Età, assegno e limiti: cosa può cambiare sulle pensioni

Nelle prossime settimane saranno definitive le linee guida sulla nuova riforma delle pensioni. "Servono tre linee d'azione" ha detto il ministro Orlando: ecco quali

Età, assegno e limiti: cosa può cambiare sulle pensioni

Anno nuovo, vecchi problemi: la tematica sulla riforma delle pensioni è una delle più calde sul tavolo del governo emergenza Covid a parte. Il confronto proseguirà fino al 7 febbraio, dopodiché si dovrebbero tirare le somme.

Ecco le posizioni

Innanzitutto, si cerca un'intesa con i sindacati per evitare ripercussioni negative in futuro qualora non si raggiungessero gli obiettivi raggiunti: per questo motivo, si prospetta la strada del contributivo come ha fatto intendere il premier Draghi nella conferenza stampa di fine anno elencando i quattro punti cardine della riforma: "maggiore flessibilità in uscita, un sistema che garantisca un certo livello di pensioni per i giovani e per coloro che hanno un’attività precaria, le iniziative per la previdenza complementare, le misure per evitare che sia punito chi, una volta in pensione, continua a lavorare", si legge su Pensionioggi. Ormai da anni si chiede un'uscita dal mondo del lavoro a partire dai 62 anni e con 41 di contributi indipendentemente dall'età. Da definire, invece, la pensione di garanzia per i giovani e il riconoscimento del lavoro familiare e casalingo.

"Servono tre linee d'azione"

"Questo primo incontro è la prosecuzione del lavoro che abbiamo impostato con il metodo del dialogo sociale e che deve portare in tempi relativamente brevi ad interventi di riforma" su tre linee di azione, ha affermato il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Andrea Orlando. La prima riguarda la "flessibilità legata alla natura contributiva e all'equilibrio finanziario del sistema che deve tenere conto delle diverse aspettative di vita, delle caratteristiche del lavoro, del lavoro di cura e domestico delle donne; la seconda è quella della prospettiva del sistema", spiega Orlando, quindi cosa succede a una grossa fetta di lavoratori che per vari motivi arriva all'età pensionistica con importi che rischiano di essere inadeguati. "La terza questione è quella relativa al funzionamento del sistema integrativo e complementare".

Positivo il giudizio di Cgil Cisl e Uil al termine dell'incontro "che ci aiuta ad entrare nel vivo del confronto per cambiare e riformare il sistema pensionistico italiano" ha dichiarato a Radio Anch'io il segretario generale della Cisl, Luigi Sbarra. "Abbiamo incardinato questo percorso su tappe precise, definendo tavoli tecnici per affrontare le priorità che abbiamo da mesi indicato nella nostra piattaforma sindacale" , ha proseguito.

Il prossimo incontro è fissato tra una settimana, il 20 gennaio, quando si discuterà maggiormente sulla tematica delle pensioni contributive di garanzia per giovani e donne. Infine, il 7 febbraio l'incontro di verifica sul percorso intrapreso. "Tra le nostre priorità c'è il tema dei giovani e delle donne, intrappolati oggi in carriere lavorative precarie, discontinue, atipiche, flessibili che unite al sistema pensionistico contributivo rischiano di condannarli ad una terza età fatta di povertà e solitudine". E poi, ultimo ma non ultimo, la creazione di non lasciare "poveri" i pensionati di domani oltre alla flessibilità dell'uscita dal mondo del lavoro. "Dobbiamo restituire alle persone la libertà di decidere come e quando andare in pensione", conclude.

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