accadendo, o lo avevano capito dopo Fontana, e peggio di Fontana. Ed ecco ciò che colpisce il governatore: «La previsione di una pandemia addirittura del 12 febbraio - rivela -, il successivo piano d'emergenza tenuto segreto, le indicazioni dei tamponi da non fare agli asintomatici perché la positività non associata a sintomi determina una sovrastima del fenomeno nel Paese rendendo i dati non omogenei con quelli dell'Oms, quelle per gli operatori sanitari da tenere al lavoro se non in caso di accertato contatto stretto di paziente Covid; i test rapidi ritenuti inaffidabili; le mascherine da non usare sul posto di lavoro».

In quanto letto finora - per Fontana - «c'è la conferma che Regione Lombardia ha sempre detto la verità». E lo lascia interdetto soprattutto scoprire «quella che era la percezione del Governo fino al 20 febbraio (nonostante avesse dichiarato il 31 gennaio lo stato di emergenza)». «Se l'anestesista di Codogno non avesse infranto i protocolli ministeriali, scoprendo il paziente 1 - rimarca -, il virus avrebbe continuato chissà per quanto tempo a viaggiare silente non solo in Lombardia, ma in tutta Italia ed Europa. Abbiamo dato l'allarme a tutto l'Occidente, abbiamo purtroppo pagato il prezzo più alto. Nonostante ciò siamo stati crocifissi e messi sotto accusa per mesi».

Fontana tiene fede comunque al suo stile istituzionale, eppure lo sconcerto è palpabile. Salvini intanto chiama pesantemente in causa il presidente del Consiglio e i ministri più direttamente coinvolti nella gestione della crisi: «Visto che l'esecutivo aveva uno studio riservato sugli effetti del virus - ha chiesto nella sua lettera -, perché non ha condiviso l'informazione con altri interlocutori istituzionali? Perché non ha reperito subito mascherine, camici e respiratori, ma, anzi, ne ha spedite tonnellate in Cina? Perché ha ignorato i suggerimenti del Cts sulle zone rosse? Perché, il 21 febbraio, il premier dichiarava è tutto sotto controllo?». Per l'ex ministro, Giuseppe Conte «si è preso l'enorme responsabilità di non condividere ufficialmente le informazioni nemmeno con i presidenti di Regione».

Dalla festa del Fatto quotidiano, gli ha risposto il ministro della Salute Roberto Speranza. «La lettera di Salvini - ha detto - è sbagliata perché divide l'Italia e dà l'idea di un leader piccolo che mette dinanzi gli interessi di parte rispetto a quelli del Paese». «La secretazione - ha aggiunto - è stata una scelta del Comitato tecnico scientifico perché si trattava di un documento con ipotesi molto variegate, per non diffondere l'allarme per un verso, ma anche perché il range di ipotesi al vaglio era molto ampio».

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