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Difesa

Il Pentagono verso missili a detonazione rotante. Ecco cosa sappiamo

Onde di detonazione supersoniche e combustione a incremento di pressione guidano la ricerca USA su propulsori compatti, con possibili applicazioni anche nel settore missilistico

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Nel confronto tecnologico che accompagna la trasformazione degli arsenali militari, la propulsione rappresenta uno dei settori nei quali velocità, autonomia, dimensioni e sostenibilità industriale possono incidere sulla progettazione delle future capacità di difesa. La crescente sofisticazione delle reti di difesa aerea, la diffusione di sensori a lungo raggio e l’evoluzione dei sistemi di comando e controllo stanno modificando i requisiti dei vettori destinati a operare in ambienti sempre più contesi.

In questo scenario si colloca la ricerca statunitense sui motori a detonazione rotante, denominati Rotating Detonation Engines (RDE), una tecnologia nella quale un’onda di detonazione si propaga all’interno di una camera di combustione anulare. L’Air Force Research Laboratory (AFRL), il principale centro di ricerca scientifica e tecnologica del Dipartimento dell’Aeronautica statunitense, studia questa architettura come possibile soluzione propulsiva compatta. La Defense Advanced Research Projects Agency (DARPA), l’agenzia del Dipartimento della Difesa incaricata di sviluppare tecnologie avanzate, ne ha invece esaminato possibili applicazioni nell’ambito di sistemi destinati a operare a distanza.

L’interesse riguarda differenti configurazioni, dai motori a razzo ai sistemi ad aria respirante, fino alle possibili applicazioni missilistiche. Il punto centrale è il rapporto tra propulsione e spazio disponibile: in un vettore, il volume interno deve essere distribuito tra propellente, struttura, sistemi di guida, elettronica, sensori e carico utile. Un combustore più compatto potrebbe modificare questo equilibrio e, a seconda della configurazione, lasciare maggiore spazio alle altre componenti del sistema.

Tra i programmi che hanno collegato direttamente questa tecnologia alle capacità di attacco a distanza figura Gambit, iniziativa della DARPA dedicata allo studio di un sistema propulsivo RDE per una potenziale capacità stand-off, cioè condotta a distanza dalle aree maggiormente protette dalle difese avversarie, contro obiettivi sensibili al fattore tempo.

Cosa sappiamo

Il funzionamento di un RDE parte da una camera di combustione anulare. In una configurazione semplificata, combustibile e ossidante vengono immessi nello spazio compreso tra due superfici concentriche. Una volta innescata la miscela, un’onda di detonazione percorre continuamente il canale a velocità supersonica.

La reazione determina un rapido incremento di pressione e temperatura. I gas prodotti vengono successivamente convogliati verso l’ugello, dove l’energia disponibile viene trasformata in velocità del flusso e quindi in spinta. L’elemento distintivo è la combustione a incremento di pressione, o pressure-gain combustion: l’onda detonativa comprime, riscalda e fa reagire rapidamente il propellente, concentrando il processo energetico in una zona molto compatta.

Secondo il laboratorio di ricerca dell’Aeronautica statunitense, questa architettura può ridurre l’ingombro del combustore rispetto ad alcune configurazioni convenzionali. L’onda di detonazione non corrisponde a una turbina o a un altro organo meccanico rotante: è la reazione stessa a propagarsi all’interno della camera, mentre il flusso dei prodotti della combustione viene indirizzato verso l’uscita.

Nel caso di un RDE ad aria respirante, una configurazione semplificata può essere costituita da due cilindri coassiali che delimitano un canale anulare. Combustibile e ossidante entrano continuamente nella camera, mentre l’onda detonativa ruota lungo il condotto. I prodotti della combustione vengono quindi espulsi attraverso l’ugello, generando la spinta. L’AFRL indica possibili applicazioni in ramjet, scramjet, turbine a gas e sistemi a razzo.

La compattezza del combustore assume particolare rilievo nel settore missilistico. Un vettore deve infatti distribuire massa e volume tra propulsione, propellente, struttura, elettronica, sistemi di navigazione, sensori e carico utile. La riduzione dell’ingombro della sezione propulsiva può modificare tale distribuzione, anche se l’effetto complessivo dipende dalla configurazione aerodinamica e dai requisiti specifici del sistema.

La ricerca comprende anche i Rotating Detonation Rocket Engines (RDRE), cioè motori a razzo che utilizzano la detonazione rotante. AFRL riferisce che nel 2021 un sistema sviluppato con il partner IN Space LLC e testato alla Purdue University ha raggiunto circa 22.000 newton di spinta, equivalenti a circa 5.000 libbre-forza, utilizzando ossigeno liquido e metano gassoso.

Le attività sul sistema RDRE comprendono inoltre simulazioni numeriche ad alta fedeltà, diagnostica laser, acquisizione video ad alta velocità e produzione additiva, utilizzate per analizzare la propagazione delle onde di detonazione e il comportamento del flusso all’interno del motore. Tra gli strumenti impiegati figurano anche le simulazioni Large Eddy Simulation (LES), una metodologia numerica utilizzata per studiare fenomeni turbolenti complessi.

Gambit e la ricerca sulle capacità stand-off

Il collegamento più diretto tra la ricerca sulla detonazione rotante e le applicazioni missilistiche è rappresentato dal programma Gambit della DARPA. L’iniziativa, secondo gli analisti è stata concepita per studiare un sistema RDE destinato a una capacità di attacco stand-off, cioè condotta a distanza dalle aree maggiormente protette dalle difese avversarie, contro obiettivi sensibili al fattore tempo, con particolare riferimento all’impiego da parte di caccia di quarta generazione.

