Benjamin Netanyahu, impegnato in una difficile campagna per la rielezione in patria, arriva all’Onu mentre in città, anche fuori dal Palazzo di Vetro, sono in corso vaste proteste contro di lui. Dall’inizio della settimana di alto livello, martedì, si sono moltiplicate le critiche nei discorsi di numerosi leader per le violenze commesse contro i palestinesi in Cisgiordania occupata. Netanyahu è stato accolto dalle proteste anche in Assemblea Generale, con decine di diplomatici di numerose delegazioni che hanno abbandonato la sala, rimasta mezza vuota, mentre altri cantavano cori pro-Palestina.
«Se ci sono altri codardi che se ne vogliono andare lo facciano ora», ha esordito lui. Vicino all’Onu, tra i dimostranti c’era anche l’attrice Susan Sarandon, arrestata dalla polizia. Il sindaco della Grande Mela Zohran Mamdani invece ha attenuato le sue precedenti promesse di eseguire il mandato d’arresto della Cpi contro Bibi come criminale di guerra, spiegando che non è nelle sue competenze. Pochi minuti prima dell’intervento del premier all’Onu, ha risposto alle sue accuse per il sostegno ad Hamas e «l’incitamento alle rivolte contro gli ebrei di New York»: in un video diffuso sui social si vede mentre pianta un ulivo a Gracie Mansion e cena con famiglie palestinesi di Gaza con la didascalia, «che la pace sia il nostro futuro». Allo stesso tempo ha assicurato ai manifestanti che avrebbe protetto il loro «diritto di protestare», anche se lui ha deciso di non partecipare.
«Vergognati per aver diffuso bugie», ha invece risposto Netanyahu, definendo il sindaco «antisemita». «Vinceremo, non abbiamo altra scelta», ha proseguito, dopo aver raccontato del fratello ucciso e ripercorso l’attacco del 7 ottobre: «I mostri di Hamas hanno ucciso sopravvissuti dell’Olocausto, hanno stuprato le nostre donne e ucciso bambini. Pensavano che ci avrebbero atterrito, invece abbiamo combattuto come leoni». Poi, sull’Iran, ha sottolineato che attaccare «è stata una delle decisioni più facili che abbia mai preso da premier», non c’era altra scelta, altrimenti «saremmo tutti morti».
Durante il suo discorso dal podio dell’Onu, Netanyahu ha scagliato critiche durissime contro coloro che lo hanno osteggiato negli ultimi mesi. Uno dei suoi più accaniti critici, il presidente palestinese Abu Mazen, è stato invece costretto a intervenire con un video messaggio poiché Washington gli ha negato il visto per partecipare di persona all’Assemblea Generale. «Respingiamo queste misure punitive illegittime, così come le accuse e le giustificazioni su cui si fondano», ha detto. La politica israeliana minaccia «persino la vita e l’esistenza» dei palestinesi, ha denunciato ancora, sottolineando che «la nostra visione per la pace è chiara: un popolo che rimane sulla propria terra, padrone del proprio futuro, la presenza dei palestinesi accanto allo Stato di Israele, e una pace che apra la strada all’integrazione regionale, alla cooperazione, alla prosperità e alla sicurezza per tutti».
Nel mirino di Netanyahu, comunque, non sono finiti solo i nemici, ma anche storici alleati di Israele come Gran Bretagna e Francia: la prima ha imposto sanzioni sulle esportazioni israeliane provenienti dalla Cisgiordania occupata. E il presidente francese Emmanuel Macron ha suscitato l’ira di Israele affermando che Hamas non era attivo in Cisgiordania.
