Il 7 maggio 2025 il Gur, la Direzione generale dell’intelligence ucraina, ha lanciato un raid di droni sullo stabilimento della Optic Fiber Systems JSC. Il principale produttore industriale nella Federazione russa che sfornava 4,3 milioni di chilometri di fibra ottica l’anno. Obiettivo prioritario per ridurre l’impatto devastante dei droni più utilizzati dai russi sulla linea del fronte (il 60% all’inizio del 2026). Gli FPV, difficili da intercettare perchè guidati da un cavo fisico di fibra ottica. L’intelligence di Kiev teme che la bobina possa arrivare fino a 50 chilometri. E infliggono agli ucraini perdite in uomini ed equipaggiamenti il 25% superiore rispetto ai russi.
Droni che hanno un impatto micidiale e colpiscono grazie a forniture segrete dalla Cina per la fibra ottica. Uno dei primi è stato il «Principe Vandal di Novgorod» (KVN). E per quelli kamikaze a lungo raggio come il Geran copiato dagli iraniani oppure il Gerbera la tecnologia cinese fornisce i modem per pilotarli in remoto. Nella settimana fino a Ferragosto le forze russe hanno lanciato contro l’Ucraina 1.550 droni d’attacco, 1.560 bombe plananti oltre a 62 missili balistici. I militari di Kiev non sono da meno con ondate che vanno da 600 a 1500 droni verso Mosca e altri bersagli, come la raffineria di Perm a 1600 chilometri dal confine. Però meno del 5% non vengono abbattuti e sulla capitale russa la percentuale si abbassa anche sotto l’1%.
La guerra dei droni è sempre più il cuore del conflitto e il Center for Defense Reforms (Cdr), centro studi ucraino, ha rivelato in un dettagliato rapporto l’aiuto nascosto della Cina. I russi producevano lo scorso anno, 50mila droni KVN al mese, il più diffuso a fibra ottica. I calcoli del Cdr indicano che «solo questa piattaforma potrebbe utilizzare tra i 6 ed i 12 milioni di chilometri di fibra all’anno». I russi hanno sviluppato anche altri droni del genere: Piranha, Skvorets, Hortensia, Ovod-Pro, Veles.
Nel 2025 «fino a 50 milioni di km di fibra ottica potrebbero essere stati utilizzati per i droni FPV russi». Prima dell’invasione il principale fornitore di materia prima dei russi era l’azienda giapponese Sumitomo Electric Industries Ltd. A partire dal 2023, secondo il rapporto di Kiev, è stata sostituita con le società Golden Rings Technologies Co Ltd e Beijing Qi Yi Technologies Co Ltd. «La Cina svolge simultaneamente diversi ruoli - scrivono gli esperti del centro studi - fornitore di fibra ottica di base e materie prime per la sua produzione, nonché fonte di componenti specifici per i cavi, in particolare bobine per i droni». I dati doganali «ufficiali» hanno registrato dal 2023 al 2024 un volume delle importazioni di fibra ottica in Russia dalla Cina pari a 1.330 tonnellate per oltre 72 milioni di dollari. Però riflette solo una parte della catena di approvvigionamento da Pechino, che produce il 60% di materiale per la fibra ottica a livello mondiale. Non è un caso che dopo il bombardamento del principale stabilimento russo sia aumentata in maniera vertiginosa l’importazione dalla Cina passando da 191mila chilometri a 527mila in tre mesi.
Il Center for Defense Reforms è convinto che «il ruolo della Repubblica Popolare Cinese non dovrebbe essere valutato come una sporadica esportazione di beni civili, bensì un fattore sistemico che consente alla Federazione Russa di compensare la debolezza della propria produzione di fibra ottica e di incrementare l’utilizzo di droni FPV». Non solo: le aziende cinesi Shenzhen Xingkai Technology e Shenzhen Sinosun Technology fornirebbero ai russi modem e hardware per il sistema (mesh) di telecomunicazione dei droni kamikaze UAV. Le tracce sono state trovate fra i resti dei velivoli senza pilota a lungo raggio Shahed/Geran e Gerbera. Da febbraio di questo’anno «i modem mesh (cinesi nda) sono stati regolarmente rilevati su UAV d’attacco a corto raggio» come il Molniya e lo Scalpel.
L’aspetto paradossale è che pure un’azienda americana, l’ Ubiquiti Inc., fornirebbe componenti cruciali simili con triangolazioni attraverso le ex repubbliche sovietiche come il Kazakistan o il Kirghizistan, la Turchia, gli Emirati Arabi Uniti e Hong Kong. Proprio attraverso l’ex città stato, sotto controllo di Pechino, avviene il pagamento del materiale cinese per i droni. Uno schema «utilizzato specificamente per agevolare le spedizioni dalla Cina alla Russia - si legge nel rapporto - e per ridurre la visibilità di un collegamento diretto tra il produttore e l’acquirente finale».
