da Napoli
Innovarsi a 86 anni. Marco Bellocchio, dall'alto della sua lunga esperienza cinematografica, sabato sera a Napoli ha ricevuto il premio più importante dei Nastri D'Argento (assegnato dai critici) come "Miglior serie tv dell'anno" per il suo capolavoro Portobello, il suo primo lavoro on demand. Il racconto della tragedia di Enzo Tortora (interpretato da Fabrizio Gifuni), accusato e incarcerato ingiustamente di essere affiliato alla camorra e, praticamente, morto di dolore, è la seconda regia per Bellocchio (la prima fu Esterno notte su Moro), ma è un passo in più nella sua esplorazione del mondo televisivo perché ha inaugurato lo sbarco in Italia della piattaforma HBO Max.
Maestro, innanzitutto è contento di come sia stata accolta questa opera importantissima per restituire alla storia e alle nuove generazioni Enzo Tortora?
"Intanto mi fa piacere che sia stata premiata. E certamente mi auguro che chi l'ha vista, soprattutto i giovani, sia rimasto colpito da una delle più grandi ingiustizie italiane. Ho voluto mostrare quanto stupore e angoscia abbia provato da innocente".
Attraverso HBO, la vicenda del presentatore è stata vista in tutto il mondo.
"In questo senso per me, abituato alle sale cinematografiche, è stata un'esperienza nuova e interessante, è arrivata a un pubblico più ampio e diverso. Mi piacerebbe però avere qualche riscontro: le piattaforme tendono a mantenere i dati riservati, mentre con la tv tradizionale il giorno dopo si conoscono gli ascolti".
In Rai la serie sarà trasmessa a marzo 2027.
"A quel punto avremo idee più precise: penso che ci sarà un effetto che colpirà in modo speciale".
E sarà anche un risarcimento simbolico da parte della tv di Stato per il modo in cui abbandonò Tortora dopo l'arresto (avvenuto nel 1983).
"Certo quella Rai non è stata generosa con lui, che era stato uno dei suoi personaggi di punta: rimediarono all'errore facendolo tornare dopo l'assoluzione, ma lui era talmente distrutto da non avere più quella leggerezza e quella libertà necessarie per fare uno show".
Dedicarsi al grande pubblico tv non ha intaccato le sue idee né il suo modo di intendere l'arte visiva e le ha dato una nuova vena creativa. Qual è la difficoltà più grande nel passare dal linguaggio del cinema alla serialità?
"Ho cercato una comunicazione più chiara, più pop, ma non convenzionale. Insieme agli altri sceneggiatori abbiamo seguito le regole delle serie, ma dentro una assoluta libertà assicurata dai produttori Hbo e anche dalle sei puntate a disposizione. Nella sostanziale fedeltà alla vicenda, ci siamo permessi anche delle infedeltà come la presenza di Pulcinella, i sogni, alcuni personaggi".
Adesso torna al cinema con un film su Marchionne (per Rai Cinema) intitolato Falcon.
"Vorrei raccontare l'uomo e il manager (l'ex amministratore delegato di Fca) nella sua complessità: sfidava le grandi compagnie americane e anche i sindacati, voleva premiare il merito e non l'assistenzialismo. Era più amato all'estero che da noi. Girerò in Campania, a Pomigliano d'Arco, in Canada e in America e le riprese dovrebbero cominciare in autunno".
Pensa ad altri progetti per le piattaforme tv?
"Prima di tutto, a 86 anni, bisogna avere il tempo a disposizione, ma se mi viene una idea interessante, perché no...".