"Così un periodo buio mi ha fatto rinascere"

La giovane fotografa italiana, oggi autrice di reportage e dell'autobiografia "La felicità è una scelta", ha stravolto la sua vita nel giro di sei mesi. Ha lasciato New York per girare il mondo e raccontare luoghi e persone con la sua macchina fotografica

"Quel periodo buio mi ha fatto rinascere": così Sara Melotti ha stravolto la sua vita

Sara Melotti ha 33 anni ma di vite sembra averne vissuta più di una. Da aspirante danzatrice contemporanea, costretta a mettere da parte il suo sogno per un infortunio, a fotografa itinerante con il suo progetto "Quest for beauty", dove - con i suoi reportage e racconti - mira a cambiare la prospettiva collettiva della bellezza. In mezzo, una storia personale fatta di prove (ha scalato il Kilimanjaro), opportunità, dolore e un pizzico di audacia, che l'hanno portata a invertire il senso di rotta di una vita che ormai non la rappresentava più.

Dopo aver raggiunto l'apice come fotografa di moda, Sara ha deciso di dire basta a un modo di fare fotografia irreale, che contribuiva a diffondere un messaggio di bellezza distorto e lontano dai canoni estetici delle donne comuni. Ha seguito l'istinto e nel giro di sei mesi - nel 2015 - ha deciso di abbandonare la sua zona di confort per buttarsi in un'avventura in giro per il mondo, raccontando persone e luoghi attraverso l'obiettivo della macchina fotografica. Sui Instagram è seguita da migliaia di persone. Il suo blog è uno dei punti di riferimento per fotografi e appassionati di viaggio. Il suo libro - "La felicità è una scelta" - è uno dei più apprezzati del panorama letterario del momento. Reduce dall’ospitata su Rai Tre a Kilimangiaro Estate, Sara Melotti ci ha raccontato la sua storia.

Nasce come danzatrice e poi fotografa, viaggiatrice, blogger e anche un po' influencer. L'Italia le stava stretta e ha deciso di partire verso l'America, l'inizio di tutto...

"Era iniziata molto male, con una storia di dipendenza da Xanax perché quando ho smesso di ballare (a causa di un infortunio, ndr) ho vissuto un periodo abbastanza buio. In quel momento mi è stata regalata una macchina fotografica e mi sono sentita in dovere di farci qualcosa di buono, perché non era un giocattolo, aveva un valore. Ho investito tutte le mie energie per imparare ad usarla e a scattare fotografie grazie a Youtube. Ho iniziato a fare pratica e poi sono arrivata nel mondo della moda, dove potevo dare sfogo alla mia visione fiabesca, e in sei mesi l'ho trasformato in un lavoro. All'epoca vivevo a Las Vegas, poi mi sono trasferita a Londra e infine a New York".

Poi cosa è successo?

"Facevo la mia carriera, avevo clienti che mi pagavano cifre che non mi sarei mai immaginata. Poi un giorno mi è venuta una crisi di coscienza di quelle che non puoi ignorare. Mi veniva da piangere. Mi guardavo allo specchio e non mi piacevo, volevo rifare il naso. Quando sono arrivata a pensare che mi sarei voluta photoshoppare la faccia ho capito che avevo un 'problema'. Ho capito che stavo facendo una fotografia che dava un messaggio di bellezza irreale e irraggiungibile, una distorsione della realtà".

Così è nato il suo personale progetto "Quest for beauty"?

"Da quel giorno ho detto: 'No, non posso più fare questo lavoro'. Ovviamente non si vive di ideali e ho lasciato il lavoro gradualmente. Nel frattempo, ho iniziato a guardare Anthony Bourdain sulla Cnn e mi si è aperto un mondo. Ho capito che quel mondo volevo raccontarlo, chiedendomi cos'è la bellezza, che non era quella che creavo io con le mie immagini finte, e ho scelto di iniziare a girare il mondo e chiederlo alla gente che incontravo".

