C'era una volta il Partito Popolare Italiano. Anzi, forse c'era due volte, anche se di quello di Mino Martinazzoli e Franco Marini molti fanno fatica a ricordarsi. C'era, insomma, il Partito Popolare di don Luigi Sturzo e Alcide De Gasperi. Ora c'è tanta voglia del terzo Ppi, in tutto o quasi uguale al primo. In tutto o quasi diverso dal secondo. E proprio Genova sarà oggi testimone di questa spinta per riportare in Italia (da Strasburgo dove ha ottenuto tanti successi a livello di Unione Europea) quel partito che nacque dalla necessità di mettere insieme i moderati, dai cattolici ai riformisti, dai conservatori ai sindacalisti. Perché quello fissato al Galata Museo del Mare per le 15 (in diretta streaming su www.livestream.com/genovatalk), non sarà un normale convegno, ma l'incubatrice in cui far nascere il nuovo movimento, alla presenza di chi, in questo momento, è il massimo esponente europeo del partito popolare, cioè quel Mario Mauro che è il vice presidente del Parlamento di Strasburgo. Per spiegare meglio quello che sarà lo scopo della giornata ci sono le parole del vice presidente del consiglio regionale ligure, Gino Morgillo, che è uno dei promotori dell'iniziativa e che da tempo sta lavorando con altri esponenti del Pdl e dell'area moderata a ricreare il Ppi. «Si apre una nuova fase politica: è necessario completare questa lunga transizione affinché, unendo i moderati e i riformisti, sia possibile rifondare la nostra democrazia su quei valori di giustizia, di libertà, di primato della persona e della libera impresa che sono patrimonio della nostra civiltà occidentale e che hanno caratterizzato le forze autenticamente democratiche, cattoliche, liberali e riformiste - scrive Morgillo -. Abbiamo intenzione di costruire un'associazione per approfondire e dibattere questi temi senza rinunciare alla nostra appartenenza ai partiti e ai movimenti in cui militiamo».
Al dibattito moderato da Massimiliano Lussana, parteciperà anche Vincenzo Falcone, consigliere municipale Pdl che punta sulla novità del nuovo Ppi, a patto che nasca «dal sentimento di singole persone» e non dai vertici di partito.I moderati tornano indietro e ripartono fondando il nuovo Partito popolare
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