Draghi: "Su Telecom c'è un'ipotesi al giorno. Governo alla finestra"

"Annunciata un'Opa, ma non è chiaro cosa succede. Tuteleremo rete, lavoro e tecnologia"

Draghi: "Su Telecom c'è un'ipotesi al giorno. Governo alla finestra"

Il presidente del consiglio Mario Draghi si è soffermato anche sul futuro di Tim, ieri, nella conferenza stampa di fine anno. «Non c'è una strada predeterminata per il nuovo assetto della società», ha detto ieri. Il premier ha parlato dell'offerta non vincolante avanzata dal fondo statunitense Kkr, che ha messo sul piatto circa 11 miliardi ma di cui, ha detto, «non si capiscono ancora bene le caratteristiche». Nel contempo ha confermato che, sulla vicenda, ci sono negoziati in corso tra Cassa Depositi e Prestiti, Vivendi (primo socio del gruppo con il 23,8%) e altri azionisti. Tra questi ultimi ci potrebbe essere anche il fondo australiano Macquarie che di Open Fiber ha il 40%, pagato 2,12 miliardi, mentre il restante 60% è nella mani della stessa Cdp. Da parte sua Kkr ha invece già investito 1,8 miliardi in FiberCop, ossia nella rete secondaria di Tim, di cui ha il 37,5 per cento. Insomma, una situazione di azionisti incrociati e di fondi che non intendono mollare la presa dopo la mancata realizzazione di una rete unica in fibra tra la stessa Tim e Open Fiber.

Tornando al bivio di Tim rispetto all'offerta di Kkr, «il governo - ha spiegato Draghi - non è in condizione di dire cosa fare, non c'è una strada predeterminata. Però intendiamo tutelare l'occupazione, la rete e la tecnologia di Tim qualunque sia l'operazione di riassetto». Draghi ha rimarcato poi come «ci sono nuove idee quasi ogni settimana sul futuro» di Tim, tuttavia «il punto fisso dell'azione di governo sarà la tutela dei tre aspetti appena menzionati».

Da sottolineare che la proposta di Kkr è subordinata all'appoggio del governo che, tramite Cdp, controlla il 9,9% della società e del cda di Tim, dove siedono anche i tre rappresentanti di Vivendi, che fa capo al finanziere Vincent Bolloré.

Il fondo Usa punta all'acquisto del 100% di Tim e a far confluire la sua rete in una società separata sul modello di Snam e di Terna, che sono partecipate dalla stessa Cassa Depositi. «La configurazione societaria che verrà creata - ha detto Draghi - o a cui si perverrà attraverso l'azione degli azionisti attuali o tramite il governo dovrà comunque permettere la salvaguardia dell'occupazione, dell'infrastruttura e della tecnologia di Tim». E quindi dei suoi circa 40mila addetti in Italia, della rete in fibra e delle società strategiche come Sparkle e Telsy che operano anche per la sicurezza nazionale.

Secondo alcuni analisti, le parole di Draghi possono essere interpretate come una mezza apertura all'offerta di Kkr. E, infatti, ieri il titolo Tim è salito in Borsa chiudendo in progresso dell'1,8% a un prezzo di 0,44 euro; sebbene ancora distante dagli 0,505 euro proposti da Kkr. Una cifra che, per Vivendi e per i piccoli azionisti di Asati, sarebbe comunque insufficiente. Anche il mercato comunque scommette sulla necessità di un rilancio da parte di Kkr se intende portare a compimento l'operazione.

Nonostante le parole di SuperMario i sindacati restano preoccupati e chiedono di fare chiarezza al più presto: il 12 gennaio incontreranno il direttore generale di Tim, Pietro Labriola, che dovrebbe essere presto nominato amministratore delegato. L'incertezza al vertice del gruppo - allo stato le deleghe sono ripartite tra Labriola e il presidente Salvatore Rossi - inquieta i sindacati che temono conflittualità tra gli azionisti e un vuoto di potere.

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