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Governo

“Davanti alla villa trovi due auto”. Ora FdI chiede chiarimenti

I parlamentari di FdI, Federico Mollicone, Francesco Filini e Galeazzo Bignami, hanno presentato un’interrogazione al premier Meloni e al ministro Nordio

Federico Mollicone, Francesco Filini e Galeazzo Bignami

Sigfrido Ranucci, 39 giorni prima dell’attentato, avrebbe dato indicazioni precise a Valter Lavitola sulla propria abitazione che davanti alla quale sono parcheggiate due auto. Questa la notizia data ieri dal Giornale su cui oggi Fratelli d’Italia ha presentato un’interrogazione al presidente del Consiglio Giorgia Meloni e al ministro della Giustizia Carlo Nordio.

“Nella notte tra il 16 e il 17 ottobre 2025 un ordigno rudimentale ha distrutto l’autovettura del giornalista Sigfrido Ranucci, conduttore del programma Report, danneggiando anche il veicolo della figlia, davanti alla sua abitazione di Campo Ascolano, frazione di Pomezia (Roma)”, si legge nella premessa dell’interrogazione presentata dai deputati di Fratelli d’Italia Federico Mollicone, Francesco Filini e dal capogruppo alla Camera Galeazzo Bignami. “L’episodio, condannato da tutte le forze politiche e dalle più alte cariche dello Stato quale gravissimo atto intimidatorio, è stato assunto dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma nell’ambito di un procedimento per danneggiamento aggravato dal metodo mafioso”, ricordano i parlamentari meloniani.

I deputati di FdI citano, quindi, l’articolo del 20 agosto firmato da Giulia Sorrentino e Pasquale Napolitano che citano le intercettazioni in cui Ranucci avrebbe detto a Lavitola “Davanti alla villa trovi due auto”. Nell’interrogazione, poi, si fa presente che “il 4 novembre 2025 Sigfrido Ranucci è stato ascoltato in audizione dalla Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali”. In tale occasione, il conduttore di Report, rispondendo a una domanda del senatore M5S Roberto Scarpinato sul coinvolgimento del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari nel pedinamento compiuto dai servizi segreti a suoi danni, aveva chiesto di secretare la risposta e di allontanare i consulenti presenti, “alimentando così suggestioni e sospetti”.

A seguito di tale episodio, poi, il 7 novembre 2025, la Procura di Roma ha chiesto l’acquisizione del verbale integrale dell’audizione, compresa la parte secretata, alla Commissione. “il 19 aprile 2026 è andata in onda una puntata di Report che ha accostato l’attentato subìto da Ranucci al deputato di Fratelli d’Italia Cangiano, sulla base – secondo quanto ricostruito da diverse fonti giornalistiche – di una lettera anonima priva di riscontri oggettivi”, si legge ancora nell’interrogazione dei meloniani. Cangiano, quindi, “ha pubblicamente denunciato di essere stato accostato, in assenza di alcun elemento concreto a suo carico, a un fatto criminoso di eccezionale gravità e ad ambienti della criminalità organizzata, con grave pregiudizio per sé e per la propria famiglia” e ha annunciato di aver sporto querela per diffamazione aggravata e calunnia nei confronti di Ranucci. Cangiano, poi, sarebbe risultato totalmente estraneo all’attentato, considerati gli arresti degli esecutori materiali e del mandante Valter Lavitola, reo confesso.

Ma non solo. “Come ricostruito e approfondito dal quotidiano Il Tempo, emergerebbero specifici profili di criticità e anomalie nello svolgimento di diverse inchieste condotte dalla trasmissione Report – con particolare riferimento ai filoni sul cantiere navale Vittoria di Rovigo, sul settore eolico nel Lazio e sui rapporti con Valter Lavitola –, che avrebbero evidenziato il ricorso a fonti non verificate e a metodologie d’indagine in potenziale contrasto con i doveri di accuratezza, imparzialità e continenza propri del servizio pubblico radiotelevisivo”, scrivono i meloniani che osservano come poco dopo “la Rai abbia avviato, per il tramite dei propri organi di controllo interno, verifiche su più filoni relativi ai servizi di Report”.

Da FdI, poi, si cita anche lo “European Media Freedom Act” che stabilisce che “i fornitori di media di servizio pubblico” debbano essere “indipendenti dal punto di vista editoriale e funzionale” e fornire “in modo imparziale una pluralità di informazioni e opinioni al loro pubblico” per tutelare il pluralismo e la fiducia dei cittadini nel servizio pubblici. Per questo motivo, i meloniani chiedono a Meloni e Nordio “se, per quanto di competenza e fatta salva l’autonomia delle indagini in corso, non ritengano opportuno acquisire dalla Procura della Repubblica di Roma elementi di valutazione volti a verificare se le puntate di Report richiamate in premessa, in particolare quella del 19 aprile 2026, abbiano oggettivamente concorso a orientare l’opinione pubblica e, potenzialmente, il corso delle indagini verso una pista investigativa rivelatasi infondata”. E, inoltre, si domandano “se non ritengano che l’accostamento di un parlamentare della Repubblica a un fatto di sangue e ad ambienti della criminalità organizzata, sulla base di una lettera anonima priva di successivi riscontri, configuri una violazione dei principi di correttezza, verifica delle fonti e tutela dei soggetti coinvolti sanciti dal regolamento (UE) 2024/1083, e una lesione del pluralismo editoriale che il servizio pubblico è tenuto a garantire”.

Infine, Mollicone, Filini e Bignami ipotizzano anche che “le condotte del giornalista Sigfrido Ranucci possano configurarsi come una palese violazione del codice deontologico dell’Ordine dei Giornalisti e del Testo unico dei doveri del giornalista” e chiedono a Meloni e Nordio “se non intendano, per i profili di competenza, promuovere una formale segnalazione al medesimo Ordine per le conseguenti valutazioni disciplinari”.

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