Starship è decollato. Alle 14.42 ora italiana, dalla base di Starbase, nel sud del Texas, il gigantesco sistema di SpaceX ha lasciato la rampa per il suo 14° volo di prova, il primo con l’obiettivo di raggiungere una vera orbita terrestre. I 13 voli precedenti erano infatti rimasti su traiettorie suborbitali. Il razzo, alto circa 124 metri, è composto dalla navicella Ship 41, lo stadio superiore, e dal Super Heavy B21, il booster. Il programma iniziale prevedeva una missione molto più lunga rispetto ai precedenti test: la Ship avrebbe dovuto compiere circa sei giri intorno alla Terra e restare nello spazio per quasi dieci ore, prima di effettuare la manovra di deorbitazione e il successivo rientro nel Pacifico. Ma il volo non è andato esattamente secondo il programma.
La separazione e l’ammaraggio del Super Heavy
La prima fase della missione si è conclusa con la separazione tra i due elementi. La diretta ha confermato il distacco della Ship 41 dal Super Heavy e, alle 14.56, ha comunicato che il booster aveva raggiunto il Golfo del Messico. Il Super Heavy ha quindi concluso il proprio volo con l’ammaraggio controllato previsto per questa missione. Per il Flight 14 SpaceX non aveva previsto il recupero del booster attraverso la cattura alla torre: l’obiettivo era infatti farlo rientrare e ammarare in mare. Mentre il primo stadio terminava così la propria parte della missione, la Ship 41 ha continuato la sua traiettoria verso l’orbita.
Un motore si spegne e SpaceX deve decidere
Alle 15.01 la velocità della Ship aveva superato i 26.000 chilometri orari. Ma proprio durante questa fase è emersa l’anomalia che ha modificato il programma della missione. Uno dei sei motori della Ship 41 si è spento inaspettatamente. La situazione ha costretto gli ingegneri di SpaceX a verificare le condizioni del veicolo e a rivalutare il passaggio successivo: la manovra necessaria per portare Starship nell’orbita prevista. In un primo momento, secondo quanto riferito durante la diretta, SpaceX aveva deciso di non effettuare il burn aggiuntivo per l’inserimento orbitale. Per alcuni minuti è quindi rimasta aperta la possibilità di modificare il profilo della missione. La decisione era delicata; una volta portata Starship in orbita, un eventuale problema sarebbe stato più difficile da gestire rispetto a una traiettoria suborbitale. Il team ha quindi esaminato i dati relativi ai motori rimasti operativi e, in particolare, le condizioni dei tre motori sea-level necessari per le fasi successive del volo. Alle 15.11 è arrivata la conferma: SpaceX ha deciso di procedere con l’inserimento orbitale. Dopo le verifiche, il team ha giudicato in buone condizioni i motori necessari a proseguire. La Ship 41 ha quindi effettuato la manovra prevista e ha raggiunto per la prima volta l’orbita terrestre. È il risultato principale del 14° volo, ma la missione non è proseguita esattamente secondo il piano iniziale.
La missione cambia in corsa
Il piano originario prevedeva circa sei orbite e una permanenza nello spazio vicina alle dieci ore. Dopo l’inserimento orbitale, però, SpaceX ha comunicato che la missione sarebbe terminata prima del previsto. La Ship non completerà quindi tutti i giri inizialmente programmati. La manovra di deorbitazione è stata anticipata a circa 2 ore e 12 minuti dal decollo, riducendo sensibilmente la durata complessiva del volo. La modifica arriva dopo la fase di valutazione seguita allo spegnimento inatteso del motore. Nonostante il cambio di programma, la diretta di SpaceX ha definito la giornata fin qui “incredibilmente positiva”, sottolineando che la Ship è rimasta in orbita e che aveva già raggiunto uno degli obiettivi principali della missione.
