L’industria della difesa ucraina sta sviluppando una nuova generazione di capacità antiaeree concepite per operare in uno scenario caratterizzato da elevata eterogeneità degli armamenti, consumo accelerato degli intercettori e necessità di mantenere una struttura di difesa stratificata. In questo quadro si colloca Shershen, sistema missilistico superficie-aria presentato in questo mese alla XXXIV edizione del International Defence Industry Exhibition (MSPO) di Kielce, in Polonia.
La caratteristica centrale del progetto è l’architettura multicalibro e aperta, concepita per consentire l’impiego da terra di differenti missili originariamente sviluppati per il combattimento aria-aria. Secondo le informazioni rese pubbliche in occasione della presentazione, il complesso integrerebbe un veicolo di comando e controllo Perun, un radar Athena destinato alla scoperta e al tracciamento dei bersagli e quattro lanciatori Borei. La configurazione esposta viene descritta come prossima a quella prevista per la produzione, mentre il sistema presentato sarebbe il secondo prototipo operativo.
Cosa sappiamo
Il principale elemento distintivo di Shershen risiede nella separazione tra piattaforma di lancio, sistema di gestione del combattimento e tipologia dell’intercettore. L’impostazione consente, secondo il costruttore, d’integrare missili prodotti da differenti industrie e, allo stesso tempo, di collegare sensori e radar di terze parti. Ne deriva un modello di difesa nel quale il sistema d’arma non viene vincolato a un singolo missile proprietario, ma può essere configurato sulla base della disponibilità degli intercettori e delle caratteristiche della minaccia.
Tra gli armamenti indicati come compatibili figurano il sovietico R-27, il più compatto R-73, l’americano AIM-9 Sidewinder e il britannico AIM-132 ASRAAM; è inoltre allo studio l’integrazione dell’R-60. Si tratta di famiglie di missili caratterizzate da differenti sistemi di guida, comprendenti seeker a infrarossi e, nel caso di alcune varianti, guida radar semiattiva. La possibilità di trasferire tali munizionamenti dal loro originario impiego aeronautico a una configurazione terrestre richiede una complessa integrazione tra acquisizione del bersaglio, soluzione di tiro, interfaccia di lancio, collegamento dati e gestione della fase terminale dell’intercettazione.
Il concetto s’inserisce nell’evoluzione delle soluzioni ucraine sviluppate per compensare la disponibilità limitata di intercettori convenzionali. L’esperienza maturata attraverso programmi di adattamento di sistemi esistenti ha già dimostrato la possibilità di combinare piattaforme, radar e missili di diversa provenienza. La peculiarità di Shershen consiste tuttavia nell’avere trasformato la compatibilità con più famiglie di missili in un requisito strutturale dell’architettura, anziché in una soluzione specifica sviluppata per una singola combinazione.
Le Forze terrestri ucraine classificano i sistemi superficie-aria in funzione della gittata, distinguendo capacità a corto raggio, corto-medio raggio e medio raggio; all’interno di questa architettura multilivello, Shershen viene presentato come una soluzione destinata soprattutto alla componente a corto raggio.
Radar Athena, controllo del fuoco e parametri dichiarati
Secondo i dati associati alla presentazione del sistema, il radar Athena avrebbe una capacità di scoperta fino a 85 chilometri, mentre la distanza massima dichiarata per l’ingaggio arriverebbe a 25 chilometri, con una quota teorica fino a 10.000 metri. Il costruttore indica inoltre la possibilità, quando vengono utilizzati intercettori a guida radar, di gestire simultaneamente fino a sei missili. Tali valori indicati delineano le capacità operative dichiarate, la cui efficacia può tuttavia variare in funzione del missile impiegato, della natura del bersaglio, della quota di volo e delle condizioni in cui viene condotta l’intercettazione.
L’architettura Perun-Athena-Borei appare pertanto concepita secondo una logica di separazione funzionale. Il sensore provvede all’acquisizione e al tracciamento, il segmento di comando elabora e distribuisce i dati di combattimento, mentre i lanciatori costituiscono l’elemento effettore. Tale impostazione permette, almeno sul piano progettuale, di sostituire o aggiornare singoli componenti senza modificare necessariamente l’intero complesso.