La logica dello stand-off assume particolare rilevanza in presenza di reti integrate di difesa aerea. Radar, sensori, sistemi di comando e controllo e intercettori possono estendere la profondità dello spazio nel quale una piattaforma può essere individuata e ingaggiata. In questo quadro,, la distanza dalla quale può essere effettuato il lancio costituisce uno dei parametri considerati nella progettazione dei sistemi d’arma.

La documentazione dell’agenzia statunitense descrive Gambit come un programma finalizzato a studiare un’architettura propulsiva in grado di combinare compattezza ed elevate prestazioni. Secondo la DARPA, un RDE può presentare dimensioni inferiori rispetto ad alcuni ramjet convenzionali e consentire una maggiore disponibilità di volume per il propellente. La possibilità di concentrare il processo di combustione in uno spazio ridotto rappresenta il principale elemento tecnologico esaminato dall’iniziativa.

Il programma prevedeva una prima fase dedicata alla progettazione preliminare e alla verifica del combustore e della presa d’aria, seguita da una seconda fase destinata alla progettazione dettagliata, alla fabbricazione e ai test di un dimostratore freejet, cioè sottoposto a prove in condizioni di flusso libero. La documentazione ufficiale della DARPA indica Gambit come programma completato.

In parallelo, l’industria aerospaziale e della difesa statunitense ha partecipato alle attività di sviluppo. Nel 2022 Pratt & Whitney ha annunciato un contratto dell’AFRL relativo alla dimostrazione terrestre di una tecnologia a detonazione rotante, con il coinvolgimento di Raytheon Missiles & Defense e del Raytheon Technologies Research Center. L’attività riguardava lo sviluppo di architetture propulsive basate sulla combustione a incremento di pressione.

Il laboratorio di ricerca dell’Aeronautica statunitense considera inoltre la tecnologia per sistemi aria-superficie e aria-aria. Nella documentazione dedicata agli RDE vengono indicati, tra i possibili vantaggi, l’impiego di propulsori compatti, la disponibilità di maggiore volume per propellente e carico utile e la possibilità di sviluppare sistemi compatibili con differenti piattaforme. Per i missili aria-aria, l’attenzione riguarda anche configurazioni caratterizzate da una maggiore autonomia.

Propellenti, logistica e prospettive tecnologiche

La ricerca statunitense non riguarda soltanto la geometria del combustore. Un ulteriore fronte è rappresentato dai propellenti. Nel luglio 2024 l’AFRL ha comunicato che ricercatori della Purdue University, con il sostegno del laboratorio, avevano depositato una patent disclosure, cioè una comunicazione formale preliminare relativa a un’invenzione, sullo sviluppo di combustibili solidi per motori a detonazione rotante. Il progetto viene presentato come una possibile alternativa ai propellenti liquidi o gassosi utilizzati nelle configurazioni studiate.

La scelta del propellente ha implicazioni anche sul piano logistico. Produzione, conservazione, trasporto e movimentazione costituiscono infatti elementi rilevanti nella progettazione di qualsiasi sistema destinato all’impiego militare. La ricerca sui propellenti solidi procede parallelamente allo studio della dinamica della detonazione e dell’integrazione del motore.

Sul piano tecnico, la detonazione rotante viene analizzata anche attraverso modelli numerici tridimensionali ad alta fedeltà. Secondo il laboratorio statunitense, sono state impiegate simulazioni Large Eddy Simulation (LES), una metodologia numerica utilizzata per studiare i moti turbolenti complessi, con un impiego computazionale pari a circa 5 milioni di ore CPU per analizzare il comportamento dei combustori RDRE e confrontare i risultati numerici con quelli sperimentali.

Le attività comprendono inoltre diagnostica laser e sistemi di acquisizione ad alta velocità destinati a misurare la propagazione delle onde e le condizioni del flusso. L’insieme di queste tecniche consente di esaminare non soltanto la spinta prodotta, ma anche i fenomeni fisici che determinano stabilità, efficienza e resistenza dei componenti.

La rilevanza della tecnologia dipende quindi dall’integrazione di numerosi elementi: combustione, propellenti, materiali, gestione termica, presa d’aria, ugello, aerodinamica e sistemi di guida. Le prestazioni di un sistema completo non possono essere dedotte esclusivamente dai risultati ottenuti dai singoli dimostratori, poiché velocità, autonomia e gittata dipendono dall’architettura complessiva del vettore.

Il contesto documentato dalle fonti ufficiali mostra una ricerca articolata tra differenti istituzioni statunitensi. Il laboratorio dell’Aeronautica sviluppa RDE e RDRE, mentre la DARPA ha utilizzato Gambit per studiare una possibile applicazione della detonazione rotante a una capacità stand-off. Università e aziende partecipano, in parallelo, allo sviluppo di componenti, propellenti e sistemi di prova.

Sul piano geopolitico, il nodo centrale riguarda il rapporto tra capacità di attacco e sistemi di difesa. Una propulsione più compatta ed efficiente, qualora i risultati della ricerca ne confermassero le potenzialità applicative, potrebbe incidere sulla progettazione di vettori destinati a operare a maggiore distanza, mentre l’evoluzione di radar, sensori, intercettori e reti integrate di difesa continuerà a modificare i parametri entro i quali tali sistemi dovranno operare. La detonazione rotante sembra quindi collocarsi all’interno di questa dinamica tecnologica, nella quale lo sviluppo delle capacità offensive procede parallelamente all’adeguamento delle architetture difensive.

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