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"Sono severo, non burbero. Ma scrivo anche poesie"

Il pasticciere star Iginio Massari: "Al Bano mi ha insegnato il rispetto dei fan. Le liti con Toscani, era comunista"

"Sono severo, non burbero. Ma scrivo anche poesie"
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Prima dell'intervista, anche se non ci sono telecamere ma solo un registratore, si abbottona per bene la giacca blu con la scritta in oro all'altezza del cuore: Iginio Massari. Siamo nel suo camerino a Villa Borromeo d'Adda ad Arese durante una pausa delle registrazioni di Bake Off Italia, dove fa quello che sa fare, castigare gli aspiranti pasticcieri.

Massari, lei in tv è temuto...

«Mi dicono che sono severo, e va bene. Mi dicono che sono burbero, e non mi piace. Ma io non sono capace di fare i complimenti a chi non li merita».

Qualche volta non le chiedono di andarci più piano?

«Ogni tanto ci provano, ma poi faccio come cazzo voglio». (Ride).

La tv l'ha fatta diventare un personaggio. Come se la vive?

«Io la televisione l'ho sempre fatta ma a darmi notorietà è stato Masterchef. I miei fan vanno dai 4 ai 90 anni, c'è sempre qualcuno che vuole una foto, ma sono un uomo pubblico, non posso fare lo stronzo. E poi ho imparato da Al Bano».

Al Bano?

«Sì, eravamo assieme a una festa, la gente che ci acclamava, una signora ci ha chiesto gli auguri, lui è partito a cantare e io gli sono andato dietro. E poi lui ha detto: Questa gente mi ha dato da mangiare per tutta la vita. Ed è per questo che è ancora sulla cresta dell'onda».

Lei è anche l'unico pasticciere ad avere un imitatore...

«Mi ha fatto piacere, mi ha fatto ridere, peccato che non ho mai conosciuto Fabio De Luigi. Tutto contribuisce a costruire le cose».

Com'è stata la sua infanzia?

«Sono del 1942, sono nato durante la guerra. Mia madre aveva un'osteria gelateria a Brescia, mi svegliava alle 4, vedevo i carrettieri che bevevano il grappino, poi al ritorno si fermavano a mangiare il minestrone o i casoncelli. Una volta caddi in una bacinella con un gelato alla vaniglia».

Come Obelix nella pozione magica.

«Lui è diventato l'uomo più forte del mondo e io il più dolce».

Mamma era brava nei dolci?

«Faceva la millesfoglie (sic) con la crema bavarese molto leggera che io così buona non sono mai riuscito a fare. Mia madre è ancora la mia competitor maggiore».

E poi?

«Ho fatto le scuole serali, poi siamo andati in Svizzera, mio padre era un funzionario dello Stato, aveva venduto le sue proprietà perché una persona che faceva le sue veci mentre era malato aveva rubato 100 milioni».

Quando ha aperto la sua prima attività?

«La pasticceria di Brescia? Nel 1971. Ma prima ero alla Star».

La Star dei dadi da brodo?

«Quella. Lavoravo ad Agrate Brianza, seguivo la pubblicità - allora non c'era il marketing - stavo con Armando Testa. Litigavo con Oliviero Toscani, un po' perché era un comunista del cazzo e io non sono mai andato d'accordo con gli estremisti, un po' perché non volevo le sue foto tecniche, gli dicevo: tu pensa a fare le foto come dico io. Ci siamo trovati dopo 35-40 anni a Milano e mi ha detto: guarda qui, il rompiballe».

A proposito di comunisti, mai pensato a fare politica?

«Mai. Se hai un'attività commerciale non puoi metterti contro nessuno. Ma forse sarebbe stato meno faticoso».

Torniamo all'apertura della Pasticceria Veneto nel 1971...

«Mia moglie per la sua superstizione mi costrinse ad aprire il giovedì sera invece che il venerdì mattina. Dopo due ore era tutto finito. Siamo ancora lì. Abbiamo cambiato dieci volte gli arredamenti. Mia moglie dice che la gente è stufa, ma in realtà è lei che è stufa. A luglio cambiamo di nuovo».

Quanto è importante sua moglie per lei?

«Tutte le mogli sono delle rompicoglioni. Quando mi dedicavo all'immobiliare litigavamo perché io compravo e vendevo, ma lei non voleva mai vendere. Diceva che il prezzo sarebbe salito».

Immobiliare?

«Certo, ho avuto anche un'agenzia immobiliare».

E ora?

«Ora faccio il pasticciere, faccio un po' di tv, scrivo poesie. L'anno scorso mi hanno dato un riconoscimento a un campionato mondiale di poesia. Peccato le facessero recitare a un attore che non era capace. Gliel'ho anche detto».

Non ho dubbi. Torniamo alla pasticceria. È cambiata in tutti questi anni?

«Totalmente. È più leggera, più voluminosa. Nella panna del maritozzo un tempo si mettevano 100 grammi di zucchero, ora 15».

C'è un dolce a cui è più legato?

«No. Mi hanno dato il marchio del panettone, perché nel 1975, quando nacque mia figlia Debora, feci il primo con il cioccolato in suo onore. Ma per qualcuno so fare solo quello».

E un piatto preferito?

«Il minestrone. Quando Gualtiero Marchesi mi veniva a trovare mangiavamo minestrone».

Ma lei nella vita voleva diventare Iginio Massari?

«Io ho fatto il mio lavoro perché l'ho sempre amato, non avevo l'obiettivo di

diventare Iginio Massari tra virgolette. Napoleone è stato due volte nella polvere, due volte sull'altare, io sono stato più nella polvere che sull'altare. Ma continuo ad andare avanti con l'entusiasmo di quando ero un bambino».

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