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Ciak, si gira (e si rigira)

In un Paese culturalmente egemone come il nostro, dove è sempre meglio mettere il posizionamento politico davanti all'opera, calarsi in certi ruoli è un rischio

Ciak, si gira (e si rigira)
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Eravamo rimasti a Luca Marinelli, attore che adoriamo, il quale dopo l'uscita della serie tv M. Il figlio del secolo confessò che si era sentito a disagio a impersonare il Duce. E del resto anche Filippo Timi - uno dei nostri preferiti -, che ne vestì l'orbace nel film di Marco Bellocchio, recentemente si è preoccupato di far sapere che "Interpretai Mussolini, ma la mia natura è un'altra". Poi c'è stato Fabrizio Gifuni, un gigante del nostro cinema, che prima in Portobello è stato Enzo Tortora massacrato dai giudici, ma dopo, sulla soglia del referendum sulla Giustizia, si è sentito in dovere di specificare che "Però io voto No". Poi l'altro giorno, Claudio Bisio - il più bravo di tutti, diciamocelo - per lanciare la nuova serie tv Uno sbirro in Appennino ha preso le distanze dal fatto di interpretare un poliziotto ("le divise non mi sono mai piaciute"), facendoci ricordare il gruppetto di attori di Acab che, tutti fantastici come finti poliziotti, rivelarono di avere brutti ricordi con quelli veri.

Eh sì. In un Paese culturalmente egemone come il nostro, dove è sempre meglio mettere il posizionamento politico davanti all'opera, calarsi in certi ruoli è un rischio. Ci viene in mente quando Ghini e la Ferilli dovettero spiegare al loro pubblico che restavano di sinistra anche se facevano i cinepanettoni...

Ciak, si gira compagni.

Recitiamo, fatturiamo - ogni produzione va bene, ogni casacca pure - e poi subito riallinearsi a sinistra per evitare scomuniche. In Italia, dove adesso tutti vogliono essere Regeni, fare bei film non basta. Serve farli giusti.

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