Come è riuscita a farlo lasciando il lavoro?

"Avevo qualcosina da parte ma non si vive di niente ed ero consapevole che i soldi sarebbero finiti. Così ho iniziato a lavorare per il settore del turismo, agenzie ed enti di turismo, con le mie foto e poi con i social. Poi per caso ho iniziato il percorso nel settore umanitario con reportage e documentari ed è quello che amo fare oggi".

Poi è arrivato il libro: "La felicità è una scelta". Quando nasce e perché?

"Mi è sempre piaciuto scrivere e quando ho iniziato a viaggiare ho aperto il mio blog, dove scrivevo episodi, racconti e cosa mi succedeva. Quando ho iniziato ad avere un po' di seguito su Instagram, ricevevo richieste per sapere come avevo fatto a fare quello che facevo. Si aspettavano una formula magica come se ci fosse un percorso standard. Ma non c'è. È stato il caso, la fortuna, la sfortuna, gli episodi che hanno segnato la mia vita come pezzi di un puzzle a dire che per me doveva andare così. Quindi scrivere un libro mi è sembrata la cosa più logica per rispondere a tutti".

Molti le chiedono suggerimenti, tecniche etc. Che consiglio sente di dare a chi ama la fotografia e vorrebbe farne il proprio lavoro?

"Non è una strada facile, ci vuole passione come per tutte le cose. Pazienza, perseveranza e resilienza sono le qualità necessarie per un fotografo o un artista. Bisogna aspettare, fare anche quello che non ci piace ed essere determinati e pratici. Perché non si vive di soli ideali. Occorre essere sgamati e andarsi a cogliere le opportunità. Quando ho iniziato a lavorare nel mondo della moda i clienti andavo a cercarmeli io. Mandavo centinaia di mail".

Ed è proprio sulla fotografia e sul fotogiornalismo che punta The Newsroom Academy, l'iniziativa lanciata da ilGiornale.it e Insideover, con il corso per formare i fotoreporter di domani. Cosa ne pensa di questa iniziativa?

"Penso che sia un'iniziativa bellissima, soprattutto in questo momento. Un corso simile riesce a farti fare il primo passo per capire dov'è la strada oltre la passione. Ti insegna il lato più pratico del mestiere che è quello dove ci sono più dubbi. Una persona all'inizio si sente persa invece è importante la teoria - per capire come fare il lavoro, come si costruisce una storia - ma anche il lato pratico di come si lavora davvero".

Quanto è importante la fotografia oggi? I social vivono di immagini, di una comunicazione diretta, e l'Academy de ilGiornale.it e Insideover vuole puntare proprio su questo...

"Oggi il mercato della fotografia è ipersaturato. Il problema di oggi è che è tutto molto ingannevole, è fin troppo facile distorcere la realtà. La fotografia deve narrare, raccontare storie che meritano di essere raccontate. Tutti vogliono fare i fotografi e il corso di fotogiornalismo con Marco Gualazzini è come un faro in mezzo a un mare dove non sai dove andare".

Spesso parla di questa voce che l'ha portata a cambiare rotta nella sua vita. Ora quella voce è silenziosa o grida ancora qualcosa?

"La voce è sempre bella forte. Ultimamente ho intrapreso un percorso spirituale di meditazione e questo mi aiuta a capirmi e ad ascoltarmi. Il problema di oggi è che siamo iperstimolati e bombardati, anche per via dei social, e in mezzo a tutto è molto facile non ascoltare il proprio pensiero e la propria testa. Quando con il mio libro dico 'la felicità è una scelta' intendo quello. Scegli di cosa nutrirti, scegli di ascoltarti e vivere la vita più giusta per te".

Cos'è per lei la bellezza?

"È una cosa che non si vede ma che si sente. È un'emozione. È quando guardi qualcosa e senti dentro un'emozione che ti fa dire: 'Wow'. È la forza della vita stessa".

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