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Guerra

La competizione sull’IA entra nel cyberspazio: nel mirino gli esperti Usa

Una campagna di phishing descritta da Proofpoint ha preso di mira specialisti statunitensi di IA e politiche tecnologiche attraverso impersonificazione, social engineering e tecniche avanzate di sottrazione delle credenziali

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La competizione strategica tra Stati Uniti e Cina nel campo dell’intelligenza artificiale si proietta sempre più anche sul dominio cibernetico, dove l’accesso alle informazioni può assumere un valore rilevante per la definizione delle politiche tecnologiche e di sicurezza nazionale. Un rapporto della società di cybersecurity Proofpoint descrive una campagna mirata contro un numero ristretto di professionisti statunitensi impegnati su regolamentazione dell’IA, controlli sulle esportazioni e strategie nazionali nel settore. Secondo l’azienda, l’attività sarebbe riconducibile al gruppo da essa identificato come TA419, sulla base della combinazione di indicatori tecnici, infrastrutturali e relativi alla selezione degli obiettivi. La ricostruzione di Proofpoint indica un modus operandi fondato sulla manipolazione della fiducia: identità professionali riconoscibili sarebbero state utilizzate per avviare contatti apparentemente legittimi e accompagnare successivamente i destinatari verso infrastrutture concepite per intercettare informazioni di autenticazione.

Cosa sappiamo

Proofpoint riferisce di avere monitorato attività attribuite a TA419 almeno dal 2025, con operazioni rivolte a soggetti operanti negli Stati Uniti e in Giappone all’interno di università, think tank, imprese del comparto della difesa e studi legali. La fase più recente esaminata dall’azienda avrebbe coinvolto meno di dieci persone appartenenti a un numero limitato di organizzazioni, delineando un’attività caratterizzata da una marcata selettività.

Particolare rilievo assume il profilo professionale dei destinatari. Secondo Proofpoint, tra gli obiettivi figuravano esperti impegnati nell’elaborazione di indirizzi regolatori sull’intelligenza artificiale, nelle politiche di controllo delle esportazioni e nella definizione delle strategie nazionali relative alle tecnologie avanzate. Il perimetro degli interessi osservati suggerisce, nell’interpretazione della società, una possibile attenzione verso i processi attraverso i quali Washington definisce le proprie linee di politica tecnologica, oltre che verso eventuali asset informativi di natura strettamente tecnica.

La distinzione sembra essere rilevante sul piano geopolitico. Nel contesto della competizione tra grandi potenze, conoscere orientamenti normativi, priorità governative e prospettive sull’impiego dell’IA potrebbe offrire elementi utili alla comprensione dell’evoluzione strategica di un Paese. Proofpoint interpreta per questo la selezione dei bersagli come compatibile con un interesse d’intelligence rivolto alla politica statunitense sull’intelligenza artificiale.

Si tratta, tuttavia, di una valutazione analitica della società di cybersecurity e non di un accertamento giudiziario sull’identità degli autori o sulle loro eventuali finalità istituzionali. L’attribuzione viene formulata da Proofpoint attraverso la correlazione di differenti indicatori, tra cui infrastrutture digitali, strumenti impiegati e caratteristiche degli obiettivi.

La falsa collaborazione come porta d’ingresso alle credenzial

La componente operativa della campagna, secondo la ricostruzione tecnica di Proofpoint, si fondava inizialmente sull’impersonificazione di figure conosciute negli ambienti dell’intelligenza artificiale e della politica tecnologica. Tra le identità utilizzate figurerebbe quella di Lynne Parker, già principal deputy director dell’Office of Science and Technology Policy della Casa Bianca.

Le comunicazioni sarebbero state costruite attorno a iniziative apparentemente plausibili, come proposte di collaborazione, attività di ricerca o progetti riguardanti la governance dell’intelligenza artificiale. L’obiettivo iniziale consisteva nel creare un’interazione credibile con il destinatario. Solo in una fase successiva venivano introdotti collegamenti esterni, presentati come strumenti per accedere a documenti o materiali relativi all’iniziativa proposta.

Proofpoint descrive in questo passaggio l’impiego di tecniche Adversary-in-the-Middle (AitM) e di una variante Browser-in-the-Browser (BitB), associate a componenti riconducibili a infrastrutture già utilizzate in campagne di phishing. Secondo l’analisi, il sistema consentiva di riprodurre elementi dell’interfaccia di autenticazione e di intercettare informazioni relative alla sessione dell’utente. In questo modo, l’operazione non si limitava alla semplice raccolta della password, ma poteva mirare anche a elementi di autenticazione e sessione associati agli account Microsoft 365.

L’approccio evidenzia l’evoluzione delle tecniche d’ingegneria sociale nel settore delle minacce cibernetiche: la componente tecnica viene preceduta da una fase di costruzione della credibilità, nella quale la reputazione professionale del soggetto impersonato diventa parte integrante dell’architettura dell’attacco.

L’IA come nuovo terreno della competizione strategica

Reuters ha identificato autonomamente uno dei destinatari della campagna in Alex Engler, ex funzionario della Casa Bianca e attualmente alla guida del Penn Center on Media, Technology, and Democracy. Engler ha riferito all’agenzia di avere ricevuto un messaggio apparentemente proveniente da Parker, nel quale gli veniva proposto di partecipare a un nuovo progetto dedicato alle politiche sull’intelligenza artificiale. Dopo avere rilevato alcuni elementi anomali e avere effettuato verifiche con altri professionisti del settore, Engler ha compreso che la comunicazione non proveniva dalla persona indicata come mittente.

Parker ha successivamente dichiarato a Reuters di essere a conoscenza di almeno due persone che, all’inizio di luglio, avrebbero ricevuto comunicazioni sospette apparentemente riconducibili alla sua identità. Gli episodi descritti confermano l’impiego della sua identità nell’ambito della campagna segnalata, ma non consentono autonomamente di stabilire chi abbia materialmente predisposto o inviato i messaggi.

La società Proofpoint attribuisce l’operazione a TA419 e ne collega l’attività al contesto cinese sulla base degli elementi raccolti durante il monitoraggio. L’Ambasciata cinese a Washington, secondo Reuters, non aveva fornito immediatamente una risposta alla richiesta di commento. Pechino ha inoltre respinto in precedenza accuse riguardanti il coinvolgimento dello Stato cinese in operazioni di cyber-spionaggio.

Al di là dell’attribuzione, il caso evidenzia una trasformazione significativa del valore strategico dell’informazione. L’intelligenza artificiale appare non rappresentare soltanto un comparto industriale o un settore della ricerca, ma un’infrastruttura tecnologica con implicazioni per sicurezza nazionale, competitività economica, autonomia industriale e proiezione internazionale. Di conseguenza, anche le discussioni riguardanti regolamentazione, controlli sulle esportazioni, approvvigionamento tecnologico e impiego istituzionale dell’IA possono assumere una rilevanza informativa crescente.

La campagna descritta da Proofpoint s’inserisce quindi in un ambiente internazionale nel quale la competizione tecnologica, la raccolta informativa e la sicurezza cibernetica tendono a sovrapporsi. Le evidenze pubblicamente disponibili consentono di ricostruire le tecniche impiegate e la natura dei soggetti interessati; l’identificazione definitiva degli autori e delle loro eventuali motivazioni resta al momento invece distinta dalle valutazioni contenute nel rapporto della società di cybersecurity.

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