Starship è decollato. Alle 14.42 ora italiana, dalla base di Starbase, nel sud del Texas, il gigantesco sistema di SpaceX ha lasciato la rampa per il suo 14° volo di prova e per il primo tentativo di raggiungere una vera orbita terrestre. I 13 voli precedenti erano infatti rimasti su traiettorie suborbitali. Il razzo, alto circa 124 metri, è composto dalla navicella Ship 41, lo stadio superiore, e dal Super Heavy B21, il booster. Per la missione SpaceX ha previsto una finestra di lancio di 75 minuti e un profilo di volo molto più lungo rispetto ai precedenti test; se tutto procede secondo programma, la Ship resterà nello spazio per diverse ore.
La separazione e l’ammaraggio del Super Heavy
La prima fase del volo si è conclusa con la separazione tra i due elementi. La diretta del lancio ha confermato il distacco della Ship 41 dal Super Heavy e, alle 14.56, ha comunicato che il booster era arrivato nel Golfo del Messico. Il Super Heavy ha quindi effettuato il rientro controllato previsto per questa missione, con un ammaraggio in mare. SpaceX avrebbe la possibilità di tentare la cattura del booster direttamente alla torre, ma per questo test ha scelto di non utilizzarla.
Oltre 26.000 chilometri orari
Mentre il Super Heavy completava il proprio rientro, la Ship 41 ha continuato la sua traiettoria. Alle 15.01, la velocità aveva già superato i 26.000 chilometri orari. Durante l’ascesa, però, è emerso un problema a uno dei sei motori della Ship 41, che si è spento prima del previsto. La BBC ha riferito che, dopo l’anomalia, il team di SpaceX aveva inizialmente deciso di non effettuare il burn aggiuntivo necessario per l’inserimento orbitale. Per alcuni minuti è quindi rimasta aperta la possibilità che la missione non proseguisse verso l’orbita prevista. La decisione era particolarmente delicata; una volta portata Starship in orbita, un eventuale problema sarebbe stato più difficile da gestire rispetto a una traiettoria suborbitale. Gli ingegneri di SpaceX hanno quindi valutato la situazione prima di prendere la decisione definitiva. Alle 15.11 è arrivata la conferma: SpaceX ha deciso di procedere con il tentativo di inserimento orbitale previsto per la missione. Il passaggio successivo sarà infatti il riavvio di uno dei motori Raptor della Ship, previsto circa 25 minuti dopo il decollo, per modificare e circolarizzare la traiettoria. Sarà questa manovra a determinare l’effettivo inserimento della navicella nell’orbita prevista
Sei giri intorno alla Terra
Con la decisione di procedere verso l’orbita, la Ship 41 dovrebbe raggiungere un’orbita di circa 275 chilometri e compiere circa sei giri intorno alla Terra. La missione potrebbe durare complessivamente quasi dieci ore. È una differenza sostanziale rispetto ai precedenti test: questa volta SpaceX non punta soltanto a portare Starship nello spazio per poi farla rientrare, ma a mantenerla in orbita, gestire il veicolo durante una lunga permanenza e successivamente effettuare una manovra di rientro.
A bordo i primi 26 Starlink V3
Uno degli obiettivi principali è anche il debutto orbitale dei nuovi satelliti Starlink Version 3. SpaceX ne ha inseriti 26 nella Ship 41, una prima missione più contenuta rispetto alla capacità che la società prevede per i voli successivi. La missione è ora entrata nella fase di rilascio del carico: Starship ha iniziato a dispiegare i 26 satelliti Starlink V3. Secondo l’aggiornamento della diretta, la procedura dovrebbe durare circa 30 minuti. Tre dei 26 Starlink sono inoltre dotati di sistemi di ripresa aggiuntivi, destinati a raccogliere immagini delle piastrelle dello scudo termico della Ship durante la missione.
Il test dello scudo termico
Il volo rappresenta un test importante anche per il sistema che dovrà proteggere la navicella durante il ritorno nell’atmosfera. Alcune piastrelle dello scudo sono state sostituite o modificate proprio per raccogliere dati sul comportamento del materiale durante il rientro. Le immagini ottenute dai satelliti serviranno a osservare dall’esterno lo scudo termico mentre Starship affronta le diverse fasi della missione. È uno degli elementi necessari per arrivare all’obiettivo di rendere il sistema progressivamente riutilizzabile.
Il rientro previsto nel Pacifico
Dopo i diversi passaggi in orbita, il piano prevede una manovra di deorbitazione a distanza di diverse ore dal lancio. Secondo il profilo della missione, la Ship dovrebbe quindi iniziare il rientro atmosferico e concludere il volo con un ammaraggio controllato nel Pacifico, al largo della costa occidentale del Sud America. Anche in questo caso SpaceX non punta al recupero della navicella; l’obiettivo principale del test è raccogliere dati sul comportamento del veicolo durante un’intera missione orbitale.
La posta in gioco guarda anche alla Luna
Il risultato di Flight 14 interessa non soltanto il programma Starship in sé. La capacità di portare una navicella in orbita, operare nello spazio per diverse ore e affrontare successivamente il rientro rappresenta infatti una parte importante dello sviluppo futuro del sistema di SpaceX. Il veicolo è inoltre destinato a svolgere un ruolo nel programma lunare Artemis della NASA, nell’ambito dello sviluppo dei sistemi necessari alle future missioni con equipaggio. Per questo il volo di oggi rappresenta soprattutto un test tecnologico: la missione deve verificare, per la prima volta, la capacità di Starship di raggiungere l’orbita, operare nello spazio per diverse ore e affrontare successivamente il rientro. Sono passaggi fondamentali nello sviluppo del sistema che SpaceX punta a utilizzare anche per future missioni lunari.