Tutti i 26 Starlink V3 sono stati dispiegati
A bordo della Ship 41 c’erano 26 satelliti Starlink Version 3, destinati a rappresentare il primo carico utile di questo tipo portato in orbita da Starship. Il piano prevedeva l’inizio del dispiegamento circa 34 minuti dopo il decollo, con una sequenza della durata di circa 30 minuti. Anche questa parte della missione è stata completata: tutti e 26 i satelliti Starlink V3 sono stati dispiegati mentre la navicella si trovava in orbita. Tre dei satelliti sono inoltre equipaggiati con sistemi di ripresa aggiuntivi che dovranno consentire di raccogliere immagini dello scudo termico della Ship, fornendo dati sulle condizioni delle piastrelle durante il volo e soprattutto nella fase di rientro. Il rilascio dei satelliti rappresenta un altro passaggio importante della missione: per la prima volta Starship ha raggiunto l’orbita e ha effettuato un’operazione con un carico utile destinato a rimanere nello spazio.
Il test dello scudo termico
Il volo è servito anche a raccogliere informazioni sul comportamento dello scudo termico, uno degli elementi più delicati per il futuro del sistema. La Ship 41 utilizza piastrelle e sistemi di fissaggio modificati per raccogliere dati durante la missione. Sono inoltre presenti piastrelle dotate di sensori destinati a misurare le sollecitazioni alle quali lo scudo verrà sottoposto. Spaceflight Now riferisce che SpaceX sta sperimentando diverse soluzioni di fissaggio proprio in vista di un sistema più resistente e rapidamente riutilizzabile. Le immagini raccolte dai tre Starlink dotati di sistemi di ripresa aggiuntivi permetteranno inoltre di osservare dall’esterno le condizioni dello scudo durante le diverse fasi del volo. È proprio la fase finale della missione che dovrà ora fornire altri dati fondamentali: Starship deve ancora affrontare il ritorno nell’atmosfera, e il rientro anticipato modifica anche la durata del test prevista inizialmente.
Il rientro arriva molto prima del previsto
Il programma iniziale prevedeva diverse ore in orbita e circa sei giri intorno alla Terra. Dopo la modifica del profilo di volo, la Ship 41 effettuerà invece un numero inferiore di orbite. La manovra di deorbitazione è prevista circa 2 ore e 12 minuti dopo il lancio. Successivamente Starship dovrà attraversare l’atmosfera e concludere il volo con un ammaraggio controllato nel Pacifico, al largo della costa occidentale del Sud America. Al momento, mentre la missione è ancora in corso, questa fase deve ancora essere completata. Non è previsto il recupero della Ship 41. L’obiettivo del test è soprattutto raccogliere dati sul comportamento della navicella durante l’inserimento orbitale, le operazioni nello spazio, il rientro atmosferico e l’ammaraggio.
Un risultato importante, ma con una missione accorciata
Il 14° volo segna dunque un passaggio importante per Starship, ma con un profilo diverso da quello immaginato alla vigilia del lancio. La navicella ha raggiunto l’orbita per la prima volta, ha proseguito il volo dopo lo spegnimento inatteso di uno dei sei motori e ha portato a termine il dispiegamento dei 26 Starlink V3. Allo stesso tempo, però, la missione è stata accorciata e il numero di orbite è stato ridotto rispetto al piano iniziale. Il risultato finale dipenderà quindi anche da come Starship affronterà la fase conclusiva del volo: il rientro atmosferico e l’ammaraggio nel Pacifico saranno gli ultimi passaggi di una missione che, già nelle prime ore, ha costretto SpaceX a modificare il programma.
La posta in gioco guarda anche alla Luna
Il significato del test va oltre il singolo volo. Riuscire a portare Starship in orbita e a gestire un carico utile rappresenta un passaggio necessario nello sviluppo del sistema che SpaceX punta a utilizzare anche per missioni future. Starship è inoltre coinvolto nel programma lunare Artemis della NASA, nell’ambito dello sviluppo dei sistemi destinati alle future missioni con equipaggio. Spaceflight Now ricorda che una versione modificata di Starship è prevista nel programma Artemis 3 per testare, tra l’altro, l’interazione con la navicella Orion.