Un ulteriore elemento d’interesse è rappresentato dal missile R-120K, mostrato su uno dei lanciatori Borei durante la manifestazione polacca. Il vettore, di sviluppo ucraino, è concepito con un cercatore radar e per un impiego sia aria-aria sia superficie-aria. Il programma risulta tuttavia ancora in fase di sviluppo; di conseguenza, le caratteristiche definitive, la maturità industriale, le prestazioni cinematiche e l’eventuale disponibilità su scala produttiva non possono essere considerate acquisite.
L’eventuale integrazione dell’R-120K assumerebbe rilevanza soprattutto sotto il profilo della sostenibilità logistica. L’utilizzo di missili aeronautici sovietici e occidentali consentirebbe infatti di valorizzare scorte già disponibili, ma la dipendenza da munizionamento esterno rimane un vincolo strutturale. Un intercettore nazionale progettato fin dall’origine per un impiego terrestre permetterebbe, in prospettiva, di ridurre tale dipendenza e di armonizzare maggiormente produzione, manutenzione e ciclo logistico.
Il tema della disponibilità d’intercettori rimane centrale nella pianificazione ucraina. Il Ministero della Difesa di Kiev ha indicato il rafforzamento della difesa aerea e la disponibilità di munizionamento, inclusi gli intercettori per sistemi occidentali, come una delle priorità della cooperazione con la NATO. In parallelo, il Paese sta ampliando la produzione nazionale di sistemi destinati alla difesa contro droni e missili.
Dalla soluzione d’emergenza alla standardizzazione della difesa aerea
Lo sviluppo di Shershen si colloca nel processo di progressiva riconfigurazione della difesa aerea ucraina, accelerato dalle esigenze operative emerse nel corso del conflitto. L’esigenza di contrastare campagne d’attacco caratterizzate dalla combinazione di droni, missili da crociera e altre minacce ha accelerato la ricerca di sistemi a diverso costo, raggio e livello tecnologico. Il Ministero della Difesa ucraino sta contemporaneamente sostenendo intercettori aerei senza pilota, sistemi a bassa quota, soluzioni contro i droni e capacità missilistiche più tradizionali. Nel marzo 2026, ad esempio, è stato formalizzato l’impiego operativo dello Shvidun, mentre in aprile il Ministero ha annunciato l’acquisizione di 8.000 intercettori Octopus per incrementare la capacità di contrasto ai velivoli senza pilota.
In questo scenario, Shershen si candida a rappresentare una diversa direttrice tecnologica: non sostituire immediatamente ogni sistema esistente con un nuovo complesso omogeneo, ma costruire una piattaforma standardizzata in grado di assorbire munizionamento eterogeneo. La soluzione consente potenzialmente di distribuire gli intercettori disponibili in funzione della minaccia, preservando al contempo una struttura comune per comando, controllo, sorveglianza e lancio.
L’approccio assume una valenza industriale oltre che militare. L’integrazione di componenti nazionali con armamenti di origine sovietica e occidentale può infatti ridurre i tempi necessari per introdurre nuove capacità, mentre un’architettura aperta permette teoricamente d’inserire successivi aggiornamenti senza riprogettare l’intero sistema. È una logica coerente con l’evoluzione della politica ucraina di rafforzamento della base industriale nazionale e di diversificazione delle fonti tecnologiche.
Il processo non riguarda esclusivamente i sistemi missilistici. Kiev sta sviluppando anche intercettori senza pilota e soluzioni per la difesa di fascia inferiore, con l’obiettivo dichiarato di aumentare la densità della rete e di utilizzare mezzi differenti in relazione al costo e alla natura del bersaglio. Il Ministero della Difesa ha inoltre indicato come obiettivo strategico l’identificazione in tempo reale delle minacce e l’aumento della percentuale d’intercettazione dei missili e dei droni.
La comparsa di questo armamento a MSPO 2026 deve quindi essere collocata all’interno di questa progressiva riconfigurazione della difesa aerea ucraina, nella quale sistemi di provenienza diversa vengono progressivamente ricondotti a un’architettura più integrata. Il dato tecnicamente più rilevante, per gli addetti ai lavori. non è soltanto la possibilità di utilizzare specifici missili aria-aria da una piattaforma terrestre, ma l’introduzione di un principio progettuale orientato alla interoperabilità degli intercettori. La validazione delle capacità dichiarate, l’avanzamento verso la produzione seriale e la concreta efficacia operativa del sistema potranno essere definiti con maggiore precisione attraverso successive verifiche tecniche e l’acquisizione di evidenze operative documentate.
