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Cinema

Ulisse e Spider-man uniti nella lotta per rifarsi una vita e dominare gli incassi

Il nuovo capitolo dell’Uomo Ragno e la saga epica dell’Odissea trascinano il box office verso il record. E si assomigliano, almeno un po’

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Questa estate due film stanno trascinando il box office verso un record impossibile da preventivare. Spider-Man: Brand New Day è l’autentico dominatore della classifica con 11.782.780 euro nel weekend lungo (15.923.545 euro complessivi in cinque giorni; media di 22.148 euro a copia del film), ottenuti in 532 cinema. È non soltanto il miglior debutto dell’anno, davanti ai 14,2 milioni raccolti nei primi cinque giorni da Il diavolo veste Prada 2, ma anche il film con la migliore media per schermo. L’arrivo dell’Uomo Ragno non ha però fermato il ritorno a Itaca di Ulisse. Al terzo weekend, il kolossal di Christopher Nolan incassa altri 5.825.705 euro (37.079.598 euro totali), con una flessione normale ma una programmazione ancora estesa, in 555 cinema. Nel complesso siamo vicini ai risultati della prima settimana dell’anno, tradizionalmente mattatrice del box office.

Da una parte l’antieroe Ulisse (Matt Damon) che torna a Itaca dopo anni di guerra e di viaggi. Dall’altra l’antieroe Peter Parker che torna a essere Spider-Man dopo che il mondo ha smesso di riconoscerlo. A interpretare il figlio del primo, Telemaco, e il secondo è lo stesso attore: Tom Holland. Tutto in famiglia. Infatti Holland si è appena sposato con la co-protagonista di entrambi i film: Zendaya. Ma la vera somiglianza non è nel cast. È nella storia.

Il viaggio dell’eroe, di solito, funziona così: parte, affronta prove, riparte cambiato. Qui l’accento cade sul ritorno, non sulla partenza. Ulisse rientra a casa ma non lo riconosce nessuno: la moglie Penelope ha dovuto imparare a vivere in solitudine, il figlio non l’ha mai visto. I pretendenti alla mano di Penelope si sono seduti alla tavola di Ulisse e lo trattano come uno straccione che passa per caso. Il vero problema è dimostrare, una volta tornati, di essere ancora sé stessi. Nolan racconta tutto questo con le armi di un kolossal, tempeste, mostri, battaglie: non è un film meno spettacolare di Spider-Man, è solo meno pacchiano.

Destin Daniel Cretton, il regista dell’Uomo ragno racconta la stessa crisi di identità. A causa di un incantesimo del Dr. Strange, dopo essersi perso, nelle puntate precedenti, in universi paralleli, nessuno ricorda la vera identità di Spider-Man. Sorpresa: Peter Parker non è più abituato all’anonimato. I suoi amici non hanno memoria del passato. L’Uomo ragno soffre di solitudine e deve riconquistare il suo nome.

Ulisse e Spider-Man si pongono, senza saperlo, la stessa domanda: cosa resta della propria identità quando il mondo, nel frattempo, ha imparato a fare a meno di te. Nolan gira il suo Mediterraneo vero, non ricreato in studio, e il fascino nasce da lì. Il cinecomic costruisce tutto in digitale e lo espone senza pudore. Due gradi diversi dello stesso spettacolo, per raccontare lo stesso bisogno.

Perché oggi questa storia colpisce così tanto? Perché il ritorno a casa, per noi, è quasi impossibile. Non serve più il mare a separarci da casa: basta il tempo. Si può restare fermi nello stesso paese, nello stesso quartiere, e ritrovarsi comunque estranei. Bastano pochi mesi perché le regole cambino, perché quello che ieri era normale oggi vada spiegato, perché una frase detta ieri con leggerezza in passato costi oggi una reputazione intera. È un esilio senza bisogno di spostarsi. Ulisse doveva attraversare il mare per diventare irriconoscibile. A noi basta restare immobili.

C’è un secondo motivo, più semplice ancora. La nostra identità pubblica oggi dipende da un insieme di dati: un profilo online, una ricerca fatta anni fa, un archivio che ci descrive meglio di quanto sapremmo fare noi stessi. Ulisse temeva di tornare e non essere creduto. Noi temiamo il contrario: essere creduti troppo, chiusi per sempre in una versione di noi che in realtà nemmeno controlliamo.

Forse per questo il pubblico ha riempito le sale per vedere due volte la stessa storia. Sono due ore in cui è ancora permesso credere che tornare a casa, ed essere riconosciuti per quello che si è davvero, sia possibile.

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